Scuola, caos tra Dpcm e Tar. Regioni: adesso chiarezza

Martedì 19 Gennaio 2021
Scuola, caos tra Dpcm e Tar. Regioni: adesso chiarezza

È caos sulla riapertura della scuola: da un lato ci sono i Dpcm che stabiliscono dove e come i ragazzi possono frequentare e quando no. Poi ci sono le ordinanze regionali, che spesso sono più restrittive rispetto alla norma nazionale e che in più casi sono state impugnate da comitati di genitori i quali chiedono che i figli rientrino a scuola. Infine ci sono i tribunali amministrativi, che chiamati a pronunciarsi, a volte hanno costretto le Regioni a riaprire le scuole prima di quanto queste avessero voluto (è il caso dell'Emilia Romagna) mentre altre volte hanno dato ragione ai provvedimenti dei governatori. È di oggi, per esempio, la notizia che il prefetto ha costretto il preside dell'Istituto Ipsia di Tortolì, in Ogliastra, a chiudere nuovamente la scuola che due giorni fa aveva aperto i cancelli per riaccogliere i ragazzi: la motivazione è che l'ordinanza del governatore sardo, che ha previsto la Dad fino al 1 febbraio, ha più forza del Dpcm del governo.

Una babele di indicazioni e disposizioni, insomma, a cui si aggiungono ogni giorno le proteste sia dei ragazzi che vorrebbero tornare a scuola - come molti degli studenti delle superiori in Lombardia che da giorni manifestano davanti al Pirellone o occupano i loro istituti - sia di quelli che vorrebbero rimanere ancora a casa con la didattica a distanza, preoccupati per i contagi e anche per interrogazioni, verifiche e compiti in classe che ora li attendono 'a rafficà anche perchè il quadrimestre sta per concludersi e i docenti devono mettere nero su bianco i giudizi. Ieri e oggi nella capitale tanti ragazzi hanno manifestato e non sono entrati a scuola sia in licei storici come il Pasteur, il Cavour, il Tacito sia in quelli più periferici come l'Ettore Majorana. Intanto i governatori sono preoccupati: temono che le loro ordinanze presenti e future possano continuare ad essere impugnate, con tutte le conseguenze legali e pratiche che questo comporta e sono preoccupati dalle parole del Cts che ha ammonito i governatori che non aprono ad assumersene la responsabilità. Di qui la richiesta di incontro avanzata dai presidenti di Regione ai ministri Speranza e Boccia.

C'è «l'assoluta necessità di un chiarimento, anche di natura normativa, che risolva» la situazione «di incertezza che va a discapito in primo luogo di studenti, genitori e di chi nella scuola lavora», ha scritto oggi il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini nella lettera inviata ai ministri nella quale si chiede un incontro urgente. «Ho firmato due ordinanze conoscendo la gravità della chiusura delle lezioni in presenza, ma sapendo anche che tutta la prevenzione ci segnala che la didattica in presenza rappresenta un pericolo per professori, studenti, personale Ata e famiglie», ha detto oggi il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga.

«Chiediamo più chiarezza, vorremmo una linea univoca di conduzione di questa crisi pandemica, un'azione con una linea conduttrice comune», gli ha fatto eco il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. «Ripristiniamo le competenze statali sull'istruzione e facciamolo velocemente», è la richiesta del segretario Flc Cgil, Francesco Sinopoli. «Nella schizofrenia decisionale, tra pareri scientifici che non hanno potere ordinatorio e prese di posizione delle istituzioni nazionali e locali che non determinano alcun cambiamento, arroccate per lo più su posizioni ideologiche, la scuola si divide in mille pezzi», ha osservato sconsolata la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi. Intanto al ministero dell'Istruzione ferve il lavoro per preparare l'esame di Maturità 2021: due le ipotesi, o si ricalcherà l'esame dello scorso anno, con una sola prova orale in presenza, davanti ad una commissione di docenti interni; o si prevederà una sola prova scritta (invece di due) e una prova orale.

 

Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA