La Corea del Sud esce dall'accordo di intelligence con il Giappone: a rischio la sicurezza in Asia

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di Erminia Voccia

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La Corea del Sud ha annunciato che non rinnoverà l'accordo di intelligence militare con il Giappone. A dirlo è stato oggi Kim You-geun, vice-direttore dell'ufficio di sicurezza nazionale della Casa Blu. Kim You-geun ha spiegato alla stampa che il mancato rinnovo è stato deciso in seguito al «grave cambiamento» delle condizioni di cooperazione e alla mancanza di fiducia tra Corea del Sud e Giappone. A inizio mese il Giappone aveva rimosso la Corea del Sud dalla sua «lista bianca» di Paesi a cui spetta un trattamento preferenziale per l'acquisto di esportazioni giapponesi. La rimozione era avvenuta «senza presentare alcuna chiara giustificazione», ha affermato ancora Kim You-geun.

Di recente, Tokyo aveva imposto limitazioni all'esportazione di prodotti ad alta tecnologia e componentistica elettronica verso Seul, scatenando reazioni molto forti da parte della Corea del Sud e causando una guerra commerciale tra i due Paesi asiatici. La decisione aveva portato molti sudcoreani a boicottare i prodotti nipponici. L'uscita di Seul dall'accordo di intelligence militare del 2016 rischia di avere effetti molto gravi sul fronte della sicurezza, in particolare per la minaccia che proviene dalla Corea del Nord. Il patto General Security of Military Information Agreement (Gsomia) riveste un'importanza vitale per la sicurezza dei due vicini asiatici perché ha consentito lo scambio di informazioni molto sensibili. Firmato nel 2016 tra il premier giapponese Abe Shinzō e l’ex presidente sudcoreana Park Geun-hye sulla scia dei test di Kim, con l'arrivo di Moon Jae in era stato circoscritto ai programmi atomico e missilistico della Corea del Nord. L'accordo è anche una cornice fondamentale entro cui si realizza l'alleanza tra Washington, Seoul e Tokyo. Motivo per cui gli Stati Uniti stanno ora provando a lavorare per mettere d'accordo i due alleati del Pacifico. Il patto Gsomia è anche parte della strategia di Obama del “Pivot to Asia” e, nonostante non sia stato pensato espressamente per contenere Pechino, costuisce ugualmente una forma di protezione degli interessi strategici statunitensi in Asia di fronte a Cina e Russia. 

In base agli accordi, il patto viene rinnovato automaticamente ogni anno, a meno che una delle due parti non decida di uscire. In questo caso, la notifica dovrebbe arrivare entro 90 giorni dal rinnovo e la data coincide con il 23 agosto. Ecco perché la Corea del Sud ha annunciato proprio oggi di voler abbandonare il patto, dopo aver minacciato di farlo non molti giorni fa. L'idea è che Seoul voglia fare della rinuncia al Gsomia uno strumento di pressione diplomatica per ottenere concessioni da Tōkyō. I due vicini asiatici, tuttavia, sanno che mantenere in vita l'accordo serve a entrambi, in particolare adesso che Kim Jong un ha ripreso i test.

La disputa tra Corea del Sud e Giappone aveva investito l'aspetto commerciale ma traeva origine da questioni storiche e diplomatiche non risolte radicate nel passato coloniale. Le tensioni commerciali erano sorte dopo che una sierie di tribunali della Corea del Sud avevano imposto ad alcune aziende giapponesi il pagamento delle riparazioni per il lavoro forzato a cui i cittadini coreani furono costretti in tempo di guerra e durante l'occupazione nipponica della penisola coreana, occupazione iniziata a livello informale nel 1905 e andata avanti fino al 1945. Per il Giappone, tale richiesta costituisce una violazione del diritto internazionale e dei termini dall’accordo del 1965, che secondo Tokyo aveva liquidato la questione. 
Giovedì 22 Agosto 2019, 19:46
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