Dal latino al napoletano: il messaggio d'amore antico di duemila anni

Venerdì 8 Marzo 2019 di Susy Malafronte
Le dediche d'amore nel 79 dopo Cristo tradotte dal latino al napoletano: il post su Facebook è virale.  «Si nun avite maie veduta a chella Vennera ca fuie pittata da Apelle, tenite mente ‘a  pupatella  mia; chesta è tale e quale a chella lla, e comme a essa sbrenne (napoletano). Si quis non vidi(t) venerem quam pin[xit apelles], pupa(m) mea(m) aspiciat: talis et il[la nitet] (latino). Se qualcuno non ha visto la Venere che dipinse Apelle, guardi la mia pupa; essa le è simile e come lei risplende (italiano)». La scritta venne letta nell’atrio della casa VI, 16, 15, o Casa dell’Ara Massima. È la classica frase di lodi alla propria amata. Un modo molto comune di far sapere al mondo intero che la donna che sta con te è bella quanto è più della Venere dipinta da Apelle. Quest’ultimo fu un famoso pittore greco che dipinse Afrodite sorgente dal mare, ispirato da Frine, un’etera della Grecia antica, celebre per la sua bellezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA