Casamonica, le minacce alle vittime sui social: «Sono animali che squartano le persone»

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di Michela Allegri

Le versioni concordate con i boss detenuti, per sviare le indagini sul clan. I componenti della famiglia ricercati, e ancora latitanti, tenuti nascosti per evitare nuovi arresti. Le lettere recapitate all'interno del carcere e le minacce, sempre più feroci, per consolidare all'esterno il prestigio del gruppo criminale, nonostante la retata che lo scorso giugno ha decapitato la cosca dei Casamonica, facendo finire in prigione 37 affiliati. E ancora: il potere mafioso ostentato sui social. Un uso «smodato di Facebook e Instagram» per pubblicare fotografie di Rolex e auto di lusso «con fare smargiasso». Oppure, per dimostrare nei post disprezzo nei confronti degli inquirenti: «Con estrema sfacciataggine si mostravano sicuri di una sorta d'impunità avverso le prossime sentenze nei processi cui erano sottoposti», scrive il gip Gaspare Sturzo nell'ordinanza con cui, due giorni fa, ha disposto l'arresto di altri 23 componenti del clan Casamonica.

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IL MODELLO
Ostentazione e violenza che, per il giudice, danno la misura di come la cosca avesse creato un vero e proprio «modello di sistema criminale organizzato». Tutto faceva parte di un progetto preciso: «Il popolo deve avere paura quando sente il cognome dei Casamonica - chiosa il gip - l'uso dei network e l'ostentazione della ricchezza illecita fanno parte di questa strategia criminale». La stessa strategia che puntava anche a spaventare le vittime, per costringerle a non denunciare le violenze subite, o a ritrattare le versioni già fornite ai pm. Agli atti, decine di verbali di testimoni terrorizzati: «Se queste dichiarazioni dovessero essere rese pubbliche sarei un uomo morto»; «Sono la famiglia più pericolosa d'Italia, sono animali che squartano le persone, me sparano in testa»; «Io nemmeno sotto tortura denuncio».

I LATITANTI
Un sistema che non è crollato nemmeno quando i boss sono finiti in carcere la scorsa estate. Tanto che gli inquirenti sottolineano come il capoclan Giuseppe Casamonica avesse mantenuto «il ruolo di capo anche se detenuto», prima di essere trasferito in regime di massima sicurezza.
Chi fino a due giorni fa era rimasto a piede libero, invece, si era organizzato per evitare nuove retate e per proteggere chi era riuscito a sfuggire all'arresto. Come ha fatto Asia Sara Casamonica, ora sottoposta all'obbligo di dimora. L'aggiunto Michele Prestipino e il pm Giovanni Musarò le contestano il favoreggiamento per avere coperto la latitanza di Guerrino Casamonica, figlio del capoclan che, dopo la retata, «era rimasto il più alto referente in grado della cosca in stato di libertà per la fuga in corso», si legge nell'ordinanza. Si nascondeva a casa di Asia Sara. Era stata sempre lei a forzare i sigilli della villa del boss e a rioccuparla nonostante la confisca. Un'azione che è «una sfida allo Stato», scrivono i carabinieri di Frascati in un'informativa.

LA LETTERA
Ma c'è di più. Dalle indagini è emerso che la donna «continua a intrattenere corrispondenza epistolare con Giuseppe Casamonica, suo suocero». Poco tempo fa gli ha inviato una lettera da cui «emerge una promessa di fedeltà incondizionata per il futuro», sottolinea il gip. «Non sapete come è brutto stare senza voi, mancate come l'aria, non vedo l'ora di vedervi, io ci sono sempre non vi abbandono, lo giuro», ha scritto la donna.
Mercoledì 17 Aprile 2019, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 17-04-2019 10:44
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