Corinaldo, tre anni dalla strage in discoteca: faro verso il cielo per non dimenticare 5 ragazzi e una giovane madre. Il papà di Emma: avidità e negligenza

Martedì 7 Dicembre 2021
Strage in discoteca, tre anni dopo: faro al cielo per cinque ragazzi e una madre. Il papà di Emma: ora rispetto

Un faro puntato verso il cielo. Dal tramonto all'alba. Chiunque vorrà, potrà accompagnarlo con un pensiero o una preghiera, o tutt'e due assieme. Oppure portare un fiore, anche. Sostare in raccoglimento. Sono trascorsi tre anni e il dolore non passa. Non passerà mai, del resto. Come potrebbe? Tre anni, come oggi. Era la notte tra il 7 e l'8 dicembre, era musica, era baldoria. Era attesa, soprattutto. La "Lanterna azzurra" di Corinaldo, a una cinquantina di chilometri da Ancona, doveva ospitare il rapper Sfera Ebbasta. Dentro il pienone. Ragazzi, una marea. Ore ad attendere. Ma l'ospite - il rapper - non arriverà mai. Ecco: nell'attesa, la tragedia. Qualche imbecille (forse peggio, chissà: qualcuno ha parlato di tentata rapina) aveva usato dello spray urticante in pista scatenando il panico, e il panico il fuggi fuggi: una balaustra crollata, corpi ammassati. Una strage. La strage degli adolescenti. Cinque ragazzi morti, tutti adolescenti, e con loro una mamma di 39 anni, fuori col marito ad aspettare la figlia. Il faro puntato verso il cielo, stanotte, è tutto per loro.

L'appuntamento in piazza

Oggi, 7 dicembre, dal tramonto fino all'alba, fa sapere il Comune, «chi vorrà potrà recarsi in piazza Il Terreno per un pensiero, una preghiera, un ricordo; per tutta la notte sarà acceso un faro puntato verso il cielo, un simbolo luminoso e di speranza nel cuore della comunità». Tre anni, sei morti e una sessantina di feriti. Impossibile dimenticare. Ma il dolore diventa impegno e così tornano le iniziative: «L'8 per il futuro» è il format pensato, voluto e realizzato dal Cogeu, il Comitato Genitori Unito, per commemorare le vittime. Emma Fabini, Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Mattia Orlandi e Daniele Pongetti, tra i 14 e i 16 anni, e con loro una delle madri, Eleonora Girolimini, 39 anni, come altri genitori fuori dal locale in attesa di riprendere i figli.

«Da un concerto si esce senza voce, non senza vita» lo slogan delle iniziative, lanciato a suo tempo da compagni di scuola e amici delle giovani vittime. Dopo una notte di ricordi e preghiera a Corinaldo, col fascio di luce sparato verso l'alto, domani mattina, 8 dicembre, giorno dell'Immacolata, alle 9 ci sarà una messa in cattedrale a Fano, città di Benedetta, una delle giovani vittime, concelebrata dai vescovi di Fano Armando Trasarti e di Senigallia Franco Manenti. Poi, alle 10,30, nella chiesa di Santa Maria del Gonfalone, una tavola rotonda con Dino Latini, presidente del consiglio regionale delle Marche. Vi parteciperanno il presidente della Siae Giulio Mogol, la presidente di Cogeu Luigina Bucci, il presidente del Silb (Associazione locali da ballo) Maurizio Pasca e il responsabile dei rapporti esterni di Scuola Zoo Raffaele Di Staso, con la moderazione del giornalista Sky Gianluca Ales. Si parlerà del codice etico delle imprese dello spettacolo che ha dato vita al «manifesto del divertimento in sicurezza». Già, quanto è difficile coniugare le parole.

Il divertimento e la sicurezza

Riflettere va bene. Purché serva ad arginare i pericoli, a prevenire tragedie. La stupidità genera mostri e semina lutti. La razionalità non ripara i danni, ma limita i rischi. Almeno si spera. «I giovani attorno a noi che fanno parte dell'associazione e i tanti interlocutori con cui dialoghiamo - spiega Bucci, di Cogeu - ci spingono ad andare avanti nel ricordare le sei persone che hanno perso la vita ma anche a riflettere sulla necessaria sicurezza nei momenti di divertimento. Il nostro lavoro è per non dimenticare, ma anche per guardare al futuro».

Intanto procede la parte giudiziaria della vicenda: nei prossimi giorni nuova udienza davanti al gup di Ancona per il procedimento bis, relativo alla sicurezza del locale, con 19 imputati. Il 13 gennaio 2022, invece, si apre in Corte di Assiste d'appello ad Ancona il processo per la cosiddetta banda dello spray, sei giovani del Modenese che usarono una sostanza urticante che avrebbe provocato il panico nella folla in attesa del dj set di Sfera Ebbasta. La corsa verso l'uscita, la calca, lo schiacciamento dei corpi. La morte. In primo grado sono stati condannati a pene tra 10 e 12 anni. Si vedrà in appello.

Poi ci saranno anche i premi di laurea intitolati alle sei vittime, consegnati dal rettore dell'Università Politecnica delle Marche Gianluca Gregori. E poi ci sarà la seconda parte della giornata, al teatro La Fenice di Senigallia, sempre domani: dalle 18 il concerto di Rkomi Fasma e Leon Faun, preceduto dal saluto del sindaco Massimo Olivetti. Con un momento di ricordo e la proiezione del docufilm di Lorenzo Cicconi Massi "Mi batte forte il cuore". E quanto, solo al ricordo, batte forte. Ci sarà tutto questo, certo.

I dubbi e il dolore

Non dimenticare, allora. Emma Fabini, studentessa di 14 anni; Asia Nasoni, 14enne promessa della ginnastica; Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano; Mattia Orlandi, 15 anni, e Daniele Pongetti, 16enne di Senigallia. Più Eleonora Girolimini, mamma di quattro figli che quella notte accompagnava insieme col marito una delle figlie al concerto. Decine i feriti, molti dei quali gravi: sette ricoverati in prognosi riservata. La strage dei giovanissimi resta una ferita per l'Italia. L'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini e il presidente del consiglio Giuseppe Conte si erano recati subito nelle Marche per portare la vicinanza delle istituzioni. Con il passare delle ore, alla disperazione delle famiglie delle vittime, all'angoscia dei parenti dei feriti, siera aggiunta la rabbia. Il locale era pieno, c'era più gente del consentito? Quanti biglietti sono stati venduti e staccati? Perché i giovani si sono indirizzati in massa dall'uscita in corrispondenza della balaustra poi crollata? Perché a notte fonda, nonostante la serata fosse destinata a un pubblico di adolescenti, l'esibizione di Sfera Ebbasta non era ancora iniziata? E davvero il rapper sarebbe venuto? Domande legittime. Ma nessuna che possa alleviare il dolore.

La versione di tanti ragazzi ascoltati nel corso delle indagini è stata via via convergente: tutto era iniziato con un bruciore alla gola e agli occhi, la sensazione di sentirsi male, il panico e la corsa verso l'esterno. Forse, raccontano alcuni, si era trattato di spray al peperoncino magari usato per un tentativo di rapina. Chissà. Una bomboletta era stata effettivamente trovata nel locale nel corso delle indagini. Secondo gli inquirenti una «concausa», non l'unica, della strage. Le indagini sono andate avanti e col tempo sono state aperte due inchieste, una sulla banda dello spray, accusata di aver spruzzato sostanza urticante nella discoteca scatenando il panico per poter derubare i presenti, l'altra sulla sicurezza del locale e i permessi rilasciati.

A poco più di tre mesi dalla strage, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva incontrato i familiari delle vittime, ad Ancona, e invocato giustizia: «Quello che è avvenuto era inimmaginabile e ingiustificabile, è impossibile farsene una ragione - aveva sottolineato il capo dello Stato - Più passa il tempo più è impossibile farsene una ragione, perché più passa il tempo più ci si rende conto del vuoto, di che cosa è venuto meno, di chi manca e della incomprensibilità delle condizioni che hanno provocato quello che è avvenuto. Non ci sono parole né per dare conforto né per poter trovare rimedi che non esistono. C'è soltanto bisogno che si appuri con rigore la verità e che si faccia con rigore giustizia». E a questo siamo, ancora.

Emma, ad esempio

Non dimenticare, tuttavia, è fondamentale. Mantenere vivo il ricordo di Emma, ad esempio. La sua passione e le sue doti per la scrittura. Ricordarla per la ragazza che era e non semplicemente come vittima della strage nella discoteca di Corinaldo. «Noi dobbiamo mantenere in vita il ricordo di nostra figlia affinché questa non sia archiviata come una delle tante tragedie italiane dove sono morte persone sconosciute delle quali si perde memoria come fossero persone qualsiasi», racconta all'Adnkronos Fazio Fabini, il papà. Emma aveva da poco compiuto quattordici anni e quella sera era uscita per la prima volta per trascorrere una serata con le compagne di scuola in discoteca. «È più utile il silenzio oppure il ricordo delle persone che, a causa di chi è ancora in giudizio o di chi è stato giudicato in primo grado, sono state coinvolte da questa tragedia immane? - si chiede il padre - Per la mia famiglia l'8 dicembre è un giorno che vorremmo dimenticare più che ricordare. Ci aspettiamo il silenzio rispettoso da parte delle autorità, non ci fa piacere la retorica del 'non succederà mai più' perché avrebbero dovuto pensarci prima».

Un concorso letterario e un libro aiutano nel ricordo, spiega il padre. «Emma aveva da poco iniziato il liceo classico, aveva frequentato altre scuole con ottimo profitto, aveva una capacità di scrittura non comune anche a detta dei suoi insegnanti. Abbiamo raccolto i suoi scritti scolastici e le pagine del suo diario in un libro, dal titolo 'I ricordi non salvano le lacrime', presentato anche al Salone del Libro con notevole successo». Su questo filone è stata costituita l'associazione 'Gli amici di Emma', aperto una pagina Fb e istituito un concorso letterario per ragazzi e adolescenti. La prima edizione del premio letterario dedicato ad Emma, aperto a tutte le ragazze e i ragazzi nella fascia d'età compresa tra i 10 ed i 18 anni, italiani o stranieri, per un racconto in lingua italiana dedicato al tema del ricordo, si è conclusa con una premiazione avvenuta al Teatro di Senigallia il 30 settembre.

Il teatro nel giorno del compleanno

Quel giorno Emma avrebbe compiuto 17 anni: «Il teatro era pieno - sottolinea il papà -, c'erano tutti i suoi amici. È stato un successo e stiamo già preparando una seconda edizione che, grazie all'apporto dei provveditorati, avrà una dimensione più nazionale». La vincitrice del premio, una ragazza di 18 anni di San Benedetto del Tronto, si è aggiudicata la frequenza a un corso in una scuola di scrittura creativa. Dal concorso poi è nato un libro, 'Emma, il ricordo salvato', con i migliori 15 racconti selezionati. «È un'iniziativa importante: per noi ha il merito di ricordare Emma per le sue doti e per i ragazzi e adolescenti, suoi coetanei, è un momento di crescita», sottolinea Fazio Fabini.

«Vorrei che quelli che hanno avuto un ruolo attivo nel fare in modo che questa tragedia immane si verificasse, avessero un giorno di riflessione l'8 dicembre su quanto l'avidità, la noncuranza e la negligenza possa avere effetti tragici», aggiunge l'uomo. Oggi gli amici di Emma la ricorderanno nei giardini della rocca di Senigallia: «È stata una loro iniziativa e parteciperemo con piacere», assicura il padre. Del resto nell'iter giudiziario, sottolinea ancora, «lo Stato istruisce un processo contro gli imputati, ma le vittime non hanno più voce in capitolo. Chi ha fatto in modo che tutto questo ponesse fine alla loro vita non dovrebbe piangere lacrime di coccodrillo, ma riflettere».

Emma, Daniele, Asia, Mattia, Benedetta e mamma Eleonora, vittime di un sistema che non hanno contribuito a costruire. «Ora hanno bisogno di maggior rispetto». Questa giornata e le altre che verranno sono per loro. 

Ultimo aggiornamento: 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA