GIUSEPPE CONTE

Conte al Senato, da «volenterosi» a «proporzionale»: le parole chiave del discorso del premier. Renzi mai citato

Martedì 19 Gennaio 2021 di Francesco Malfetano
Conte al Senato, da «volenterosi» a «proporzionale»: le parole chiave del discorso del premier

Da «volenterosi»«proporzionale», fino a «vincolo politico» e al «bisogno di voltar pagina». Dal governo dei «meridionalisti non per vocazione» alla «vocazione» (questa sì, propria dell'esecutivo) «europeista», fino al ritorno della «sympatheia» e alla scelta di non citare - senza perifrasi di weltroniana memoria ma dichiarando impossibile governare «con chi dissemina mine» - ancora Matteo Renzi. Il discorso tenuto dal premier Giuseppe Conte al Senato questa mattina, ovvero le sue Comunicazioni sulla crisi politica in atto, ha ricalcato in buona parte quello tenuto ieri a Montecitorio con un'introduzione diversa dettata dal cordoglio per la morte dello storico dirigente comunista Emanuele Macaluso. Proprio come quello di ieri però, il discorso contiene alcune parole-chiave utili come risosta alle polemiche nate alla Camera e soprattutto a comprendere la direzione che il primo ministro intende imprimere al governo che guiderà se questa sera avrà ottenuto la fiducia dei senatori. 

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L'appello ai volenterosi

Il punto cardine, quello da cui necessariamente deve partire ogni cosa, è ancora l'appello ai volenterosi. Ovvero a chi, rapidamente svestiti i panni da «responsabili» e «costruttori», ora abbia la volontà di non aprire formalmente la crisi in un momento tanto delicato. «I numeri sono importanti, oggi ancora di più, ma la qualità del progetto politico è ancora più importante - ha spiegato infatti il premier poco dopo aver preso la parola - Oggi chiediamo a tutte le forze politiche e ai parlamentari che hanno a cuore il destino dell'Italia di aiutarci a ripartire. Da Italia Viva è arrivato un grave gesto di irresponsabilità», ora «serve il voto dei volenterosi» per costruire «il massimo consenso possibile». Un orizzonte su cui il premier è tornato durante la conclusione del discorso per cui ha usato le stesse parole di ieri, riappropriandosi del concetto greco di "sympatheia": «Se il Parlamento vorrà accordare al Governo la fiducia, garantisco a tutti i cittadini che non solo continueremo a impiegare tutte le nostre energie, fisiche e intellettive, per assolvere al nostro compito. Ma ci aggiungeremo anche, come sempre, il nostro cuore, perché la politica senza la “sympatheia”, quel sentimento di reale condivisione, è una disciplina senz’anima. Costruiamo questo nuovo vincolo politico, rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il Governo e aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia. Io sono disposto a fare la mia parte. Viva l’Italia».

Tutto abbastanza nella norma fino a qui. A far storcere il naso a commentatori ed esperti (Twitter è in gran fermento) però è la risposta fornita da Conte a chi, dopo che ieri il premier aveva annunciato l'intenzione di puntare su una riforma elettorale in ottica proporzionale, ha parlato di questa iniziativa come di un'esca o di un asso pigliatutto per attirare socialisti e popolari. «Leggo delle interpretazioni, diciamo così maliziose. Negli anni passati abbiamo subito una frantumazione della rappresentanza. Sono emersi nuovi processi, anche in maniera dirompente, non possiamo fare una legge che costringa forze così diverse. Questo artificio contribuirebbe all'instabilità politica, non stabilirebbe il quadro». In pratica, il sistema maggioritario avrebbe la colpa di ingenerare ulteriore caos mentre il proporzionale garantirebbe una durata maggiore alle coalizioni. Le forze politiche, dopo le elezioni «saranno chiamate a definire accordi programmatici di alto profilo per governare, in modo da consentire una solida prospettiva politica ai cittadini» ha aggiunto, scatenando dubbi (anche ilarità per qualcuno) tra gli osservatori.

Voltare pagina


La riforma dunque, sarebbe una delle chiavi di volta per ripartire, o meglio per voltare pagina come ha più volte ripetuto il premier. «Adesso bisogna voltar pagina. Questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia».

 

Conte ha deciso di dedicare un passaggio del suo discorso anche al Sud e all'Europa. «Non siamo meridionalisti per vocazione intellettuale, siamo per colmare il gap, se non corre il Mezzogiorno non può correre l’Italia» ha detto ai senatori poco dopo aver annunciato che «E’ cresciuto del 6,7% il numero di immatricolazioni nelle università meridionali, è importante». Poi, il primo ministro ha rivedincato la vicinanza all'Ue, stabilendo che non ci sarà spazio per forze che spingono in altra direzione. «Questa alleanza sarà chiamata a esprimere una imprescindibile vocazione europeista. Forze politiche, quindi, che sono chiamate a operare una chiara scelta di campo contro le derive nazionaliste e le logiche sovraniste», ha aggiunto, chiedendo ancora una volta un «appoggio limpido e trasparente che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico».

Ultimo aggiornamento: 13:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA