Napoli: tasse e multe, 2 miliardi non riscossi. Mancano anche i soldi per le notifiche

Giovedì 6 Agosto 2020 di Luigi Roano

Alla fine della giostra la mancata riscossione delle gabelle comunali in primis la Tari e delle multe portano in dote - si fa per dire - due miliardi di mancati introiti e la beffa finale che persino le cartelle spedite nelle case dei napoletani per gli avvisi di pagamento diventano un segno meno nel predissestato bilancio di Palazzo San Giacomo. Tari e contravvenzioni al Codice della strada da sole valgono appunto un paio di miliardi e avrebbero se incassate dimezzato il debito del Comune. Insomma, per chi l’avesse dimenticato, dal rendiconto del bilancio 2019 approvato dal Consiglio comunale martedì - dove è stata certificata che l’era arancione è una minoranza - è venuta fuori una cifra mostruosa dell’indebitamento complessivo del Municipio napoletano: 4,3 miliardi e spiccioli che sono comunque milioni. Sotto questa cifra c’è la firma in calce dei tre Revisori dei conti. 
 

 

E dall’organismo di controllo contabile nominato dalla Prefettura partiamo per narrare i primi 9 anni dell’era de Magistris e del contestuale flop riscossione. I Revisori inquadrano così la vicenda: «Basso grado di efficienza dell’attività di contrasto all’evasione tributaria nelle fasi di accertamento e di riscossione; bassa percentuale di riscossione delle entrate tributarie e patrimoniali con conseguente crescita dello stock dei residui e del Fondo credito dubbia esigibilità». In buona sostanza quel poco che si incassa finisce per essere inserito in un fondo che deve coprire le perdite, un serpente che si mangia la coda. Per i Revisori «Rimane fondamentale il problema dell’effettiva riscossione delle entrate. Infatti, nell’esercizio 2019 non si sono rilevate dinamiche in miglioramento significativo nella riscossione, mentre rimangono ampie le differenze in termini di velocità dei flussi finanziari legati alla più o meno attenta gestione delle entrate e, conseguentemente, della dotazione di risorse da destinare ai servizi di base».
 

Due su tutte le voci che fanno davvero male in termini finanziari. La Tari, cioè la tassa per i rifiuti e le multe. Negli ultimi 9 anni il Comune per la Tari non ha incassato la bellezza di 920 milioni, inclusi i costi dell’invio delle cartelle che non recupererà mai più o meno una cinquantina di milioni nell’arco dei due lustri. Quindi le multe che invece valgono quanto la tari e anche qui vanno aggiunti i costi di spedizione. Si arriva così a due miliardi non riscossi che il Comune però deve inserire nel Fondo e devono essere soldi veri, per far quadrare il bilancio di qui il buco e il flop. La capacità di riscuotere è l’indicatore principale per valutare la salute gestionale di un ente, e quello del Comune purtroppo per i napoletani che pagano le gabelle più salate d’Italia è ai minimi termini. Ma cosa significa incapacità gestionale? Qualche dirigente si sfoga e fa trapelare che le banche dati non sono ancora aggiornate del tutto così il mezzo milione di cartelle della Tari inviato nelle case dei napoletani non hanno centrato l’obiettivo di aumentare la riscossione perché in quelle case non ci sono mai arrivate. Un’offensiva contro gli evasori partita a fine dicembre del 2018 e rinnovata nel 2019 per un totale di circa 600mila cartelle. Perchè la Tari - ovvero la tassa per la raccolta dei rifiuti - ancora oggi ha un indice di evasione pari al 50%, vale a dire che un napoletano su due non la paga. Per essere più chiari, di questo 50% di evasori il 60% è costituto da utenze commerciali e la restante parte da utenze familiari. A fronte di questo fiume di cartelle esattoriali inviate nelle case dei napoletani nel 2019 si sono incassati per a Tari 12 milioni in meno del 2018. 
 

Ultimo aggiornamento: 14:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA