Francesco Pio Maimone ucciso a Mergellina, in otto verso il processo

Inchiesta chiusa: sotto accusa presunto killer, fiancheggiatori e custodi dell'arma

Francesco Pio Maimone ucciso a Mergellina, in otto verso il processo
Francesco Pio Maimone ucciso a Mergellina, in otto verso il processo
Mercoledì 29 Novembre 2023, 14:25 - Ultimo agg. 30 Novembre, 07:30
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C'è chi ha impugnato la pistola, ha sparato e ha ucciso un pizzaiolo che non c'entrava niente con la rissa scoppiata in quel momento; poi c'è chi ha protetto la fuga del presunto killer, organizzando una sorta di staffetta tra un'auto e l'altra; chi ha provato ad avvantaggiare il presunto giovane assassino informandolo che era in corso un'inchiesta sul suo conto, che - in sintesi - la polizia era sulle sue tracce. E non è finita: in questo calderone spunta pure chi conservava armi e droga, altro fattore centrale nella mentalità e nell'economia della camorra di Barra. Omicidio di Francesco Pio Maimone, il giovane pizzaiolo di Pianura colpito a morte mentre trascorreva qualche ora di relax lo scorso 20 marzo a Mergellina, la Procura di Napoli ha chiuso da qualche giorno le indagini e si appresta a inoltrare al gip una richiesta di processo organizzata su più livelli di responsabilità. Inchiesta della squadra mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini, sotto il coordinamento dei pm Antonella Fratello, Claudio Onorati e Simona Rossi, sono otto gli avvisi di chiusa inchiesta notificati negli ultimi dieci giorni, in un affresco che mette in rilievo presunti ruoli e responsabilità differenti.

Proviamo a procedere con ordine. Sotto accusa, come è noto, c'è Francesco Pio Valda, il ventenne accusato di avere impugnato l'arma che aveva indosso per vendicarsi di una sorta di sgarbo subìto nella ressa della movida cittadina.

Siamo allo scorso 20 marzo, è notte, ma lo spazio compreso tra gli chalet Da Sasà e Da Agostino è pieno di gente. Tantissimi giovani, qualcuno pesta un piede a Valda, ha inizio una lite verbale. Storia nota, quella delle scarpe di Valda. Costano mille euro - dice il presunto assassino -, mentre il suo rivale gli risponde che è pronto ad acquistarne dieci paia, mostrandosi così in grado di maneggiare più soldi del rivale. Uno scontro tra due gruppi, per una scarpa sporcata da un pestone o dal drink di uno dei soggetti presenti a Mergellina: da un lato Valda, esponente di una famiglia di camorra di Barra; dall'altro c'è un 44enne di rione Traiano, capo di un branco cresciuto tra la Loggetta e Soccavo. Ed è proprio il 44enne, fresco di scarcerazione, che dà un calcio a Valda, il quale si difende estraendo la pistola. Spara. Fa fuoco, uccide Francesco Pio Maimone, che era seduto diversi metri lontano, completamente estraneo alla camorra e alla lite in corso, ma - soprattutto - ignaro della rissa che stava scoppiando in quel momento a Mergellina. Inchiesta in corso. C'è un punto fermo, alla luce di quanto emerge dall'avviso di conclusione di indagine: la Procura sostiene che i colpi esplosi da Valda vanno da tre a cinque. Quindi non un solo colpo, ma una rapida successione, purtroppo ad altezza d'uomo. Scrivono i pm: «Un'azione dimostrativa di forza criminale con modalità eclatanti e plateali, tali da evocare nelle persone presenti la forza di intimidazione e dominio di territorio tipicamente promanti da organizzazioni mafiose». E l'arma? «L'ha ottenuta - scrivono i pm - grazie all'approvvigionamento della propria organizzazione di appartenenza, clan Aprea operante a  Barra». Difeso dal penalista Antonio Iavarone, l'indagato sostiene di essere innocente, di aver usato una pistola a salve, di non aver ucciso Maimone. 

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Ma veniamo alle altre figure che entrano su una scena macchiata dal sangue di un innocente. Nessuno si scompone per la morte di un ragazzo di venti anni. Valda - scrivono gli inquirenti - ha ancora tra le mani la pistola calda dei colpi esplosi, quando entrano in scena Alessandra Clemente e Pasquale Saiz (rispettivamente difesi dai penalisti Carlo Ercolino e Onofrio Annunziata). In che modo? «Dopo che Valda aveva attinto mortalmente Maimone, in concorso tra loro, nonché con Giuseppina Valda e Giuseppe Perna, aiutavano lo stesso Francesco Pio Valda ad eludere le investigazioni». Più nello specifico, «Pasquale Saiz e Giuseppe Perna lo supportavano nella fuga e, dopo averlo lasciato in un posto sicuro, avvisavano Clemente Alessandra e Giuseppina Valda che andavano a recuperare a bordo della propria autovettura lo stesso presunto omicida». Una scena ripresa dalle telecamere, che inquadra Valda depositare un oggetto nero nell'abitacolo, tanto da far ipotizzare la consegna della pistola usata per uccidere un ragazzo innocente. In questa ricostruzione, grazie alle accuse messe agli atti, ci sarebbero altri comprimari: Giuseppina Valda, ad esempio, viene accusata di aver detenuto 12 grammi di hashish nella propria abitazione «al fine di agevolare l'organizzazione», mentre Rocco Sorrentino dovrà difendersi dall'accusa di concorso in detenzione di un'arma; stessa accusa per Giuseppina Niglio (nonna di Valda), secondo quanto sarebbe emerso da alcune intercettazioni. E non è finita: a Salvatore Mancini viene mossa l'accusa di essersi «recato nell'abitazione di Francesco Pio Valda il giorno dopo il delitto», quando ormai la notizia di un morto innocente è esplosa da un punto di vista mediatico: «Avvisava Francesco Pio Valda delle indagini in corso (sommarie informazioni di soggetti di Barra), lo prelevava e lo conduceva in un luogo sicuro, al fine di assicurarne la irreperibilità, per poi provvedere alle sue esigenze quotidiane». Tante facce di una notte napoletana su cui ora si attende il verdetto di un giudice.  

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