Covid, dal vaccino di Oxford forte risposta immunitaria: i risultati su Lancet

Lunedì 20 Luglio 2020
Covid, dal vaccino di Oxford forte risposta immunitaria: i risultati su Lancet

Nello stesso giorno, la rivista scientifica Lancet pubblica due studi che accendono la speranza, anche se l'invito resta quello alla cautela: il vaccino anti-Covid ChAdOx1, messo a punto dallo Jenner Institute della Oxford University con la collaborazione dell'italiana Irbm, ha indotto una «forte risposta immunitaria» contro il virus SarsCov2 con il quadruplicarsi degli anticorpi nel 95% dei partecipanti alla sperimentazione ad un mese dalla vaccinazione. 

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Ed un primo risultato positivo è stato pubblicato anche per il vaccino cinese Ad5-vectored COVID-19 vaccine: è sicuro ed induce anch'esso una risposta immunitaria. Mentre aumentano i casi di Covid nel mondo, la comunità scientifica e non solo attendeva con ansia i primi dati certi sul vaccino ed i risultati di oggi, che riguardano ben due candidati vaccini, lasciano ben sperare. Tuttavia, è ancora presto per cantare vittoria, ha avvertito il ministro della Salute Roberto Speranza. «Serve ancora tempo e prudenza. Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell'Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni, sono incoraggianti. 

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L'Italia, con Germania, Francia e Olanda - ha commentato - è nel gruppo di testa per questa sperimentazione. Continuiamo ad investire sulla ricerca scientifica come chiave per sconfiggere il virus». Anche l'Oms parla di «buona notizia» ed il premier britannico Boris Johnson ha definito i risultati «molto positivi»: il successo e l'efficacia del vaccino Oxford «non sono ancora garantiti - ha rilevato - ma si tratta di un passo importante nella giusta direzione». Il vaccino dello Jenner Institute, infatti, ha indotto immunità fino al 56/mo giorno della sperimentazione in corso secondo i risultati preliminari riferiti alla fase 1-2 dei test che ha coinvolto 1.077 adulti sani. In tutti i partecipanti è stata indotta una risposta immunitaria con cellule T, mentre l' attività neutralizzante contro SarsCov2 è stata evidenziata nel 91% dei partecipanti ad un mese dalla vaccinazione e nel 100% di quelli che hanno ricevuto una seconda dose. Tuttavia «ulteriori studi - avvertono i ricercatori - sono necessari per confermare se il vaccino protegga effettivamente dal Covid-19» e la fase II-III di sperimentazione è già in corso in Gran Bretagna, Brasile e Sud-Africa e, a breve, negli Usa. Intanto, accordi per il rifornimento di oltre 2 miliardi di dosi di vaccino sono stati già fatti con Gran Bretagna, Usa, India e varie organizzazioni europee, fa sapere l'azienda produttrice AstraZeneca che ribadisce l'impegno per un «ampio ed equo accesso».

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Risultati altrettanto positivi si sono registrati anche per il vaccino cinese, testato in fase II su oltre 500 soggetti e tecnicamente simile al prototipo di Oxford (entrambi utilizzano degli adenovirus come vettori): è sicuro e ha indotto una risposta immunitaria nel 95% dei partecipanti al trial, misurata fino a un mese dall'immunizzazione. I test di fase III sono in corso. Intanto i numeri della pandemia nel mondo continuano a crescere: aumentano i casi in Africa, avverte l'Oms, con il Sudafrica che, contando oltre 360.000 contagi, è il quinto paese più malato al mondo. Ed un record di 40mila casi in 24 ore si è registrato in India, dove si supera il milione di positivi.

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Notizie incoraggianti giungono tuttavia anche dal fronte dei farmaci allo studio. In pista contro la Covid-19 scendono ora anche 3 nuovi anticorpi monoclonali, derivati dal sangue di pazienti guariti, un nuovo promettente farmaco sintomatico per le forme più gravi della malattia a base di interferoni beta-1a e testato nel Regno Unito, ed un vecchio medicinale (il fenofibrato) che si sarebbe dimostrato in grado di inibire la capacità del SarsCov2 di riprodursi nelle cellule dei polmoni. Per tutti è atteso a breve l'avvio della sperimentazione sull'uomo. Una nuova bocciatura arriva invece per l'idrossiclorochina: il farmaco antimalarico e antireumatico non ha diminuito in modo sostanziale ricoveri e letalità nel trattamento di pazienti con forme lievi di Covid-19, evidenzia uno studio pubblicato questa settimana su Annals of Internal Medicine.

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Ultimo aggiornamento: 21 Luglio, 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA