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Armi Usa all'Italia, il generale Tricarico: «Ci mancano i razzi terra-aria, da 30 anni spingiamo per rafforzare il fronte Sud»

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Marco Ventura
Il generale Tricarico: «Ci mancano i razzi terra-aria, è da 30 anni che spingiamo per rafforzare il fronte Sud»

«Il rafforzamento della difesa anti-aerea da parte americana è benvenuto, perché questa è una fragilità del nostro sistema. Ma non ce la si cava con una batteria. È migliore la situazione della sorveglianza aerea, visto che con i nostri velivoli facciamo fronte alle esigenze nazionali e pure a quelle di altri Paesi che non possono permetterselo». Ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Leonardo Tricarico è convinto che sia interesse della Nato, oltre che dell’Italia, non trascurare la minaccia sul fianco Sud dell’Alleanza.

In cosa consiste la fragilità italiana nella difesa anti-aerea?

«Nella contraerea dei missili terra-aria, è una fragilità di sistema. Esiste un programma di rafforzamento che per molte ragioni ha subito ritardi. In attesa della ristrutturazione, il sostegno offerto dagli Usa è una soluzione benvenuta. Qui non parliamo di missili intercontinentali, e neppure di sorveglianza aerea, ma di difesa anti-aerea, uno scudo a cipolla con diversi strati. L’apporto annunciato dal presidente Biden riguarda lo strato più basso. O più corto».

Il rafforzamento in Italia riguarda tutta l’Europa?

«Certo. Va ricordato che l’Italia contribuisce da 8 anni alla sorveglianza dello spazio aereo di altri stati della Nato. Adesso per esempio ci troviamo in Islanda, poi ci sposteremo in Polonia, quindi in Romania. Ma la solidarietà atlantica riguarda anche due Paesi dei Balcani. E mandiamo velivoli di quinta generazione come gli F-35». 

È cambiato qualcosa nelle regole d’ingaggio dopo l’invasione dell’Ucraina?

«In buona sostanza, no. Sono rimaste quelle del tempo di pace: il concetto fondante è che è più grave il danno che farei abbattendo un velivolo che entra nel mio spazio aereo senza esserne autorizzato, rispetto a quello che lui può causare col suo sconfinamento».

È già successo, per esempio in Estonia. Un velivolo militare russo che per 2 minuti è entrato nello spazio aereo estone.

«In questo caso lo intercetto e lo invito ad allontanarsi, con tutta una serie di segnalazioni convenzionali».

Cosa comporta il rafforzamento del contingente Usa in Italia?

«Potrebbe aumentare la componente di basi come Aviano e Sigonella. Ma questa può essere anche l’occasione per fare un tagliando alle regole che devono vigere per l’interlocuzione con gli italiani. Ogni attività si deve inquadrare in quelle della Nato. Se dovesse esserci un’attività diversa, dovrà essere autorizzata dall’autorità italiana, e il comandante italiano dell’infrastruttura dovrà essere in grado di verificare il rispetto degli accordi».

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Qual è l’interesse italiano da tutelare nella definizione delle strategie Nato? 

«Parliamo di strategia e non di tattica. Il nostro Paese dovrà sicuramente fare in modo che non venga trascurato il fronte Sud, una preoccupazione che l’Italia solleva da almeno 30 anni ma che poi si è tramutata in una minaccia reale che viene dalla sponda settentrionale dell’Africa ed è un rischio che si sta estendendo anche al Sahel ed è sempre viva nel Corno d’Africa. È fondamentale che la Nato non prenda decisioni soltanto sulla scorta degli avvenimenti di questi mesi, rispetto a un’area che vedo come un recinto aperto dal quale i buoi sono già scappati. Sia chiaro: dovranno passare decenni prima che la Russia rappresenti un pericolo non tanto per la Nato, quanto per un Paese che abbia una capacità militare come l’Italia o altri stati membri dell’Alleanza. In senso stretto, le misure di deterrenza sul fronte Est non sono neanche necessarie, mentre cresce un rischio quasi invisibile, o silente, in Libia o in Mali. Un giorno non lontano, dovremo misurarci con la Russia anche in Africa».

 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 22:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA