Vaccino italiano, il governo mette i soldi nella cura ReiThera-Spallanzani: via libera entro l’estate

Martedì 26 Gennaio 2021 di Mauro Evangelisti
Vaccino italiano, il governo mette soldi nel siero ReiThera-Spallanzani: via libera entro l estate

I fatti di queste settimane, con i ritardi nelle forniture di Pfizer e i tagli annunciati da AstraZeneca, hanno dimostrato che sarebbe importante per il nostro Paese avere a disposizione un vaccino sviluppato e prodotto in Italia. Per questo, ieri mattina Invitalia (agenzia governativa il cui amministratore delegato è Domenico Arcuri che è anche commissario per l’emergenza) ha annunciato che acquisirà il 30 per cento del capitale di Reithera, la società che sta sviluppando il vaccino e che ha concluso la fase 1 della sperimentazione in collaborazione con lo Spallanzani di Roma. E che aveva già ricevuto 5 milioni di euro di finanziamenti dalla Regione Lazio. Ora tocca alle fasi 2 e 3, decisive, per le quali si stanno cercando i volontari: potrebbero essere svolte anche in Messico. 

Se tutto andrà bene, si punta a richiedere l’autorizzazione all’Ema entro l’estate, per produrre 100 milioni di dosi all’anno. Possibili 40 nuove assunzioni a Reithera. Spiegano da Invitalia: «Il nostro CdA ha approvato il contratto di sviluppo presentato da Reithera che finanzia un investimento industriale e di ricerca da 81 milioni di euro. Gran parte dell’investimento, 69,3 milioni, sarà destinato alle attività di Ricerca & Sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid. La restante quota (11,7 milioni) sarà utilizzata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano (Roma), dove sarà prodotto il vaccino». «È un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute» spiega Arcuri.

Antonella Folgori e Stefano Colloca, soci di Reithera: «Siamo orgogliosi di aver concluso l’accordo con Invitalia, il cui intervento potrà accelerare lo sviluppo del vaccino italiano, a cui Reithera sta lavorando con professionalità e dedizione fin dall’inizio della pandemia». Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio: «Noi abbiamo già contribuito, ora sarebbe importante che oltre allo Stato anche altre regioni investissero su questa operazione».

Nella prima fase l’esito della sperimentazione è stato molto promettente. Questo vaccino è monodose, caratteristica che semplifica le operazioni di distribuzione. Ma serve investire su nuovi vaccini visto che ve ne sono altri già autorizzati? Sì. E non solo per evitare di essere dipendenti dalle compagnie come Pfizer e AstraZeneca che ormai hanno una posizione di forza. Secondo gli scienziati, è molto probabile che con la presenza di Sars-CoV-2 dovremo convivere a lungo, sia pure in modo molto meno traumatico. Ci sarà la necessità, anche a causa delle varianti, di ripetere annualmente le vaccinazioni, esattamente come si fa per l’influenza. Se la produzione dei vaccini, magari adattati ogni anno alle possibili mutazioni, avverrà in Italia, tutto sarà più semplice.

Secondo D’Amato «avere più strumenti è importate, avere una nostra indipendenza dalle grandi multinazionali sarebbe un elemento ulteriormente utile», mentre il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, aggiunge: «Questo è un vaccino anti Covid monodose, che si mantiene tra 2 e 8 gradi, è un prodotto unico e assolutamente straordinario, uno strumento, che aiuterà tutto il nostro Paese ad uscire finalmente dalla pandemia». 

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Come funziona il farmaco di Reithera, un’azienda biotech che ha sviluppato GRAd-COV2 (questo il nome del candidato vaccino) anche con il sostegno del Ministero della Ricerca scientifica e che si è avvalsa della collaborazione oltre che dello Spallanzani di Roma anche dell’Ospedale universitario di Verona? Ha spiegato l’azienda, in occasione del completamento della fase 1 di sperimentazione: «È basato su un vettore adenovirale (chiamato GRAd), derivante dalle scimmie (gorilla) e modificato affinché non possa replicarsi. Questo vettore, brevettato da Reithera, codifica l’intera proteina Spike, che consente al nuovo coronavirus di entrare nelle cellule umane».

L’esito della prima fase della sperimentazione ha coinvolto 90 volontari e ha dato un responso incoraggiante sia sul fronte dell’efficacia sia su quello della sicurezza. Completare la fase 3 della sperimentazione comporterà alcuni problemi pratici: bisogna arruolare un numero sufficiente di volontari, se possibile anche in Paesi in cui il virus circola molto di più che in Italia. Ieri si ipotizzava l’autorizzazione per giugno, ma probabilmente bisognerà attendere l’estate.
 

Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA