Dal latino al napoletano: il messaggio d'amore antico di duemila anni

di Susy Malafronte

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Le dediche d'amore nel 79 dopo Cristo tradotte dal latino al napoletano: il post su Facebook è virale.  «Si nun avite maie veduta a chella Vennera ca fuie pittata da Apelle, tenite mente ‘a  pupatella  mia; chesta è tale e quale a chella lla, e comme a essa sbrenne (napoletano). Si quis non vidi(t) venerem quam pin[xit apelles], pupa(m) mea(m) aspiciat: talis et il[la nitet] (latino). Se qualcuno non ha visto la Venere che dipinse Apelle, guardi la mia pupa; essa le è simile e come lei risplende (italiano)». La scritta venne letta nell’atrio della casa VI, 16, 15, o Casa dell’Ara Massima. È la classica frase di lodi alla propria amata. Un modo molto comune di far sapere al mondo intero che la donna che sta con te è bella quanto è più della Venere dipinta da Apelle. Quest’ultimo fu un famoso pittore greco che dipinse Afrodite sorgente dal mare, ispirato da Frine, un’etera della Grecia antica, celebre per la sua bellezza.
Venerdì 8 Marzo 2019, 17:30
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