Pamela Mastropietro, tre anni all'ex fidanzato: condannato per spaccio e tentata induzione alla prostituzione

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Valentina Errante
Pamela Mastropietro, tre anni all'ex fidanzato: condannato per spaccio e tentata induzione alla prostituzione

Quel suo primo fidanzato, allora diciannovenne, Pamela Mastropietro lo aveva incontrato nel 2016, quando aveva solo 16 anni. Tutto sarebbe cominciato da lì. È Andrei Claudiu Nitu, secondo la ricostruzione dell’accusa, che avrebbe trascinato quella ragazzina, fragile e con disturbi di personalità, nel giro della droga, tentando anche di farla prostituire per qualche dose. Una strada senza ritorno, che avrebbe portato, due anni dopo, Pamela alla morte. Uccisa e tagliata a pezzi, il suo corpo rinchiuso in due valigie.

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Così, dopo la conferma dell’ergastolo per Innocent Oseghale, ieri, è arrivata anche la sentenza per Nitu: il gup di Roma ha condannato con rito abbreviato a tre anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. L’accusa cessione di sostanze stupefacenti e tentata induzione alla prostituzione. Anche se non sarebbe mai riuscito a convincere Pamela a concedersi in cambio di denaro. Il giovane romeno è stato invece assolto dalla contestazione di circonvenzione di incapace. 

Per il pm, approfittando dello stato di disagio e delle difficoltà della ragazza, l’aveva indotta a sottrarre i beni in casa, per venderli e racimolare qualche soldo da spendere in dosi di eroina. La procura aveva chiesto una condanna a sei anni e mezzo. 

A presentare la denuncia era stata Alessandra Verni, la mamma di Pamela, dopo aver trovato il cellulare della figlia con dei messaggi inequivocabili nei quali l’allora fidanzato faceva riferimento allo spaccio di eroina. 

La donna si era anche accorta degli oggetti che sparivano da casa, il pc, la tv, un quadro e che, presumibilmente, servivano per pagare i pusher. È il 2017 quando la madre di Pamela si presenta per la prima volta negli uffici del commissariato San Giovanni, tornerà lì altre undici in quell’anno Anche la nonna di Pamela, Giovanna Rita Bellini, denuncia Nitu. Il ragazzo viene poi arrestato per sette rapine ad altrettanti ragazzini. Per allontanare Pamela dal fidanzato e tentare la disintossicazione, la famiglia decide di ricoverarle in una struttura. È da lì che Pamela fugge nel 2018, per incontrare la morte a Macerata. Quando il suo corpo smembrato viene ritrovato, l’inchiesta a Rima è già in corso. 

«L’impianto accusatorio, ad eccezione dell’accusa per circonvenzione di incapace, ha retto», commenta l’avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela e legale della famiglia. «Aspettiamo le motivazioni, perché l’unica assoluzione è con formula dubitativa, credo perché non sia stato possibile dimostrare che Nitu abbia indotto Pamela a rubare in casa. Oggi è comunque un ulteriore piccolo grande passo verso la giustizia che dedichiamo tutte le vittime degli spacciatori. Il prossimo sarà individuare i complici di Innocent Oseghale». La Procura di Ancona, infatti, ha avocato a sé l’indagine di Macerata contro ignoti per la quale era stata chiesta archiviazione e alla quale la famiglia di Pamela si era opposta. 

Ultimo aggiornamento: 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA