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Israele, razzi su Gaza e nuovi raid aerei: con Hamas è escalation, i rischi legati al Ramadan

Martedì 19 Aprile 2022 di Cristiana Mangani
Israele, razzi su Gaza e nuovi raid aerei: con Hamas è escalation, i rischi legati al Ramadan

La tensione è alta da giorni, da quando è iniziato il Ramadan. È stato un fine settimana di violenze intorno a un luogo sacro di Gerusalemme. Poi, ieri, le sirene hanno cominciato a suonare nel sud d'Israele: dalla striscia di Gaza, in un territorio controllato da Hamas, è stato lanciato un razzo verso il kibbutz Kissufim ed Ein Hashlos, che è stato intercettato dal sistema di difesa aerea Iron Dome, ma ha comunque provocato qualche ferito. E così, dopo mesi, Israele ha effettuato nuovi attacchi aerei in territorio palestinese.

Il missile è caduto in mare al largo di Tel Aviv. E l'esercito israeliano ha confermato che «un razzo è stato lanciato dalla Striscia di Gaza nel territorio israeliano, ed è stato intercettato dal sistema di difesa aerea Iron Dome». Ore dopo, l'aviazione israeliana ha comunicato di aver colpito un sito di produzione di armi di Hamas per rappresaglia. E Hamas, a sua volta, ha affermato di aver utilizzato la sua "difesa antiaerea" per contrastare i raid, che - secondo testimoni e fonti di sicurezza di Gaza - non hanno causato vittime. Nessuna fazione nell'enclave di 2,3 milioni di abitanti ha rivendicato l'attacco missilistico. Anche se Israele ritiene Hamas responsabile di tutto.

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Le violenze 

L'attacco segue a un fine settimana di violenze israelo-palestinesi dentro e intorno al complesso della moschea al-Aqsa di Gerusalemme, dove sono rimaste ferite più di 170 persone, per lo più manifestanti palestinesi. Fonti diplomatiche hanno a nnunciato che oggi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una sessione per discutere proprio dell'aumento delle violenze. Anche perché episodi di questo tipo avvenuto lo scorso anno, nello stesso periodo, si sono trasformati in una guerra di 11 giorni con lanci di razzi da parte di Hamas e risposta da Israele.

L'aumento delle tensioni coincide con il mese sacro musulmano del Ramadan e la festa ebraica della Pasqua. Il complesso della moschea di Al-Aqsa è noto agli ebrei come il Monte del Tempio. È il luogo più sacro dell'ebraismo e il terzo più sacro dell'Islam. I palestinesi si sono arrabbiati per le ripetute incursioni al sito da parte di fedeli ebrei, ai quali è permesso entrare ma non possono pregare lì. Il governo di Naftali Bennett ha dichiarato più volte che le forze di sicurezza israeliane hanno “mano libera” per trattare con i manifestanti. Però Hamas ha dichiarato, domenica scorsa, che «al-Aqsa è solo nostra» e ha giurato di difendere il diritto dei palestinesi a pregare in quel luogo. Ma come sempre accade in quella terra martoriata gli scontri a fuoco a Gaza e gli scontri di al-Aqsa sono solo la risposta dei quattro attacchi terroristici che si sono consumati alla fine di marzo in territorio ebraico da parte di palestinesi e arabi israeliani che hanno causato 14 vittime, per lo più civili. Ventitré palestinesi sono stati uccisi nelle violenze dal 22 marzo, compresi gli assalitori che hanno preso di mira gli israeliani. Tra questi anche Hanan Khudur, una ragazza palestinese di 18 anni morta lunedì dopo essere stata colpita dalle forze israeliane la scorsa settimana nel villaggio di Faquaa, vicino alla città di Jenin.

La situazione 

Israele ha riversato ulteriori forze nella Cisgiordania occupata. Ned Price, un portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti, ha dichiarato che Washington è «profondamente preoccupata» per l'escalation delle tensioni e che alti funzionari statunitensi sono in contatto in qyueste ore con le loro controparti di Israele, dell'Autorità palestinese e delle nazioni arabe. «Abbiamo esortato tutte le parti a preservare lo status quo storico» nel complesso di al-Aqsa ed evitare passi «provocatori», ha affermato il portavoce. Mentre la Giordania  - ha riferito il ministero degli Esteri di Amman - ha convocato l'incaricato d'affari israeliano «per consegnare un messaggio di protesta per le violazioni illegittime e provocatorie israeliane nella moschea benedetta di al-Aqsa».

 

 

 

La Giordania funge da custode dei luoghi santi a Gerusalemme est, inclusa la Città Vecchia, che Israele haha occupato nel 1967 e successivamente ha annesso con una mossa non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale. Bennett lunedì ha denunciato quella che ha definito una «campagna di incitamento guidata da Hamas» e ha affermato che Israele sta facendo ogni cosa per garantire che persone di tutte le fedi possano pregare in sicurezza a Gerusalemme. «Ci aspettiamo che nessuno creda alle bugie e incoraggi la violenza contro gli ebrei», ha detto il primo ministro, con un riferimento palesemente rivolto alla Giordania, sebbene non l'abbia mai nominata. Bennett sta affrontando una crisi politica in patria dopo che la sua coalizione ha perso la maggioranza di un seggio alla Knesset, il parlamento israeliano da 120 seggi, quasi un anno la nascita del suo governo. E domenica, Raam, il primo partito arabo-israeliano a far parte di un governo di Gerusalemme, ha dichiarato che avrebbe sospeso la sua adesione a causa delle violenze intorno alla moschea.

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA