Caso Penna, indagini chiuse
induzione anche per Rainone

Giovedì 31 Marzo 2022 di Angela Trocini
Caso Penna, indagini chiuse induzione anche per Rainone

Indagini chiuse sul «sistema» che, attraverso «soffiate e pressioni», avrebbe dovuto favorire il consorzio Research. Tra gli indagati, per induzione indebita, c’è anche l’imprenditore Eugenio Rainone. I sostituti procuratori, Antonella Fratello ed Antonio Ardituro, hanno notificato l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari non solo al magistrato Roberto Penna; all’avvocatessa sua compagna Gabriella Gallevi; al generale della Guardia di Finanza in pensione, Fabrizio Lisi; agli imprenditori Francesco Vorro ed Umberto Inverso (tutti finiti ai domiciliari a febbraio scorso), ma anche all’immobiliarista che risulta indagato a piede libero. I magistrati, nel concludere le indagini, hanno condiviso le argomentazioni che già il gip aveva espresso (non accogliendo l’ipotesi di concussione relativamente al pressing su Rainone per ottenere incarichi professionali a favore della compagna di Penna, ma riconducendola al reato di induzione indebita) e ripresa anche dai giudici del Riesame nelle motivazioni depositate riguardo alla conferma dei provvedimenti cautelari. Ebbene, per questi ultimi, appaiono coesistere «il danno ingiusto (la prospettazione a Rainone che alcune sue opere divenissero oggetto di sequestro) ed il vantaggio indebito (evitare di subire indagini da parte del magistrato che avrebbe potuto rappresentare un problema per il suo gruppo imprenditoriale, evento rappresentato esplicitamente dall’Inverso). Per i giudici le esternazioni dell’imprenditore, sia nei discorsi con Inverso che con la Gallevi (intercettati), i regali recapitati alla stessa professionista compagna di Penna e i rapporti cordiali fino a giugno 2021 (quando furono interrotti), evidenziano che il dato di maggiore significatività nell’atteggiamento del Rainone sia stato «quello di ottenere un vantaggio rispetto all’opzione di evitare un danno». 

L’ipotesi di induzione indebita è stata contestata anche a Penna, Gallevi ed Inverso: per le accuse, gli indagati in concorso tra loro avrebbero indotto Rainone (attraverso la sorella) ad assicurare opportunità lavorative, incarichi professionali ed altre utilità alla Gallevi come l’affidamento di numerosi incarichi di recupero credito (per le accuse, non dovuti ed assegnati privilegiandola rispetto ad altri professionisti) da parte della Cassa edile di cui la sorella di Rainone era presidente; nonché effettuare, previo sopralluogo dello stesso imprenditore, lavori di ristrutturazione presso l’abitazione dell’avvocatessa. Per quanto riguarda le ipotesi di corruzione (per atto contrario ai doveri di ufficio, per l’esercizio delle funzioni e in atti giudiziari) i pm Fratello ed Ardituro hanno descritto i ruoli avuti da Penna, all’epoca sostituto procuratore a Salerno, dall’avvocatessa Gallevi (quale destinataria secondo le accuse, dei vantaggi derivanti dal patto corruttivo) da Vorro e Lisi quali gestori di fatto e dominus del consorzio di imprese Research; Inverso quale mediatore della proposta corruttiva e dello scambio illecito, interessato alle positive sorti del consorzio, accordandosi affinché lo stesso Penna «fornisse informazioni riservate su eventuali indagini o accertamenti pregiudizievoli per gli interessi del consorzio stesso e delle società collegate in modo da consentire. attraverso modifiche dei rapporti consortili, l’adozione di provvedimenti sfavorevoli anche in sede amministrativa di certificazione antimafia da parte della Prefettura di Salerno, avendo Vorro e Lisi programmato ed eseguito il trasferimento di sede del consorzio da Napoli a Salerno, dove progettavano di avere - anche grazie alla disponibilità di Penna - rapporti istituzionali favorevoli». Inoltre, sempre secondo le accuse, attraverso la Gallevi, presentare il Research presso funzionari prefettizi per favorire la stupila di un protocollo di legalità e l’inserimento in white list (cosa poi non avvenuta). Nella conclusione indagini al magistrato Penna sono state contestate anche un’ipotesi di abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio e la detenzione abusiva di due munizioni, prive di calibro e marca, rinvenute in un locale mansarda nella casa materna.

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