Beni confiscati alla camorra a Torre Annunziata, al via i controlli del Viminale

Sabato 16 Ottobre 2021 di Raffaele Perrotta
Beni confiscati alla camorra a Torre Annunziata, al via i controlli del Viminale

Ombre su una gestione amministrativa e burocratica che a più riprese si è mostrata incapace di rispondere alle esigenze, soprattutto di legalità, che vengono da un territorio afflitto da quasi mezzo secolo di oppressione camorristica e da almeno un decennio (quello degli anni 80) di collusione di ambienti politici corrotti con la malavita locale. Sospetti di una possibile regia occulta dietro la lentezza del Municipio che, in certi casi, si è trasformata in vero e proprio immobilismo. Tra tutti il caso del bando della videosorveglianza cittadina, avviato e poi sospeso, e la situazione stagnante dei beni confiscati ai clan di camorra. Sono alcuni dei nodi sui quali dovrà fare luce la Commissione di inchiesta su fenomeni di infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata che si è insediata ieri mattina al Comune di Torre Annunziata, allo scopo di accertare eventuali condizionamenti delle organizzazioni criminali. Il viceprefetto di Napoli Dario Annunziata, il capitano del Nucleo investigativo dei carabinieri torresi Roberto Lunardo e il vicequestore del commissariato oplontino Manuel Bruno hanno incontrato il sindaco Vincenzo Ascione e il segretario generale e responsabile dell'anticorruzione Lorenzo Capuano. A loro due hanno consegnato il provvedimento ministeriale e avanzato la richiesta per un lungo elenco di atti da recuperare. Tra questi, secondo indiscrezioni, ci sarebbe la lista con i nomi di tutti i dipendenti, anche quelli andati già in pensione, nonché dei consulenti e degli assunti a tempo indeterminato. Poi, la lista con i nomi dei consiglieri e di tutti gli assessori che negli oltre 4 anni di mandato del primo cittadino si sono succeduti nel governo locale.

La situazione è degenerata, fino a sprofondare nella nuova tangentopoli, alla fine dell'anno scorso, con il caso di corruzione che ha portato in cella l'ex capo dell'ufficio tecnico comunale Nunzio Ariano, beccato in flagrante mentre intascava una tangente di 10mila euro per i lavori di adeguamento Covid nelle scuole. Negli ultimi giorni la magistratura l'ha accusato di almeno altri due episodi di corruzione. A quello di Ariano ha fatto seguito l'arresto e poi la scarcerazione dell'ex vicesindaco e delegato ai Lavori pubblici Luigi Ammendola, ritenuto dagli inquirenti la parte politica di riferimento del capo dell'Utc. Una situazione che ha travolto il Municipio, riportando indietro le lancette della storia a quel periodo tra fine anni 80 e inizio anni 90, quando l'amministrazione e quasi tutta la classe politica vennero sconvolte da una maxi inchiesta sulla corruzione, terminata con numerosi arresti ed il commissariamento del Comune. Dopo il caso Ariano l'ex maggioranza consiliare, a partire dal partito del sindaco, il Pd oggi all'opposizione, ha provato una svolta con la nomina di un governo di alto profilo istituzionale che è naufragato di fronte alle reticenze degli uffici alle richieste degli assessori, come quelle dell'ex senatore Lorenzo Diana chiamato nel governo di Torre per sciogliere i nodi sugli appalti, e dopo l'uccisione di Maurizio Cerrato, colpito mortalmente da un commando di 4 persone per aver difeso la figlia che aveva occupato un posto auto «riservato». Una vittima innocente della mentalità camorristica, ampiamente diffusa in città, di fronte alla quale, fino ad oggi, sono state poche o nulle le azioni di contrasto. 

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A questo si aggiungono azioni opache messe in piedi dall'amministrazione, come il caso dell'area privata di via Zampa, sulla quale l'ente aveva avanzato un progetto oneroso di parcheggio pubblico, poi fermato. E come la mancata gestione degli oltre 40 beni confiscati alla camorra, di cui il Comune controlla appena una decina, 7 dei quali vorrebbe riportare nelle disponibilità dell'Agenzia per i beni confiscati perché «degradati e non immediatamente utilizzabili», come ha detto ieri il sindaco Ascione al Mattino, allontando i sospetti su possibili negligenze dell'ente. L'arrivo della commissione d'accesso è stata salutata positivamente dal senatore del gruppo Misto Sandro Ruotolo che ha chiesto al primo cittadino di dimettersi: «L'arrivo dei commissari segna la fine dell'esperienza della giunta Ascione». Secondo il referente locale di Libera don Ciro Cozzolino «la commissione porterà chiarezza e maggiore fiducia dei cittadini nelle istituzioni». 

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