Torino, ricatto osé alla compagna di scuola: «Inviamo le tue foto hot». Ventenni a processo

Giovedì 3 Ottobre 2019
Ricatto hot di due studenti 20enni all'amica: «Pagaci la pizza o diffondiamo le tue foto hot»

Abusi sessuali e violenze su giovanissimi al centro, oggi, di due vicende giudiziarie a Torino. Una trentottenne educatrice di una comunità è stata condannata a otto anni di reclusione per «atti sessuali con minore», mentre in un'aula vicina nelle stesse ore due ventenni erano processati per estorsione e violenza privata su una compagna di scuola: un ricatto, secondo l'accusa, che ruota attorno a una foto osé. 

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Era il 17 giugno 2017 quando la ragazza (oggi ventunenne) si appartò nella toilette dell'istituto scolastico con uno dei due amici, che trovò il modo di prendere un'immagine con il cellulare. Da quel giorno cominciò a sentirsi dare degli ordini. «Se non ci fai i compiti la spediamo alla tua sorellina di 11 anni», «devi uscire con noi», «pagaci la pizza». Nel corso dell'interrogatorio la stessa ventunenne ha detto che sulle prime sembrava fosse un gioco, uno scherzo. Tanto che il giudice, Federica Gallone, a un certo punto è sbottata: «Io non capisco come ragionate voialtri».

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Anche perché, con il passare del tempo la faccenda prese un'altra piega. In aula la giovane è scoppiata in lacrime: «In classe - ha detto - la voce era circolata. Ero molto imbarazzata. E poi avevo paura che i miei
genitori lo venissero a sapere. Quell'anno non riuscii a concentrarmi sugli studi e non fui nemmeno ammessa alla maturità». Alcuni studenti segnalarono la storia a un'insegnante, che fece scattare la segnalazione su cui indagarono la polizia e la pm Valentina Sellaroli. I due imputati (difesi dagli avvocati Costanza D'Ormea, Antonio Mattiace e Massimiliano Peiretti) si discolpano: «Il rapporto di amicizia è rimasto uguale - ha detto uno - anche se c'era questa battuta sulla foto. Pensavo di aver sbagliato, ma lei non ha cambiato atteggiamento ed è rimasta vicino a noi. Le ho chiesto scusa diverse volte».

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Il giovane non vuole passare per carnefice: «Per via dello stress ho perso l'anno». L'educatrice è stata processata per una vicenda cominciata nel 2015, quando il ragazzino ospite della comunità aveva tredici anni, e terminata nel 2017. Difesa dall'avvocato Andrea Fenoglio, ha negato le accuse e ha parlato solo di affetto: «È il figlio che non ho mai avuto», scriveva al marito ingelosito dall'atteggiamento di lei e da alcuni messaggi. Tuttavia il collegio ha dato ragione all'impostazione della pm Barbara Badellino accogliendo la sua richiesta.

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Ultimo aggiornamento: 20:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA