Green pass, i dubbi dei locali «Non possiamo fare i vigili»

Sabato 24 Luglio 2021 di Francesca Balestrieri
Green pass, i dubbi dei locali «Non possiamo fare i vigili»

 Dal 6 agosto, secondo il nuovo decreto del Governo, i cittadini con un'età superiore ai 12 anni dovranno presentare il green pass per entrare a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici, centri termali, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici, ma anche per sedersi al chiuso in bar e ristoranti (mentre non sarà necessario all'aperto), così come per le attività sportive. Il decreto stabilisce che in zona bianca è valido il green pass ottenuto dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino e ha una validità di 9 mesi. Non solo, anche i dipendenti dei luoghi della ristorazione dovranno averlo. Indubbiamente questo ha scatenato non poche polemiche. «Sembra un accanimento contro la categoria spiega Fabio Verrelli D'Amico, chef e proprietario di Materia Prima Osteria Contemporanea a Pontinia Un provvedimento inaspettato che dobbiamo ancora elaborare ci ha detto a caldo ieri mattina Sicuramente è una manovra per incentivare le persone a vaccinarsi, ed è giusto, ma nessuno ha pensato a quello che dovremo subire noi? Prima di tutto non possiamo chiederlo in fase di prenotazione perché il green pass deve essere visionato.

Questo significa che all'ingresso qualcuno dovrà controllare, e non può essere un lavoro che spetta a noi. E' come se diventassi un vigile, e si immagina che cosa accadrebbe con le prenotazioni? Le faccio un esempio: se ho un tavolo di sette persone prenotato e solo 1 non ha il green pass, mando via tutti? O la persona che ne è sprovvista torna a casa da sola? O la faccio accomodare al bancone dove invece si può consumare anche senza? E' un paradosso. E c'è di più: io, in caso di controllo, rischio 5 giorni di chiusura, l'avventore 400 euro di multa. Per noi è un rischio grandissimo, soprattutto considerando tutto quello che abbiamo passato finora». «Una situazione molto complicata, anche se noi abbiamo uno spazio esterno dove il green pass non è necessario spiega lo chef Oreste Romagnolo, proprietario del ristorante Orestorante di Ponza Il vero problema però, è che non c'è chiarezza su come questo controllo deve essere effettuato. Se lei viene a mangiare da me e dice di averlo, senza volermelo mostrare, io le devo credere sulla parola perché non sono la Polizia. Quindi da una parte può essere conveniente dal punto di vista sanitario, dall'altra nel nostro settore si rischia molto. Provi a immaginare cosa succederebbe sui social se io non facessi entrare qualcuno, le critiche si sprecherebbero e nessuno di noi può permetterselo. La legge va bene, ma c'è bisogno di più chiarezza. Negli autogrill ad esempio, che succederà? Non è giusto che siano sempre i ristoratori a pagare. Allora dico, viva il green pass, ma non scaricassero su di noi colpe che abbiamo, perché abbiamo già pagato più del dovuto e gli aiuti non sono mai arrivati» conclude Oreste Romagnoli. Dello stesso parere anche lo chef e proprietario di Satricvum, Max Cotilli: «Già le chiusure ci hanno portato tanti problemi, ora le persone sono ulteriormente intimorite dal green pass. Devo ammettere che siamo un po' allarmati. Non possiamo obbligare i clienti a mostrarci il documento, non siamo guardie. Cosa succederà? Al momento abbiamo ricevuto solo le prime informazioni, speriamo che vengano chiarite al più presto tutte le perplessità».

Francesca Balestrieri
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Ultimo aggiornamento: 09:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA