Roma, la beffa del campo rom di Castel Romano: in 15 anni costato 20 milioni

Sabato 11 Luglio 2020 di Camilla Mozzetti
La beffa di Castel Romano: in 15 anni costato 20 milioni

C’è una donna che scuoia un capretto, uno sciame di mosche a farle compagnia mentre una bambina (poco meno di 3 anni a vedere il suo corpicino senza scarpe e ricoperto di polvere) dorme frastornata dal caldo su un materasso lurido. Intorno, le stesse baracche di sempre o quello che ne resta dopo il rogo che qualche settimana fa ha arso, distruggendo, alcuni moduli abitativi nel settore che il Campidoglio è pronto a sgomberare entro il 10 settembre: l’area F. A guardarlo da fuori, mentre si percorre la via Pontina, il campo nomade di Castel Romano è un mostro piegato ancora dai rifiuti.

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LE SPESE
Un grande pachiderma di abbandono e degrado che dalla nascita - era il 2005 - ha fagocitato alle casse comunali più di 20 milioni di euro per i soli costi di gestione. A titolo esemplificativo: sette anni fa il campo è costato a Roma Capitale più di 5 milioni di euro, il 70% dei quali spesi per coprire i costi di gestione. Oggi a Castel Romano - come conta l’amministrazione comunale - vengono spesi annualmente 961 mila euro: 390 mila per le utenze, 130 mila per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti, oltre 400 mila euro per lo spurgo dei liquami e altri 41 mila per la manutenzione. Quasi un milione di euro per avere indietro un’area di oltre 41 mila mq dove pende un’emergenza sanitaria, denunciata dall’Asl Roma 2, e dove i cumuli dei rifiuti continuano a crescere e a dar ristoro ai roditori.

L’illusione che qualcosa sia già cambiato dopo la visita a sorpresa della sindaca Virginia Raggi un paio di pomeriggi fa è presto sfatata: all’ingresso del campo circondato da luccicanti barriere in jersey, con l’asfalto ripulito e la segnaletica orizzontale appena dipinta, ci sono almeno 20 agenti della polizia locale che su quattro turni giornalieri garantiscono una vigilanza h24. Ma basta entrare nel campo per vedere montagne di rifiuti, piccoli fumi che escono da quelli che bruciano al sole, moduli trasformati in baracche, topi che scorrazzano, bambini che ci giocano. Stando all’ultimo censimento vi risiedono 452 persone, quindici anni fa erano 1.062, più di 200 sono i minori mentre stando ai dati di Questura e Comando provinciale dei carabinieri a Castel Romano ci sono 34 persone soggette agli arresti domiciliari. Perché dentro al campo l’illegalità ha preso piede anche con il traffico di rifiuti e quello sulle auto e i pezzi di ricambio. 

Fra pochi giorni, dopo la richiesta avanzata dalla sindaca alla Prefettura, arriveranno anche i militari dell’esercito a rimpolpare il presidio di controllo della municipale. Lo schema che si andrà ad attuare replica il “modello” di un altro campo nomade, quello di via Salviati, alla periferia est di Roma dove arrivò l’esercito ma quando i militari se ne andarono, comparvero di nuovo i roghi tossici. A Castel Romano dal primo gennaio 2020 sono stati circa 60 gli incendi divampati dentro e nelle prossimità del campo. Emergenza sanitaria conclamata: motivo per cui la Regione Lazio tramite un’ordinanza - che il Campidoglio promette di impugnare presentando ricorso - ha chiesto di garantire la sicurezza dell’area, procedere con la bonifica, ripristinare la funzionalità dei due depuratori presenti e procedere con la chiusura. «Tutti argomenti - fa sapere l’amministrazione - che sono stati già avviati».

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IL SUPERAMENTO
Partiamo dal primo: c’è il presidio h24 della Municipale ma le videocamere per controllare la zona devono ancora arrivare. Il progetto di videosorveglianza era stato inserito nel “Patto per Roma” con l’obiettivo di portare gli occhi elettronici in 6 campi nomadi, Castel Romano compreso, attraverso un investimento di 600 mila euro. Le videocamere, promette il delegato alla Sicurezza Marco Cardilli, «arriveranno a settembre». Con un ritardo rispetto agli annunci di un anno. Per la bonifica dell’area, invece, l’amministrazione a fronte di un preventivo dell’Ama di un milione 200 mila euro, ha isolato a Bilancio 500 mila euro più altri 300 mila per avviare gli interventi a partire dalla prossima settimana mentre sul capitolo dei depuratori il Campidoglio lamenta alla Regione l’impossibilità di intervenire perché inseriti su una parte di terreno privato. Infine il capitolo chiusura: in una delibera di giunta del 7 maggio 2019 è stato deciso che il superamento del campo dovrà avvenire «inderogabilmente entro il 18 giugno 2022». Entro il 10 settembre dovrebbero lasciare i moduli dell’area F 80 persone. Ne restano 372 e la strada è in salita: tutto il lavoro per il superamento, è partito solo il primo febbraio quando un gruppo di imprese si è aggiudicato la commessa da oltre 3 milioni.
 


 

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