Incidente Corso Francia, Pietro Genovese chiede il rito abbreviato

Venerdì 5 Giugno 2020 di Michela Allegri
Incidente Corso Francia, Pietro Genovese chiede il rito abbreviato

La prima udienza è prevista l’8 luglio, ma un’anticipazione c’è già: Pietro Genovese, ai domiciliari da Natale e finito a processo per omicidio stradale plurimo aggravato, per avere investito Gaia Romagnoli e Camilla von Freymann lo scorso 21 dicembre, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. Una richiesta formulata dai suoi difensori, gli avvocati Franco Coppi e Gianluca Tognozzi, che ora dovrà essere valutata dal gip e che, in caso di accoglimento, garantirebbe tempi processuali più rapidi e anche la riduzione di un terzo della pena.

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Il dibattimento, comunque, ruoterà intorno alla perizia disposta dalla procura per accertare la dinamica dell’incidente avvenuto a Corso Francia, in cui persero la vita le due sedicenni. A consentire la ricostruzione, oltre alle testimonianze e alle misurazioni eseguite sull’asfalto, sono state le immagini catturate dalla telecamera del “Compro oro” all’altezza del civico 137 di Corso Francia.

Nel documento redatto dall’ingegner Mario Scipione si legge che sarebbe bastato un secondo e mezzo di ritardo per evitare l’impatto. Prima di immortalare la Renault guidata da Genovese, la telecamera riprende infatti un’altra auto bianca che viaggia a velocità sostenuta. Un testimone ha raccontato che anche quella vettura avrebbe rischiato di investire le due ragazze mentre stavano attraversando la strada quando il semaforo per i pedoni era rosso.
 


La stessa vettura, sottolinea il perito, avrebbe ostruito la visuale per chi era dietro, cioè per l’auto di Genovese. «È evidente che nelle fasi antecedenti due secondi dall’impatto, né Genovese né i pedoni potevano reciprocamente avvistarsi», si legge nella perizia. E ancora: «L’impianto semaforico che regolava l’area di intersezione tra corso Francia e via Flaminia non consentiva il transito simultaneo dei veicoli diretti dal Gra verso Roma centro (Genovese) e dei pedoni, che provenivano dal lato Ponte Milvio ed erano diretti verso la collina Fleming (Gaia e Camilla)».

In conclusione, il giovane «poteva scorgere la presenza dei pedoni solo dopo avere affiancato l’autovettura ignota» e, quindi, la sua mancata reazione in una situazione di pericolo è compatibile con l’avvistamento delle sedicenni in poco più di un secondo. Anche la velocità sostenuta avrebbe però influito in parte sull’impatto, che forse si sarebbe evitato se, scrive ancora Scipione, «la Renault avesse viaggiato a 50 chilometri orari».

Intanto ieri l’avvocato Cesare Piraino, legale della famiglia di Camilla Romagnoli, ha depositato la consulenza di parte, dalla quale emergerebbe che le ragazze stavano attraversando sulle strisce pedonali. Una ricostruzione esclusa dalla perizia della procura e dalle numerose testimonianze, oltre che dai video delle telecamere. 

Ultimo aggiornamento: 10:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA