Napoli, la grande fuga del killer dal carcere di Poggioreale: doppia inchiesta

Lunedì 26 Agosto 2019 di Giuseppe Crimaldi

Se fosse un film s'intitolerebbe La grande fuga. Invece è tutto drammaticamente reale, e l'evasione di un detenuto polacco da Poggioreale - avvenuta nell'ultima domenica d'agosto, mentre la città era ancora deserta - assume i contorni di un caso a dir poco clamoroso: era oltre un secolo che dalla casa circondariale più sovraffollata d'Europa non fuggiva nessuno.

Un fatto è certo: Robert Lisowski - 37enne polacco detenuto dal cinque dicembre scorso in una cella del padiglione Milano in attesa di giudizio con l'accusa di omicidio volontario (assassinò nel culmine di una lite un operaio ucraino) - ha progettato ogni minimo particolare, senza tralasciare alcun dettaglio. E - almeno fin quando si è trovato all'interno del perimetro carcerario - ha fatto tutto da solo.
 
Ore 10,10: è appena terminato il rito religioso nella cappella interna al carcere. Alla funzione partecipavano circa duecento reclusi, e tra loro anche Lisowski. Particolare importante: la cappella si trova in un'area prospiciente, e comunque non lontana, dal muraglione alto quasi sette metri, ultimo diaframma che separa la detenzione dalla libertà. Robert è riuscito a infilarsi nei pantaloni lunghi color beige una lunga corda ottenuta intrecciando delle semplici lenzuola. Come sia possibile che nessuno abbia notato l'assenza dei teli dalla cella resta uno dei tanti enigmi da sciogliere. C'è anche una versione che gli investigatori - sotto il coordinamento della Procura della Repubblica - stanno vagliando: per riuscire a salire sul muro perimetrale il polacco potrebbe aver utilizzato un finestrone della chiesa che renderebbe più agevole l'arrampicata.

Secondo un'altra versione, all'uscita dalla messa l'uomo riesce a deviare il percorso che gli altri detenuti - controllati, a quanto pare, da non più di tre-cinque agenti della Polizia penitenziaria - stanno facendo per tornare nelle celle; piega a sinistra, oltrepassa un deposito e, voilà, mette in atto il suo piano. Riesce a lanciare le lenzuola annodate (e alla cui estremità ha applicato un gancio robusto) verso il picco del muro perimetrale, e inizia la scalata. In meno di un minuto è in vetta al tramezzo fortificato; poi si lascia scivolare giù, e il gioco è fatto: libero, fugge lungo via Porzio, a due passi da uno dei luoghi più controllati della zona, la Cittadella giudiziaria e la Procura. Ore 10,13: Lisowski è formalmente un evaso.

Passa ancora del tempo, una manciata di minuti, prima che dall'interno del carcere scatti l'allarme e vengano azionate le sirene. E sono secondi preziosi per il fuggitivo. Secondo un'indiscrezione raccolta dal Mattino, a lanciare per primo l'allarme sarebbe stato un passante che si trovava all'interno del Centro direzionale: il testimone si accorge che c'è un uomo che fugge calandosi con le lenzuola e rovinando a terra (nella caduta si sarebbe infortunato anche una gamba). Scatta così la caccia all'uomo, alla quale partecipano - oltre ai reparti speciali della Penitenziaria inviati da Secondigliano - anche polizia, carabinieri e finanzieri. Robert Lisowski viene definito un «soggetto estremamente pericoloso», anche perché in questo momento è un uomo braccato che non ha nulla da perdere.

Due le inchieste: una amministrativa, interna al Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, e l'altra affidata ai pubblici ministeri coordinati direttamente dal procuratore Giovanni Melillo. Durante la perquisizione nella cella occupata dal fuggitivo vengono ritrovati - sotto la branda - stracci di stoffa e pezzi di lenzuola tagliate. Muti, invece, i suoi coinquilini: tre nordafricani e altri due cittadini dell'Est europeo, i quali affermano di non sapere nulla dei preparativi di fuga. Bisognerà adesso mettere in chiaro molti punti. Quanti agenti scortavano i detenuti dalla chiesa ai rispettivi padiglioni? È vero - come sostiene il Sappe, principale organismo di rappresentanza sindacale della PolPen - che durante queste traduzioni vengono impiegati solo tre agenti per oltre cento reclusi? Ed ancora: l'impianto di videosorveglianza interno ed esterno di Poggioreale è perfettamente funzionante? Oppure - come pure qualcuno sussurra - ci sono telecamere fuori uso?

Ed ancora: Lisowski aveva complici o ha fatto tutto da solo (come appare verosimile?). E dove si trova adesso? Senza denaro e senza basi d'appoggio, la sua fuga avrebbe le ore contate. Perlustrazioni sono in corso in tutta la zona di Poggioreale, della Ferrovia e nell'area orientale. Ma si batte anche il luogo, l'ultimo luogo che il polacco frequentò prima di essere arrestato, lo scorso dicembre: la zona ospedaliera. È qui che venne catturato, su una panchina nei pressi del Cardarelli, dove viveva da clochard.

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