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Litio, a Roma è caccia all'oro bianco. Giacimenti a nord della Capitale: ora si comincia a scavare

Sabato 11 Giugno 2022 di Giampiero Valenza
L oro bianco a nord di Roma, è caccia alla miniera di litio. Ora si comincia a scavare

Un tempo nel Far West c’era la febbre dell’oro. Ora a Roma Nord c’è quella del litio, minerale essenziale per le batterie dei cellulari e delle auto elettriche. In un pozzo di Cesano (di quelli usati in passato per l’energia geotermica) i valori che sono stati trovati sono così interessanti che oggi c’è chi punta tutto su questa nuova corsa ai metalli nella periferia della Capitale. Ma Cesano non è la frontiera del vecchio West americano: non ci sono cowboy con pistole e saloon dove riposarsi dopo un giorno di ricerca affannosa di pepite del moderno oro bianco. Questa volta è la scienza a dire come e dove scavare. E proprio le vecchie indagini sono utilissime per cercare di individuare le zone esatte. A oggi due sono i permessi di ricerca assegnati: uno ha coinvolto la tedesca Vulcan e l’altro la italo-australiana Energia Minerals, impresa che già in alcune Regioni del Nord Italia sta puntando su zinco, nickel, rame e argento.  

Il primo permesso di ricerca riguarda il Comune di Campagnano e coinvolge 1.146 ettari di terreno. Il secondo, nella frazione di Galeria, tra i Comuni di Roma (XIV Municipio) e Anguillara Sabazia, è quasi il doppio più grande: 2.046 ettari. Le indagini che sono state autorizzate non avranno un impatto diretto sull’ambiente. I pozzi già ci sono: si tratta di quelli che vennero realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta. Quindi, saranno sfruttate le attività che quaranta o cinquanta anni fa fecero grandi imprese come Enel ed Eni. È qui che i ricercatori dovranno capire se quei numeri individuati in passato sono ancora di interesse proprio per le attività estrattive. I permessi tengono fuori i parchi e le zone d’interesse ambientale. Marcello De Angelis, geologo e amministratore di Energia Minerals, spiega che nel pozzo di “Cesano 6” il litio è presente in 380 parti per milione.

«È un contenuto di alto interesse. Solitamente per l’estrazione il minimo è di 150 ppm, quindi sarebbero più che sufficienti». Nella zona più vicina a Roma ce ne sarebbero, precisa, «tra i quaranta e i cinquanta pozzi» che potrebbero dare sorprese. Non bisogna immaginare il litio romano come se fosse una roccia, ma è “nascosto” nel geotermico di cui è ricca l’area che da Roma Nord porta alla Tuscia e, quindi, a Viterbo. «L’estrazione - prosegue l’amministratore - avviene trattando i fluidi una volta in superficie con procedimenti chimico-fisici. Poi vengono conservati o processati per produrre o il carbonato di litio o il cloruro di litio». Grazie a questa lavorazione si crea quello che di fatto è uno dei componenti delle batterie elettriche di nuova generazione. Un minerale ambitissimo nel mondo e che potrebbe, oggi, essere un prodotto romano “Doc”. E i tempi? «Dopo aver fatto la ricerca di base, avuti poi i permessi di estrazione, si va molto rapidamente. L’idea è arrivare a produrre litio entro il 2026», conclude De Angelis.

Ultimo aggiornamento: 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA