Marco Vannini, lo sfogo dei genitori: «Senza buchi neri nelle indagini ora sapremmo la verità»

Sabato 15 Febbraio 2020 di Emanuele Rossi
Marco Vannini, ucciso a Ladispoli in casa della fidanzata

I Vannini lo hanno sempre sostenuto. Senza quei buchi neri dell’indagine sull’omicidio del loro figlio Marco, «tutto sarebbe stato più chiaro». E lo hanno ribadito all’indomani dell’azione disciplinare avanzata dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nei confronti del pm titolare dell’inchiesta, Alessandra D’Amore. «Sulle carenze investigative di cui si è tornato a parlare – dice Valerio, il padre di Marco Vannini - ci siamo sempre battuti, e forse la verità si sarebbe saputa. Tuttavia abbiamo anche riconosciuto l’azione esercitata dalla pubblica accusa che ha chiesto omicidio volontario per tutta la famiglia Ciontoli, come riconosciuto in Cassazione». Ma cosa è realmente accaduto la sera del 17 maggio 2015 nella villetta di via De Gasperi a Ladispoli? Tanti dubbi, vuoti investigativi evidenziati in questi anni dai familiari del giovane, ucciso con un colpo di pistola nella villa della sua fidanzata.

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Di quello sparo, avvenuto in bagno mentre Marco era in vasca, si è assunto la responsabilità Antonio Ciontoli, ex sottoufficiale della Marina nei servizi. I carabinieri eseguirono i rilievi, coordinati dalla procura di Civitavecchia. Ma forse non tutto sarebbe stato svolto approfonditamente, anzi con «negligenza» avrebbe ritenuto il Guardasigilli. Diversi nodi irrisolti. A cominciare dal mancato sequestro di casa Ciontoli. E a seguire con il non utilizzo del luminol, né sulla scena del crimine, né nelle altre camere. «Ci aveva sorpreso – aggiunge Valerio Vannini - sia il fatto della casa non posta sotto sequestro che del luminol». Non sarebbero però i soli punti contestati. Gli investigatori non ascoltarono i vicini di casa. Furono i coniugi Tommaso Liuzzi e Verona Esposito, residenti in via De Gasperi, a presentarsi dai carabinieri 20 giorni dopo l’omicidio per raccontare quello che avevano sentito. Vicini di casa che poi testimoniarono in Corte d’assise.
 

 

«Del passato ne abbiamo parlato – conclude il padre della vittima, - ci importa che i Ciontoli paghino per quello che hanno fatto. Per tutti deve essere riconosciuto omicidio volontario». Parla l’avvocato dei Vannini. «Non commento l’iniziativa del ministro, - dice Celestino Gnazi - è doveroso notare che il pm ha contestato l’accusa di omicidio volontario quando ci credevano solo le parti civili, ha ottenuto il rinvio a giudizio e la successiva condanna di Antonio Ciontoli per omicidio volontario; ha chiesto la condanna per omicidio volontario anche per i familiari. Mi sembra che la Cassazione abbia confermato l’iniziale ipotesi accusatoria». Iniziativa di Bonafede criticata dai legali di Ciontoli. «Ha avallato il processo mediatico – sostiene Andrea Miroli - per altro il pm ha portato avanti la tesi di omicidio volontario con dolo eventuale, su cui non siamo d’accordo».
 

Ultimo aggiornamento: 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA