«Ero una bambina, su di me violenze per 5 anni»: vittima sconvolge il summit vaticano

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di Franca Giansoldati

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Città del Vaticano - Violentata ripetutamente da un prete italiano a 11 anni. E' andata avanti così per cinque lunghi anni. Allora era una bambina. Nessuno se n'è accorto e lei si vergognava a parlare. Oggi questa signora - che nella video intervista si mostra ai vescovi e ai cardinali presenti nella sala del summit vaticano sugli abusi - calibra bene le parole per trasmettere la via crucis di ogni sopravvissuto. A qualsiasi latitudine.

«Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui, lui, bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse. Pensavo: se non mi muovo, forse non sentirò nulla; se non respiro, forse potrei morire. Quando terminava, riprendevo quello che era il mio corpo, ferito e umiliato e me ne andavo credendo persino di essermi immaginata tutto. Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: sarà stata sicuramente colpa mia!».

L'identità di questa signora resta volutamente ignota. Meno anonima, invece, la sua domanda: «Dov’era, Dio?... Quanto ho pianto su questa domanda! Non avevo più fiducia nell’Uomo e in Dio, nel Padre-buono che protegge i piccoli e i deboli. Io bambina ero certa che nulla di male potesse venire da un uomo che profumava di Dio! Come potevano le stesse mani, che tanto avevano osato su di me, benedire e offrire l’Eucarestia? Lui adulto e io bambina... aveva approfittato del suo potere oltre che del suo ruolo: un vero abuso di fede!»

Da quelle violenze nascoste è arrivata la malattia. «Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamene sola, tacevo il mio dolore. Tutto veniva attribuito all’ansia per la scuola che improvvisamente, andava malissimo».

A 26 anni i ricordi affiorano con il flash back.

«Da allora, fino ad oggi - ha raccontato - continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. Un percorso che si fa per lo più in solitudine e con l’aiuto di qualche specialista, se possibile. L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere...sempre! Puoi solo imparare, se ci riesci, a farti ferire di meno».

«Noi vittime, se riusciamo ad avere la forza di parlare o denunciare, dobbiamo trovare il coraggio di farlo pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena canonica. Ciò non può e non deve essere più così! Ho avuto bisogno di 40 anni per trovare la forza della denuncia. Volevo rompere il silenzio di cui si nutre ogni forma di abuso; volevo ripartire da un atto di verità, scoprendo poi che questo atto offrivo un’opportunità anche a chi aveva abusato di me».
La vittima aggiunge: «La Chiesa può andare fiera della possibilità di procedere in deroga ai tempi di prescrizione (diritto negato dalla giustizia italiana), ma non del fatto di riconoscere come attenuante, per chi abusa, l’entità del tempo trascorso tra i fatti e la denuncia (come nel mio caso). La vittima non è colpevole del suo silenzio! Il trauma e i danni subiti sono tanto maggiori quanto più è lungo il tempo del silenzio, che la vittima trascorre tra paura, vergogna, rimozione e senso di impotenza. Le ferite non vanno mai in prescrizione, anzi! Oggi io sono qui, e con me ci sono tutti i bambini e le bambine abusati, le donne e gli uomini che provano a rinascere dalle loro ferite, ma c’è, soprattutto, anche chi ci ha provato e non ce l’ha fatta, e da qui, e con loro nel cuore, dobbiamo ripartire insieme». 
Sabato 23 Febbraio 2019, 10:08 - Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 12:42
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4 di 4 commenti presenti
2019-02-26 13:32:54
Il problem della chiesa cattolica e la repressione che da millenni si sono imposti....liberatevi!!!
2019-02-23 12:04:59
Non sono d'accordo con aurobindo... Quanti papà e quanti nonni hanno abusato e abusano in famiglia, a volte anche con il beneplacito degli stessi familiari... Non si risolve facendo creare una famiglia si sacerdoti. Piuttosto co pene severe non semplici allontanamento dal proprio ministero
2019-02-23 22:03:13
Lore sono molto più frequenti gli abusi sessuali da parte degli ecclesiastici di quanti ne sono di quelli che si verificano purtroppo all interno delle mura familiari . Analizzando una proporzione è chiaro che esistono miliardi di famiglie rispetto a qualche 100naio di migliaia di ecclesiastici , il che significa qualcosa non quadra . Il corpo umano come quello animale è provvisto di un organo chiamato libo che quando associa la vista a qualcosa affine stimola l appetito sessuale , esattamente come all interno dello stomaco ci sono succhi gastrici che stimolano l appetito . Reprimere l appetito sessuale equivale a reprimere l appetito alimentare . Qualsiasi repressione delle normalie funzioni del corpo umano porta ad anomalie dello stesso , quali possono essere nell ordine di anomalie psichiche , ma anche fisiche . Ci siamo capiti una volta per tutte ?
2019-02-23 11:03:02
Sarebbe opportuno che la Chiesa dicesse con chiarezza che il mondo sessuofobo che ha imposto per 1200 anni non esiste in natura. Il mondo è così e nessuno lo potrà mutare. I modi per combattere le deviazioni esistono e necessitano che di sesso se ne parli e se ne discuta liberamente il più possibile, e soprattutto è importante concedere ai ministri del culto la possibilità di avere una vita normale, fatta anche di famiglia e di figlioli.

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