Sogni e magia sulla scopa della Befana

Sabato 4 Gennaio 2020 di Elena Alleva
È la scopa il filo conduttore che lega la Befana al mondo dei vegetali. Quella scopa rudimentale, composta da rami secchi di alberi e arbusti spontanei in campagna o nei boschi, che rappresenta simbolicamente tutte quelle piante che con l’arrivo del freddo perdono il fogliame. Nonostante l’aspetto rustico, infatti, possiede magici poteri: non solo vola, ma riesce a portar via, assieme a tutte le feste e alla Befana, anche la prima parte dell’inverno, la più buia, per permettere alla natura di rinascere alla luce dopo il solstizio d’inverno. La Befana condivide la scopa con le streghe, ma non è una di loro. È buona, affettuosa e generosa con i bambini. La sua immagine è stata infatti associata alle streghe di Halloween solo per errore.

Prova ne sia il fatto che cavalchi la scopa al contrario, con le ramaglie davanti e il bastone dietro, anche se non viene quasi mai rappresentata in volo in questa posizione. La scopa della Befana è del modello più classico: quello di una volta, artigianale, realizzato solo con materiali naturali. È il prototipo della scopa moderna, ormai poco diffuso ma sempre reperibile, solo di fattura industriale, su Internet. La scopa originale ha un lungo manico di legno di salice, ma a volte anche di nocciolo (Corylus avellana), o di frassino, al quale sono legati, a un’estremità, più fasci affiancati di ramaglie, di solito di saggina: una varietà di sorgo (Sorghum vulgare o bicolor), una graminacea annuale coltivata proprio a questo scopo. Le fascine sono legate strettamente fra loro, e al manico di legno, con giovani getti flessibili ma molto resistenti di vimini (Salix viminalis e Salix alba), oppure di giunco (Juncus spp). Due piante che crescono sulle rive di laghi e fiumi.


Qualche volta la Befana viene rappresentata anche a cavallo della ramazza, la scopa da esterno. Si distingue dalla scopa da casa perché è meno fitta e composta da rami più lunghi, che possono essere di sanguinello (Cornus sanguinea), oppure di ginestra (Spartium junceum o Cytisus scoparius): pianta, quest’ultima, che è simbolo di fertilità, abbondanza e buona sorte. Tanto è vero che ancora oggi alcuni sposi di paese saltano insieme la scopa realizzata con fascine di ginestra per rendere felice e fecondo il matrimonio. In alternativa a questi, possono essere utilizzati per la ramazza anche altri arbusti, come l’Erica arborea, detta scopa maschio, o l’Erica scoparia, scopa femmina, e perfino piante del sottobosco come il ginepro o il pungitopo (la brusca o Ruscus aculeatus). Naturalmente ogni provincia ha il suo modello tradizionale a cui la Befana può ispirarsi: non esiste una scopa o una ramazza tipicamente regionale, né tanto meno italiana. Perché i contadini realizzavano da sé questi oggetti di uso comune, durante l’inverno, utilizzando quello che la natura del luogo metteva loro a disposizione. Queste scope di fascine di rami una volta erano indispensabili in casa, per pulire i pavimenti di mattoni, irregolari, pieni di anfratti da cui era necessario stanare la polvere. Oggi non servono più, se non per alcuni ambienti esterni. Tuttavia queste “scope vecchia maniera” sono ancora richieste. Non tanto per pulire i pavimenti, ma per non far entrare o per scacciare la malasorte da casa: vengono messe dietro la porta d’ingresso o usate per spazzare le stanze almeno una volta l’anno.
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