Maggio della Musica, primo appuntamento con Daniele Sepe e il concerto «Sepè le Mokò»

Maggio della Musica, primo appuntamento con Daniele Sepe e il concerto «Sepè le Mokò»
Mercoledì 28 Settembre 2022, 09:36
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Riprende dal jazz la stagione 2022 del «Maggio della Musica», associazione presieduta da Luigia Baratti che dal 1997 opera sul territorio napoletano in collaborazione con la Sovrintendenza Speciale. Direttore artistico Stefano Valanzuolo, a curare la sezione jazz è Emilia Zamuner.Il primo appuntamento dopo la pausa estiva è previsto giovedì 29 settembre alle ore 18,45 con Daniele Sepe Quartet in «Totò, Peppino e la dolce vita». Un concerto ispirato all’album intitolato «Sepè le Mokò» – La musica dei film di Totò che Daniele Sepe considera un album di riconoscenza ad Antonio De Curtis. «Un album che mi ha ha salvato innumerevoli volte nelle giornate difficili, restituendomi il buon umore», dice il musicista.

Perché un album sulle musiche di Totò? «Tanto per cominciare - afferma Sepe - perché, in larga parte, le musiche relative ai film non sono reperibili. Le dadaiste avventure di Totò e i suoi comprimari, Peppino De Filippo, Vittorio Gassman, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, sono talmente intense e veloci che il più delle volte prestiamo poco orecchio a quello che avviene al di sotto, alle strepitose partiture che sottolineano la comicità tragicomica delle sceneggiature, e così perdiamo di vista un elemento prezioso. Compositori della levatura di Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Lelio Luttazzi, Carlo Rustichelli, Alessandro Cicognini, Piero Umiliani, tutti compositori con una possente preparazione jazzistica alle spalle. «E quello che meraviglia, ascoltando la sola colonna sonora, è la qualità degli interventi degli interpreti che si susseguono negli assolo – dice ancora Sepe - perché molta musica è puro e semplice be bop, spesso declinato nella sua variante West Coast, ed è sorprendente riconoscere figure del calibro di Chet Baker o Gerry Mulligan dialogare con i personaggi dei film».

«Sepè le Mokò» vuole restituire la genialità e la profonda italianità di questo swing sanguigno e ironico – conclude Daniele Sepe - che è un vero e proprio patrimonio, poco eplorato, della nostra tradizione jazzistica. Un sentito omaggio a quei registi, attori, sceneggiatori e musicisti che ci hanno regalato e ci regalano buonumore, mica poco, e spesso uno sguardo più profondo di tanti film seriosi dell’epoca sulla società italiana degli anni ’60».

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