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MARIO DRAGHI

Draghi, il discorso all'Onu: «Condanniamo con fermezza le nuove violazioni di Putin, avanti con Nato e Ue»

Mercoledì 21 Settembre 2022 di Alberto Gentili
Draghi, il discorso all'Onu: «Condanniamo con fermezza le nuove violazioni di Putin, Mosca calpesta le regole»

«Anche nei prossimi anni l'Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della Nato, aperta all'ascolto e al dialogo». Mario Draghi, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu, ancora una volta rassicura le cancellerie internazionali: chiunque vincerà le elezioni di domenica non modificherà la linea euro-atlantica del nostro Paese. E sarà determinato «a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale». I toni scelti dal premier sulla guerra ai confini europei sono gravi. «Finora la Russia non ha dimostrato di volere la fine del conflitto: i referendum per l'indipendenza nel Donbass sono un'ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza». Anche perché, «l'aggressione dell'Ucraina e le crisi che ne derivano alimentare, energetica, economica mettono a rischio i nostri ideali collettivi come raramente era accaduto dalla fine della Guerra Fredda». Draghi, davanti all'Assemblea, descrive le «violenze e i soprusi» russi in Ucraina. Rimarca l'ineluttabilità della reazione dell'Occidente a Mosca: «L'unica scelta coerente con gli ideali di giustizia e fratellanza alla base dell'Onu». E difende le sanzioni: «Con un'economia più debole la Russia, che ha tentato di dividerci usando il gas come arma di ricatto, avrà più difficoltà a reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia». Tanto più dopo che «Kiev ha acquisito un vantaggio strategico importante».

 

Draghi coglie poi l'occasione per rinnovare la richiesta all'Unione europea a mettere un tetto al prezzo del gas: «Bisogna ridurre ulteriormente i finanziamenti che mandiamo alla Russia». E «sostenere gli Stati membri mentre questi sostengono Kiev». E chiede di «fare di più per aiutare le imprese e i cittadini a fronteggiare i rincari» energetici: «Colpiscono i meno abbienti, aggravano la povertà e le disuguaglianze». «Non possiamo dividerci tra Nord e Sud». Dopo aver ricordato che l'Italia «ha agito senza indugi» contro l'aggressione russa assieme a Nato, Ue e G7 - un esempio per chi gli succederà a palazzo Chigi - il premier mette a verbale: «Il nostro obiettivo è la pace». Dunque, l'Italia resta in prima linea per provare a raggiungere un accordo il prima possibile». Non manca una denuncia del rischio di «una catastrofe nucleare», se non verrà «smilitarizzata l'area» della centrale di Zaporizhzhia. E l'appello a dare spazio e peso alla lotta contro il cambiamento climatico: «La crisi ambientale ci coinvolge tutti e dobbiamo uscirne tutti assieme». Ed ecco un passaggio, una volta chiarito che l'Italia «è il principale contributore di caschi blu tra i Paesi europei», sulla «necessità di riformare il Consiglio di sicurezza dell'Onu» (questione annosa), «per renderlo più rappresentativo, efficace, trasparente». Draghi, prima dell'Assemblea dell'Onu ha incontrato 150 giovani provenienti da tutto il mondo per il Youth4Climate: «Sono pienamente consapevole delle vostre aspettative e della vostra grande fame di cambiamento. Dobbiamo fare di meglio, più velocemente». Era seguita chiosa con un gruppo di studenti di Treviso: «Avrò tempo libero, verrò a trovarvi...». Soprattutto il premier, poche ore prima, aveva pronunciato un discorso di peso ricevendo il premio di statista dell'anno in occasione della Annual Award dinner della Fondazione Appeal of Conscience. Qui Draghi aveva indicato una sorta di manuale di comportamento per difendere le democrazie dai regimi autoritari, con cui «occorre essere disposti a collaborare». «La questione di come affrontiamo le autocrazie», aveva detto, «definirà la nostra capacità di modellare il nostro futuro comune per molti anni a venire».

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IL DECALOGO Per il premier «la soluzione risiede in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno. Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società». Vale a dire: «La nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, il nostro rispetto dei diritti umani, il nostro impegno per la solidarietà globale». «Questi ideali», aveva scandito Draghi, dovranno «guidare la nostra politica estera in maniera chiara e prevedibile. Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo». E questo perché le «autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione». Perciò «dovremmo evitare l'ambiguità, per non pentircene in seguito». Infine, «occorre essere disposti a collaborare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali».

Ultimo aggiornamento: 12:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA