Elezioni comunali a Sant'Anastasia, il ritorno dei soliti noti dopo scandali e arresti

Venerdì 11 Settembre 2020 di Adolfo Pappalardo

IL REPORTAGE
Non c'è nulla, o quasi, di nuovo a Sant'Anastasia per le prossime comunali. Perché in questa cittadina alle falde del Vesuvio su quattro candidati a primo cittadino, ben tre hanno già ricoperto la carica negli ultimi quattro lustri. Una campagna, quindi, sonnacchiosa a sentire pure gli abitanti, nonostante in Municipio non tutto sia filato liscio negli ultimi anni. Anzi. Basti pensare che in poco meno di tredici anni si sono alternati tre commissariamenti prefettizi e due sindaci.

Con gli ultimi due costretti alla resa perché finiti in manette. E sempre a dicembre, che sembra un mese sfortunato per i sindaci di Sant'Anastasia. Nel 2013, dopo tre anni dall'elezione con il Pdl, scatta l'arresto per Carmine Esposito, accusato di aver intascato una mazzetta di 15mila euro da una ditta che aveva vinto l'appalto per la raccolta dei rifiuti. A succedergli il nipote Lello Abete che sale al Municipio in continuità con l'illustre zio. «Per non tornare indietro», fu lo slogan di Abete, ex presidente del consiglio proprio con Esposito. I due, zio e nipote, litigano però qualche giorno dopo l'elezione del secondo per la composizione della giunta. Ma l'epilogo è sempre lo stesso: scattano le manette, a dicembre scorso, anche per Abete assieme a un consigliere di maggioranza, il segretario comunale e un imprenditore di Salerno con l'accusa di associazione per delinquere per una storia di concorsi pubblici truccati. Nemmeno un mese dall'arresto e indovinate chi annuncia di candidarsi spedendo una lettera a tutti i residenti della cittadina? Proprio Esposito, che ne approfitta per fare gli auguri del nuovo anno e chiarire come la sua accusa per mazzette è stata derubricata. Insomma si riparte di nuovo.

TUTTE LE LISTE E I CANDIDATI 

Carmine Esposito, 65 anni è un medico anestesista del Cardarelli che se dieci anni fa si è candidato con il Pdl (da cui poi ne è uscito a metà mandato); oggi scende in campo con cinque civiche. Un ritorno? «Il Paese ha subito un degrado incredibile negli ultimi anni culminato in una vicenda giudiziaria. Serve un'inversione di rotta», dice citando l'arresto di Abete a dicembre scorso. Ma anche lui si dimise dopo il fermo giudiziario. «Dopo un arresto in flagranza e un processo in primo grado, l'accusa è stata derubricata in una semplice induzione indebita», smorza senza peli sulla lingua notando pure come sia strana una corsa tra tre ex sindaci e un ex presidente del consiglio comunale. «Non è una cosa qualificante, lo ammetto, ma è successo questo inciampo dell'inchiesta ed ho il dovere di continuare le cose fatte in quei quaranta mesi». Cosa? «Quaranta opere pubbliche ma il mio obiettivo - conclude - è la ristrutturazione di palazzo Nicola Amore e un parco agricolo-urbano nel centro della città di cui stavo trattando già l'acquisizione da una confraternita». E il palazzo Amore che cita Esposito è la villa appartenuta all'ex sindaco di Napoli della fine dell'800 autore del Risanamento. Un palazzo alle pendici del monte Somma da anni nel degrado. Solo chiacchiere, progetti e inutili protocolli d'intesa che sembrano averlo condannato all'irrecuperabilità assieme alla seicentesca villa Tortora Brayda.

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Diretto sfidante è Enzo Iervolino, oncologo del Pascale, ex sindaco anche lui ma capace di reggere per dieci anni ininterrotti l'amministrazione. Ad appoggiarlo Pd, Psi e due liste civiche. «Dopo l'elezione di Abete a maggio scorso, ci eravamo preparati all'opposizione. Poi l'arresto e le nuove elezioni con due ex sindaci che hanno il coraggio di riproporsi nonostante non siano stati capaci di terminare il mandato. Per l'arresto o per dimissioni», spiega Iervolino che riscende in campo sulla scia di Mario Romano, fisico di fama eletto qui nel 1995. «Mi aspetto solo che i miei concittadini non dimentichino cosa è accaduto negli ultimi tredici anni - conclude - in cui hanno prevalso consorterie e gruppi di potere».

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Il terzo in corsa è Carmine Pone, penalista 60enne, eletto con il centrodestra nel 2007, ma senza tessera da dieci anni, che aspira alla carica con tre civiche. «Di cui una con mezzo Pd», aggiunge velenoso. «Speravo di non tornare in politica, con l'idea che chi mi succedeva facesse meglio. Ma dopo due sindaci arrestati in successione, un gruppo di cittadini mi ha chiesto di impegnarmi», quasi si giustifica lui che si dimise dopo tre anni. «I consiglieri firmarono documenti in cui mi fecero una serie di richieste assurde». Cosa? «Il documento è chiuso in cassaforte ma dico solo che preferii lasciare e tornare alla professione», aggiunge Pone. Ora il ritorno. «Per dieci anni e più c'è stato qui a Sant'Anastasia un conflitto tra fazioni che - conclude - ha ingessato tutto. Perché dopo dieci anni non c'è il Puc? Perché il cimitero è ancora un cantiere aperto? Sono le domande che faccio ogni giorno ma nessuno mi risponde».

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Ma se tre ex sindaci come candidati sembrano pochi, bisogna aggiungere la quarta sfidante: Rosalba Punzo, ex presidente del consiglio comunale della giunta Iervolino, candidata da una parte del Pd. Teneva a essere lei il nome del centrosinistra ma alla fine è prevalso Iervolino. E ora, sostenuta da una sola lista, corre il rischio di consegnare l'amministrazione al centrodestra. «Accuse strumentali, se questo accadrà - ha già chiarito lei - la responsabilità sarà di chi, per mera ambizione personale, ha voluto spaccare una coalizione».

Ma il rischio è proprio questo.

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