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Draghi da Biden insiste sulla pace: ma solo una crisi di governo potrebbe fermare l'invio di armi a Kiev

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Alberto Gentili
Draghi da Biden insiste sulla pace (ma continua a inviare armi a Kiev): per fermarlo Salvini e Conte dovrebbero aprire la crisi

Matteo Salvini, con qualche ora di ritardo, ha fatto filtrare la «grande soddisfazione» della Lega «per le parole di Draghi» che, alla Casa Bianca incontrando ieri Joe Biden, «ha insistito sul tema della pace». Ma il leader leghista corre un po’ troppo. Anzi, decisamente troppo.

Draghi in Usa, spinta per la pace. L’incontro con Biden alla Casa Bianca: «Putin non ci ha diviso, l’Europa vuole una tregua»

LA FEDELTÀ ATLANTICA

Il premier italiano non ha alcuna intenzione di incrinare il rapporto con Biden, come dimostrano le parole scandite ieri da Draghi nello Studio Ovale: «Se Putin ha mai pensato di poterci dividere, ha fallito. Siamo uniti nel condannare l’invasione dell’Ucraina, nel sanzionare la Russia e nell’aiutare l’Ucraina come ci chiede il presidente Zelensky». Insomma, una vera e propria professione di fede atlantista. Tant’è, che a dispetto di Salvini e di Giuseppe Conte, il governo non interromperà le forniture di armi all’Ucraina: nei prossimi giorni Roma darà a Kiev altri armamenti, più pesanti, in base al principio che «l’Ucraina deve potersi difendere dall’aggressione russa». E Vladimir Putin, «il bullo», non può prevalere.

 

IL MESSAGGIO EUROPEO

Ciò non toglie che a dispetto di Biden e del premier britannico Boris Johnson, determinati a ottenere la sconfitta dello zar di Mosca, Draghi a Washington (primo leader europeo alla Casa Bianca dallo scoppio della guerra) si è realmente fatto latore al presidente americano del sentiment europeo: «In Italia e in Europa la gente vuole mettere fine a questi massacri, a questa violenza, a questa macelleria» in Ucraina. «La gente pensa a cosa possiamo fare per portare la pace. Dobbiamo usare qualsiasi canale diretto/indiretto per ottenere il cessate il fuoco e negoziati credibili che portino a una pace duratura». Parole, quelle di Draghi, che vanno tradotte così: “Okay punire Mosca con le sanzioni, okay armare Kiev per scongiurarne la resa. Su questo noi europei stiamo con te. Ma limitiamo le prove muscolari e impegniamoci al massimo per fermare la guerra al confine Est dell’Unione europea”. Perché troppo pericolosa, visto il concreto rischio di un’escalation militare con l’allargamento del conflitto ai Paesi Ue. E perché economicamente devastante, oltre che fonte di drammatiche crisi umanitarie ed alimentari.

IL LIMITE E IL DRIBBLING

Ciò detto, Draghi non romperà come si diceva il patto Transatlantico. E non lo faranno neppure il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Una linea che spinge la Lega di Salvini e il M5S di Conte nell’angolo. Visto che non sono previste altre votazioni sull’invio di nuovi armamenti all’Ucraina - il governo è già stato autorizzato dal Parlamento fino al 31 dicembre: bastano decreti interministeriali, poi secretati, di Difesa, Esteri, Economia - Salvini e Conte per stoppare gli aiuti militari a Kiev dovrebbero innescare una vera e propria crisi di governo. Come? Presentando e votando una mozione, alla Camera o al Senato, che chiederebbe a Draghi di abiurare la sua linea sulla guerra inn Ucraina. Cosa che il premier non sarebbe disposto a fare. Non a caso Draghi, da alcuni giorni, sta dribblando le richieste di dibattito con relativa votazione su una risoluzione: la prossima settimana, in Senato, il premier risponderà a semplice un question time.

Ultimo aggiornamento: 18:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA