Se il mito dell’onestà a prescindere diventa «infiltrabile»

Giovedì 7 Gennaio 2016 di Isaia Sales

Carmine Pinto ha lucidamente commentato ieri sul Mattino il perché la vicenda del Comune di Quarto non sia una questione locale, ma attiene alle modalità di selezione della classe dirigente seguite da una forza politica che ha un consenso così ampio e che aspira al governo dell’Italia. La questione, certo, riguarda innanzitutto il Movimento Cinque Stelle, ma non può vedere estranea ogni persona a cui stia a cuore che la criminalità camorristica non controlli o non determini la vita amministrativa dei nostri municipi.

Quarto è un Comune difficile, in una zona difficile. Nel giro di pochi decenni è passato da 10mila abitanti a quasi 40mila. Molto è stato dovuto al bradisismo del 1983 che portò all’abbandono del Rione Terra di Pozzuoli e al riempirsi di case e di abitanti dei comuni immediatamente a ridosso. Una frenetica attività edilizia è diventata così la principale attività economica nella zona attorno a Pozzuoli. E i clan camorristici hanno preso parte da protagonisti a questa impressionante crescita urbana, in particolare il clan Polverino, già forte nella vicina Marano. Si sono succedute diverse amministrazioni alla guida della città e si può dire che tutte (in proporzioni diverse) sono rimaste impigliate nella rete di relazioni con la criminalità, al punto che si può tranquillamente affermare che la politica locale non si sia dimostrata indipendente e autorevole rispetto alle espressioni malavitose del territorio. Già due volte il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche, la prima nel 1992 e la seconda nel 2012. E altri comuni vicini (tra cui la stessa Pozzuoli e Giugliano) hanno subito la stessa sorte in epoche diverse. E’ interessante leggere le motivazioni del primo scioglimento di Quarto: «L’infiltrazione camorristica all’interno degli organi elettivi del comune di Quarto, soprattutto per quanto attiene al controllo del settore edilizio nella zona, ha da tempo determinato una serie di attività amministrative palesemente illecite».

«Attività che si sono concretizzate nell’adozione di deliberazioni consiliari strumentalmente collegate al rilascio di concessioni edilizie illegittime, destinate a favorire persone estranee all’amministrazione, appartenenti ad associazioni camorristiche, nonché taluni amministratori locali preventivamente premuratisi di impossessarsi, con contratti di permuta, dei suoli interessati alle concessioni stesse».

Nel secondo scioglimento, quello del 2012, è ancora l’attività edilizia a essere segnalata sotto l’influenza della criminalità: «Ulteriore elemento, che attesta anche un’indebita ingerenza degli organi politici sull’operato degli organi amministrativi, è dato dall’interessamento del sindaco per il settore edilizio. Il primo cittadino si è spinto fino a dettare ai competenti uffici precise disposizioni nonché, addirittura, a determinare le strategie operative, necessarie per favorire la realizzazione degli obiettivi della criminalità organizzata nell’ambito delle opere pubbliche. Analoghe forme di ingerenza e permeabilità hanno interessato anche la struttura burocratica. In particolare è emerso, con riguardo al settore dell'urbanistica, come la criminalità organizzata attraverso propri referenti abbia potuto fare affidamento sulla collaborazione offerta da alcuni funzionari, i quali hanno sempre operato fattivamente per la risoluzione delle istanze della menzionata associazione. Tali modalità operative risultano evidenti in una serie di procedure irregolari, concernenti le assegnazioni di lavori pubblici a società o soggetti controindicati, le ripetute illegittimità nel settore urbanistico edilizio».

Addirittura, nel corso della campagna elettorale del 2011, che portò alla elezione della giunta guidata da Massimo Caradente Giarrusso (centrodestra) e di quel consiglio comunale sciolto poi l’anno successivo, due candidati che appoggiavano il sindaco furono arrestati per collusioni con il clan Polverino. Rispetto a questi insuccessi nel combattere le infiltrazioni camorristiche nelle attività amministrative da parte sia del centrodestra che del centrosinistra, ci si aspettava un diverso comportamento dei nuovi amministratori e del movimento politico che si è posto in radicale contrapposizione ai metodi del passato. Non sono tra quelli che gioiscono nel verificare che anche nei Cinque Stelle siano affiorati problemi analoghi. È indubbio che alla luce dei fatti riportati dalla stampa il sindaco è stato oggetto di un ricatto da parte di un consigliere comunale del suo stesso partito, anzi da parte di colui che era stato il più votato nelle elezioni comunali. E, inoltre, il suddetto consigliere è stato espulso. Ma è anche indubbio, però, che il movimento locale dei Cinque Stelle si è dimostrato “infiltrabile”, “scalabile” da parte di personaggi discutibili e per questa via potenzialmente condizionabile nell’attività amministrativa. Ciò vuol dire che i Cinque Stelle siano collusi con la camorra e già delegittimati come alfieri nella lotta al malaffare? Ma non scherziamo. Vuol dire semplicemente che non è stato all’altezza nel reclutare, in quel particolare comune alle prese con i problemi evidenziati dai due scioglimenti per infiltrazioni malavitose, una classe dirigente con le carte in regola per provare a superare i fallimenti precedenti. Possibile che in un comune delicato come Quarto, e in una zona a così radicata presenza camorristica, ci si possa affidare alla selezione sul web per decidere chi debba guidare una comunità alle prese con condizionamenti malavitosi? È realistica, poi, una battaglia frontale ai clan camorristici senza alleanze con altri pezzi della politica e della società che fanno la stessa lotta? Ed è mai possibile, infine, che nessuno dei leader nazionali del partito-movimento si misuri con la complessità del governo di realtà così difficili? Questo è un limite forte del Movimento Cinque Stelle ed è anche un limite della sua battaglia anticamorra e anticorruzione. Ed è su questo terreno locale che si misurerà la capacità dei grillini di diventare nel tempo una credibile forza di governo per la nazione.

Ricordo che in anni altrettanto difficili il Pci mandava i suoi dirigenti migliori a fare i consiglieri nei comuni di frontiera, in quelli dove la battaglia politica di opposizione era anche rischiosa. Ora gli eredi di quel partito sono costretti a mandare i commissari nelle sezioni, a seguito di scioglimenti dei consigli comunali guidati da amministratori di sinistra. E, quindi, il Pd cerchi di evitare collusioni con la camorra da parte di suoi esponenti locali prima di godere delle (eventuali) disgrazie altrui.


 

Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 00:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA