Quarantena breve, contagi in discesa: asintomatici “liberati” dopo l’arrivo del picco

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Mauro Evangelisti
Quarantena breve, contagi in discesa: asintomatici “liberati” dopo l’arrivo del picco

Dieci giorni per cambiare le regole. Prima di alleggerire le restrizioni, smussare gli spigoli del sistema dei colori conteggiando, ad esempio, come ricoveri solo quelli causati da sintomi Covid, e snellire la gestione delle quarantene, il ministro della Salute, Roberto Speranza, vuole capire se davvero la corsa della pandemia sta rallentando.

 

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Asintomatici “liberati” dopo l’arrivo del picco

Ieri ha scritto alle Regioni per convocare il tavolo di confronto tecnico; per il Ministero ci saranno i dirigenti Gianni Rezza e Andrea Urbani, il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, e un rappresentante indicato dal commissario Francesco Figliuolo. In queste ore le Regioni indicheranno la loro squadra e poi comincerà il confronto. Ciò che si è visto ieri, alla voce dati, sembra rafforzare la linea della rivisitazione delle regole, pur mantenendo la guardia alta. Un calo così evidente dei nuovi casi positivi non si vedeva da tempo. Non certo perché gli 83.403 di ieri sono 66mila in meno del giorno prima, confronto ingannevole a causa del ridotto numero di tamponi eseguiti di domenica. Semmai a saltare agli occhi è il paragone con il lunedì della settimana precedente, quando i positivi furono 101.762, dunque il 20 per cento in più.

 

 

 

I DATI

E il tasso di positività? Ieri era al 15,4 per cento, la settimana prima al 16,6 per cento, dunque anche quel valore conferma che la frenata è reale. Certo, resta sempre l’incognita della riapertura delle scuole, avvenuta poco più di una settimana fa, un tempo ancora insufficiente per comprendere se il contraccolpo del ritorno tra i banchi possa fare scattare una risalita dei casi. Ma la fotografia del momento è comunque incoraggiante (per quanto lo possa essere con quasi 21mila pazienti Covid in ospedale, di cui 1.717 in terapia intensiva e altri 287 decessi). Per questo il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha aperto al confronto con le Regioni che hanno chiesto una serie di interventi di modifica delle regole di gestione di questa pandemia che porti a una semplificazione ed eviti la paralisi del Paese. Tre i filoni di discussione: snellimento delle quarantene per chi è positivo asintomatico e vaccinato con tre dosi.

 

 

Il Regno Unito ad esempio ha ridotto a cinque i giorni di isolamento; l’Emilia-Romagna, ieri, ha invece ufficializzato lo strumento del test fai-da-te per confermare la negatività, in modo da liberare molti cittadini dalla prigionia della burocrazia. «La sperimentazione sviluppa il concetto di autosorveglianza. Stiamo parlando di una popolazione che non deve neanche fare la quarantena» ha spiegato l’assessore alla Salute, Raffaele Donini, che, quale presidente della Commissione sanità della Conferenza delle Regioni, guiderà il confronto con il governo.

 

TRATTATIVA

Altri due i temi forti della trattativa: rivedere il sistema di calcolo dei ricoveri per Covid, scorporando quel 34 per cento di pazienti che in ospedale vanno per altre ragioni e vengono trovati positivi, ma asintomatici. Su questo l’intesa appare possibile, tanto che qualche giorno fa era pronta anche una circolare che però, dopo la rivolta dei sindacati dei medici, è stata congelata. Vari governatori spingono anche per rivedere il sistema dei colori, considerato superato, ma al Ministero della Salute su questo sono perplessi, perché un meccanismo di emergenza è necessario: il paracadute è rappresentato non tanto dalle fasce bianca, gialla o arancione che dopo l’avvento del Super green pass incidono veramente poco nella vita quotidiana dei cittadini, ma dalla rossa, che assomiglia a un lockdown e che scatta quando il tasso di saturazione delle terapie intensive supera il 30 per cento, delle aree mediche il 40.

 

 

I RICOVERI

Ancora questo spettro generalizzato appare lontano, anche perché ad esempio, come spiega Agenas, il tasso nazionale di occupazione per le terapie intensive si è stabilizzato da sei giorni al 18 per cento. Occhio però: le aree mediche sono salite, in media, al 29 per cento, ma vi sono alcune regioni come la Liguria al 38 per cento. Molta preoccupata la Valle d’Aosta (l’unica oggi in arancione), realtà piccola e con pochi posti letto, in cui anche un solo paziente causa un incremento significativo della percentuale. Ieri il governatore della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, ha spiegato: «Passare in rosso per noi sarebbe una tragedia, vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita in un momento dove finalmente c’è una fase di ripresa». Già è scattato il contingentamento nelle piste da sci, mentre i ricoverati all’ospedale Parini di Aosta sono 78, di cui otto in Rianimazione (su 33 posti letto). Se la soglia di occupazione in area medica è ampiamente superata (50 per cento), in terapia intensiva bastano altri due pazienti per portare la Valle d’Aosta in zona rossa. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 11:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA