Plinio il Vecchio, il mistero della tomba di Bacoli: torna il vecchio articolo Usa del 1927

Martedì 1 Dicembre 2020 di Antonio Cangiano
La presunta tomba di Plinio il Vecchio, nei Campi Flegrei. L'affascinante ipotesi da un articolo pubblicato negli Stati Uniti

Una scoperta archeologica, davvero importante, di cui purtroppo se ne sono perse le tracce, è stata esposta di recente da Elio Guardascione, attraverso un post di approfondimento sul social network Facebook. Lo storico flegreo, già Operatore Culturale presso il Comune di Bacoli, rispolverando un vecchio articolo di giornale, pubblicato nel 1927 da un quotidiano negli Stati Uniti, riaccende l’attenzione circa il mistero della sepoltura di Plinio il Vecchio, ammiraglio in capo della flotta imperiale di stanza a Miseno e sommo scienziato naturalista, che al verificarsi della terrificante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che seppellì sotto una devastante coltre di lava e lapilli, le città di Pompei, Ercolano e Stabia, salpò dal porto di Miseno, mentre infuriava la catastrofe.

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«Partiva per non fare più ritorno, mosso dalla sua brama di sapere e per portare aiuto alle popolazioni colpite, con le triremi da lui stesso comandate» scrive, in una celebre epistola indirizzata a Tacito, il nipote Plinio il Giovane,  anch’egli testimone oculare della tragedia.  In particolare, sulla tragica fine dello zio, aggiunge «…dopo tre giorni da che lo avevo visto per l’ultima volta, fu trovato intatto e vestito, che pareva dormisse. Era però morto e giaceva sotto una coltre di cenere».  Poi, delle spoglie umane del grande comandante militare e scienziato, autore della Natural Historia, un vero e proprio trattato naturalistico in forma enciclopedica, non si sa più nulla. Verosimilmente, sepolto, come tanti sfortunati travolti dall’eruzione, sotto una coltre di cenere e lapilli. 

 

Tuttavia la sua memoria, legata da allora ai fatti dell’eruzione del 79 d.C.,  attraversa i secoli fino a quando, sull’onda delle scoperte archeologiche eclatanti che provengono dalle città sepolte di Pompei e Ercolano, si cercano anche testimonianze dei personaggi che vi hanno perso la vita; e Plinio il Vecchio, tra questi, è il più prestigioso. 

Lo fa, l’ingegnere Gennaro Matrone, originario di Boscotrecase, in provincia di Napoli,  che in un opuscolo edito nel 1903, racconta la scoperta, in un fondo di sua proprietà (nel quale fra 1899 e 1902,  autofinanziandosi, aveva già effettuato tre campagne di scavi ), di ben 73 scheletri  rinvenuti nei pressi di un antico porticato portuale e di una lussuosa villa residenziale, entrambi emersi presso la foce del fiume Sarno, di fronte all’attuale Scoglio di Rovigliano l'antica Petra Herculis, lungo l’antico litorale di Stabia.

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Con dovizia di particolari, l’ingegnere, si sofferma in particolare su una delle vittime. «Il 20 settembre 1900 furono ritrovati diversi scheletri sotto la lunga tettoia antistante i magazzini. Uno di essi comparso in una posizione più elevata, era disteso, con la testa addossata ad un pilastro. Era lo scheletro di un anziano, sdraiato sul dorso, al di sopra del lapillo. Portava intorno al collo un collare d’oro di 75 maglie formante tre giri, del peso di 400 grammi e sulle ossa di ciascun braccio una armilla d’oro rappresentante due vipere maschio e femmina in triplice giro; il peso dei due bracciali era di circa 665 grammi; alle dita della mano sinistra, aveva tre anelli d’oro massiccio, di cui uno pesante 36 grammi, rappresentante due serpenti affrontati; al suo fianco un gladio, con elsa d’avorio decorata a rilievo con molluschi e tre conchiglie marine, ed una brocca d’argilla; nessuna moneta di qualsiasi specie gli venne rinvenuta indosso.» L'ingengnere, conclude la relazione, identificando lo scheletro di questo ricco uomo anziano con quello del celebre ammiraglio e naturalista Plinio il Vecchio , andato in soccorso dei pompeiani con le quadriremi della potente Flotta Pretoria di stanza a Miseno, della quale era prefetto, e qui trovandovi la morte a 56 anni, sulla spiaggia stabiana, contagiata dalle esalazioni del vulcano, stroncato probabilmente da una miscela letale di anidride carbonica e acido solfidrico.

La tesi di Matrone, non mancò di sollevare polemiche e fu contestata  dall’archeologo Giuseppe Cosenza convinto che un ammiraglio romano, impegnato in operazioni di soccorso, non potesse andare in giro rivestito di monili come “una ballerina da avanspettacolo”. Inseguito, da un’osservazione più attenta dei sgargianti ornamenti indossati dall’uomo, altri studiosi suggerirono l’ipotesi che si trattasse di emblemi ed  onorificenze in uso in età imperiale per alte cariche militari, ma ciò non conferma che si trattasse proprio di Plinio il Vecchio.

Matrone, tuttavia, ne conservò il cranio, assieme ad altri oggetti ritrovati, che secondo l’uso del tempo, gli fu possibile vendere sul mercato del collezionismo privato, di fatto disperdendoli. Diversi passaggi di mano, portarono però il teschio ad essere analizzato da diversi studiosi, fino ai giorni nostri.

Di recente il reperto, è tornato sotto i riflettori grazie all’iniziativa del quotidiano La Stampa di Torino che ha proposto agli scienziati che stanno analizzando i resti del celebre Uomo del Similaun, di studiare anche il probabile cranio di Plinio il Vecchio avvalendosi delle metodologie di ricerca più avanzate. Una prova definitiva, infatti, potrebbe arrivare dallo studio degli isotopi radioattivi contenuti nell’acqua da bere che si depositano nei denti durante i primi anni di vita di una persona. Un confronto tra questi e gli isotopi contenuti nelle acque del comasco, dove nacque Plinio,  consentirebbe maggiori certezze.

Ma torniamo all’articolo ritrovato da Guardascione circa il ritrovamento di un’ importante tomba d’epoca romana a Bacoli nell’inverno del 1927, nei pressi del borgo di Casevecchie, sulla sponda orientale dell’attuale porto turistico di Miseno. Si tratta di un articolo in lingua inglese, di poche battute ma dal titolo eclatante, di cui riportiamo la traduzione in italiano.

 «Ossa di Plinio il Vecchio trovate nella tomba vicino a Napoli»

«ROMA, 28 gennaio - Lo scheletro di Plinio il Vecchio, il famoso romano filosofo soldato, la cui grande opera su “Storia naturale” è ancora letta, è stata trovata in una tomba ricoperta da una lastra di marmo a Bacoli vicino a Napoli, un certo numero di contadini ha trovato la tomba di recente, quando, scavando in un campo, uno di loro colpisce la copertura di marmo con la sua vanga.

Plinio il Vecchio andò incontro alla morte nella grande eruzione del Vesuvio che travolse le città di Pompei e di Stabia. Aveva attraversato di corsa il Golfo di Napoli per aiutare i suoi amici a Hercolaneum dal disastro ma era arrivato troppo tardi e, costretto a passare la notte a Stabiae, era morto a causa dei fumi velenosi che erano espirati dalla terra».

 Arricchisce di particolari inediti circa la scoperta, il resoconto che fa Guardascione, riprendendo le memorie raccontate dal nonno.

«I racconti di mio nonno mi hanno sempre incuriosito e spinto a cercarne conferma. Mio nonno cumpà' Ciccio, nato nel 1889,  mi raccontava, spesso, fatti  a lui  accaduti. Devo confessare che, per molti casi, ho avuto il dubbio che si trattasse di storie inventate o in parte travisate, ma ho dovuto ricredermi. In particolare mi raccontava, in un efficace dialetto, questa storia davvero affascinante:

«Quann' ero giuvinott', sotto i Casevecchie, mentre scavavan' pe' fà i fundazion' 'i 'na casa, i fravecatur' truvain' 'na stanza tutt' fatt' i marm' janco. A centro 'i chesta stanza, ce steva 'na cascia di muort, pur'essa 'i marmo e dint' ce stev' 'nu scheletr' 'i nu surdat' antico cu' 'na curazza tutta smangiata. Vicin' a chist' 'u scheletro ce steve 'na spada lucenta tutta d'or'. Int' a poco tiemp' a Bacul' se spannett' a voce e tutta a gente jett' a verè chesta meraviglia».

«Il racconto l'ho sentito tante volte e ho sempre pensato che fosse frutto della fantasia di mio nonno, fino a quando, durante il lockdown di marzo 2020, mentre ero intento in altre ricerche, mi sono imbattuto in un articolo del 1927 pubblicato da un giornale americano, dove si parlava, appunto, del ritrovamento della Tomba di Plinio il Vecchio a Bacoli. La descrizione che si faceva nell'articolo era simile a quella che raccontava mio nonno. Dunque, diceva il vero! Ora, probabilmente non si doveva trattare della tomba di Plinio il Vecchio ma, quasi certamente, di un ufficiale di altissimo grado della flotta di Miseno.


Il mistero sta nel fatto che non si conosce che fine abbia fatto tutto quanto fu ritrovato nella tomba. Ricordo che siamo ancora in periodo in cui il proprietario del terreno era anche proprietario di tutto quanto si poteva ritrovare sopra e sotto quel terreno ed è probabile che abbia venduto tutto. Solo nel 1939, infatti, fu approvata una legge che tutelava seriamente i rinvenimenti archeologici».

Ultimo aggiornamento: 17:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA