Il presidente Maduro si insedia per un secondo mandato: centinaia di militari presidiano Caracas

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In un paese piegato dalla crisi economica e dalla repressione politica, Nicolas Maduro avvia oggi un nuovo contestato mandato presidenziale, insediandosi alla massima carica dello stato con una cerimonia boicottata dalla maggior parte dei presidenti latinoamericani. A Caracas ci saranno probabilmente i capi di stato cubano e boliviano, ma non certo il colombiano Ivan Duque, che Maduro ha accusato di complottare con Trump per ucciderlo, o il capo dello stato dell'Ecuador, che ieri ha richiamato il proprio ambasciatore o quello del Perù, che ha vietato l'ingresso nel paese a diversi esponenti del governo venezuelano.

Il giuramento arriva infatti a pochi giorni dalla netta presa di distanza dei 13 paesi riuniti nel «gruppo di Lima»: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Saint Lucia, che non riconosceranno la legittimità del nuovo mandato del presidente venezuelano. 

Le elezioni dello scorso maggio «mancavano di legittimità» perché non vi hanno potuto partecipare tutti i partiti politici, non vi erano osservatori internazionali e mancavano di standard e garanzie per un voto «equo, libero e trasparente», si legge nel comunicato firmato dai 13 paesi aderenti, in cui si chiedeva anche che Maduro trasferisse i suoi poteri all'Assemblea nazionale, il parlamento dominato dall'opposizione. Ma il presidente ha scelto di prestare giuramento non davanti all'Assemblea, come da costituzione, ma davanti alla Corte Suprema, di cui fanno parte molti suoi sostenitori. Anche se è di pochi giorni fa la notizia della defezione di uno dei giudici della massima istanza giuridica del paese.

Nella notte elementi della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) hanno preso posizione in varie zone di Caracas e del Paese a poche dal giuramento di Maduro. I militari hanno anche bloccato l'accesso alla zona centrale della capitale e hanno posto un presidio nelle adiacenze del Palazzo legislativo. Posti di controllo sono stati sistemati in Plaza Venezuela e lungo la centrale Avenida Urdaneta per controllare il traffico dei veicoli nella zona. Attraverso i social network si apprende inoltre che simili movimenti sono avvenuti nelle principali città venezuelane come San Cristbal (Stato di Táchira), Maracaibo (Zulia) e Barquisimeto (Lara), ad ovest di Caracas. Nello stesso tempo membri dei cosiddetti
collettivi armati simpatizzanti con il governo si sono dispiegati in vari quartieri popolari della capitale, sistemandosi all'interno di istallazioni denominate tribune anti imperialiste.

Maduro venne eletto la prima volta nell'aprile 2013 dopo la morte del suo predecessore, Hugo Chavez, del quale era stato vice ed è stato confermato alle contestate elezioni del 20 maggio scorso. Dal 2014 oltre 12.800 persone sono state arrestate nel paese per le manifestazioni anti-governative, mentre Human Rights Watch ha denunciato centinaia di casi di maltrattamenti ai danni di oppositori o presunti tali, inclusi 31 casi di tortura. Tre milioni di venezuelani sono riparati all'estero. Dopo il giuramento, Maduro si riserva domani di comparire davanti all'Assemblea Costituente, che gli garantisce un appoggio totale e che ha marginalizzato l'Assemblea Nazionale.
Giovedì 10 Gennaio 2019, 10:26 - Ultimo aggiornamento: 10-01-2019 21:43
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