Nuovo Dpcm, slittano le misure anti Covid: il governo pensa a una stretta

Mercoledì 7 Ottobre 2020 di Alberto Gentili
Nuovo Dpcm, sittano le misure anti Covid. Il governo pensa a una stretta

Il Covid-19 colpisce anche il governo e la maggioranza. Non con nuovi contagi, ma per effetto della quarantena fiduciaria imposta a 41 deputati dopo che Ricardo Merlo e Beatrice Lorenzin lunedì sono risultati positivi al virus. E per la decisione del centrodestra di uscire dall’Aula di Montecitorio. Risultato: niente numero legale e niente voto della Camera sulla risoluzione a favore della proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio. Conclusione: Consiglio dei ministri rinviato da ieri sera a oggi. E Dpcm di settembre ormai scaduto e da rinnovare fuori tempo massimo. Dopo un iniziale sbandamento, Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno deciso di sfruttare lo scivolone parlamentare per ritagliargli una settimana di tempo in più. Sette giorni utilissimi per valutare l’evolversi dell’epidemia e decidere eventuali nuove misure.

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Lo schema è il seguente: questa mattina decreto “ponte” per evitare vuoti normativi (il Dpcm del 7 settembre scade oggi), con dentro l’obbligo della mascherine all’aperto e la proroga dello stato di emergenza. Poi, tra una settimana, il nuovo Dpcm. Forse con ulteriori strette, se la situazione dovesse peggiorare. Perché, come ha detto in Parlamento il ministro Speranza, «l’Italia per ora sta meglio» di altri Paesi europei, «ma non dobbiamo farci illusioni immaginandoci di esserne fuori: c’è una fase di peggioramento oggettivo da nove settimane e questa volta la crescita dei contagi è generalizzata, riguarda tutte le Regioni». Dunque, «dobbiamo continuare sulla linea della prudenza e dobbiamo alzare il livello di guardia».

Il caos alla Camera è esploso, all’ora di pranzo, proprio quando la maggioranza è stata chiamata ad approvare la risoluzione con le comunicazioni di Speranza. Al momento del voto, con i deputati di centrodestra fuori dall’Aula per mettere in difficoltà i rosso-gialli, il presidente di turno Ettore Rosato non ha potuto far altro che certificare la mancanza del numero legale: 80 gli assenti. E ha fissato un’altra votazione un’ora dopo. 

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Il centrodestra ha esultato. Ha chiesto a Conte di venire «a riferire immediatamente». Matteo Salvini ha tuonato: «Non avete più i numeri, la maggioranza è allo sbando, litigiosa e assente perfino quando si parla di Covid». Giorgia Meloni ha rincarato: «Siete in frantumi, non riuscite neppure a garantire il numero legale e voi dovreste gestire l’aumento dei contagi e le risorse del Recovery Fund?!».

I rosso-gialli non sono stati a guardare. Con Emanuele Fiano e Davide Crippa hanno riconosciuto che la mancanza del numero legale è «un fatto politico», ma hanno puntato il dito sulle assenze da...Covid: «La maggioranza c’è, e se i colleghi in quarantena fossero stati considerati in missione - come espressamente richiesto e come ampiamente discusso dalla Giunta per il regolamento lo scorso mese di marzo - ci sarebbe stato anche il numero legale. In un momento delicato come questo che sta attraversando il Paese, è grave che alcune opposizioni non perdano occasione per strumentalizzare una situazione strettamente legata alla pandemia».
 

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Fiano è poi andato a far di conto. E ha sfornato i numeri: «Noi dem abbiamo 21 persone impedite per legge a partecipare alla seduta perché in quarantena, al gruppo M5S sono 14, più 5 Italia viva, 1 Leu. In tutto 41, se non 45», includendo chi si è sottoposto a tampone. Replica di Francesco Lollobrigida di FdI: «Il Covid non c’entra niente, la maggioranza su un provvedimento così importante come la proroga dell’emergenza non è in grado di garantire le presenze». Un’ora dopo stesso copione. Stesse assenze e nuova mancanza per 8 voti, con il centrodestra fuori dall’emiciclo, del numero legale. Conclusione: Rosato ha rinviato questa mattina alle 10 la nuova votazione. Slittamento che ha portato con sé anche il rinvio del Consiglio dei ministri e della conferenza Stato-Regioni sul nuovo Dpcm. Così Fiano, Crippa e Federico Fornaro di Leu hanno chiesto una convocazione urgente della riunione dei capigruppo.

Qui è andato in scena un nuovo scontro: la maggioranza, preoccupata che a causa della quarantena fiduciaria possano mancare i voti per approvare la Nota di aggiornamento del Def (serve la maggioranza assoluta), ha chiesto il voto a distanza o che chi è assente per Covid venga ritenuto in missione.  E pensare che poco prima Sergio Mattarella aveva lanciato un appello: «E’ necessario uno sforzo comune e un impegno convergente da parte delle istituzioni, delle imprese, di tutte le componenti sociali» per fronteggiare il Covid e permettere al Paese di ripartire. La palla in serata è passata alla Giunta per il regolamento. La sentenza, dopo un’accesa discussione: I deputati in quarantena per cui l’autorità ha limitato la circolazione, d’ora in poi verranno considerati automaticamente in missione». E quindi non verranno conteggiati ai fini del numero legale.

Ultimo aggiornamento: 15:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA