Il nuovo tribunale senza buvette,
il titolare all'attacco: «Vado al Tar»

Sabato 15 Febbraio 2020 di Clemy De Maio
Dal Ministero della giustizia all’Agenzia del demanio, dal Demanio al Comune e, da qui, di nuovo al Ministero. Un rimbalzare di carte e di silenzi, al termine del quale nessuno risulta competente e l’istanza rimane inevasa. Diventa un caso il mancato allestimento di una buvette nella nuova cittadella giudiziaria di Salerno. E sbrogliare la matassa toccherà al Tar, a cui la società di gestione del vecchio bar del Tribunale chiede di indicare chi debba decidere sulla delocalizzazione dell’esercizio, superando l’impasse e consentendo ai frequentatori della cittadella di avere un vero punto ristoro, invece degli attuali distributori automatici. 

La vicenda inizia quasi un anno fa, quando la Manconi srl chiede l’assegnazione di uno spazio nei nuovi edifici giudiziari per continuare a offrire sia il servizio di buvette e rivendita dei valori bollati. È il 4 aprile del 2019, e l’istanza viene indirizzata al Ministero della giustizia, al Comune di Salerno e alla Conferenza permanente della Corte d’Appello. Da quest’ultima arriva pochi giorni dopo il primo rimpallo di competenza, che indica come corretto destinatario della richiesta l’Agenzia del demanio. Parte una nuova domanda, ma seguono mesi di silenzio. Dal Demanio rispondono solo nello scorso ottobre, e anche in questo caso con una pronuncia di incompetenza, spiegando che se il tribunale vecchio è proprietà demaniale la cittadella di via Dalmazia e invece del Comune, il quale l’ha concessa in comodato d’uso al Ministero della giustizia.

Da Palazzo di Città avevano risposto già a fine luglio (dichiarandosi estranei alle scelte sulla gestione degli spazi) e con una nota del 2 dicembre ripassano la palla alla Conferenza permanente della Corte d’Appello: a questa spetterebbe, per conto ministeriale, indicare «le specifiche esigenze concernenti la gestione, anche logistica e con riferimento alla ripartizione ed assegnazione degli spazi interni tra uffici». Di fatto, si torna al punto di partenza. Gli imprenditori si rivolgono al Tribunale amministrativo. © RIPRODUZIONE RISERVATA