Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Usura, estorsione e violenze: chiesto
il processo anche per le vittime-complici

Venerdì 4 Febbraio 2022 di Petronilla Carillo
Usura, estorsione e violenze: chiesto il processo anche per le vittime-complici

Dieci le persone offese individuate, tredici gli indagati: otto in più rispetto allo scorso novembre quando furono applicate le misure restrittive a carico di Luigi Bifulco, Rosario della Corte(avvocato Bianca de Concilio) ed Emilio Viviani che andarono e ancora sono in carcere; all’avvocato penalista Francesco Candela (avvocato Bianca de Concilio e Agostino Allegro) ed Alessandro Memoli che finirono invece ai domiciliari. La procura di Salerno chiude l’inchiesta che riguarda la concessione di prestiti di denaro mediante l’applicazione di tassi di interessi di natura usuraia, nei confronti di persone in stato di bisogno e la realizzazione di rilevanti atti di intimidazione nei confronti delle vittime, tali da costringerle - per far fronte ai debiti contratti - a vendere i propri beni e consegnare agli usurai il ricavato a parziale ristoro degli interessi, ed ottiene anche la fissazione dell’udienza preliminare per la fine del mese di febbraio. Nel frattempo, le indagini sono proseguite e l’inchiesta si è allargata. È stato dunque chiesto il rinvio a giudizio oltre che per i cinque destinatari dei provvedimenti restrittivi, anche per altre persone coinvolte, a vario titolo, nell’attività usuraia. Si tratta di Antonio Ferrante, Matteo Memoli, Giorgio Galderisi, Raffaele D’Antonio, Francesco Caterina, Riccardo De Angelis, Carmine De Chiaro (sindacalista sanitario già coinvolto nelle indagini sui furbetti del cartellino in ospedale difeso dall’avvocato Gino Bove), Sabina Mirra. 

Sono, a vario titolo, di concorso formale in usura, estorsione (per alcuni di loro il reato è aggravato dal 416 bis) e violenza privata. Nel corso delle indagini sono documentate diverse attività di intimidazione anche nei confronti anche dei familiari delle vittime, ad esempio mediante il danneggiamento di vetture o l’invio di messaggi minacciosi, nonché recandosi personalmente presso i luoghi di lavori per costringerli al pagamento dei debiti. Complessivamente le vittime di usura, a fronte degli originari prestiti, avrebbero dovuto restituire una somma pari a circa 1 milione di euro mediante il riconoscimento di interessi superiori ai tassi soglia ed in alcuni casi oscillanti tra il 300 ed il 514% annuo. E per recuperare i crediti illegali, non avrebbero esitato minacciare di fare del male ad una bambina di nove anni oppure di andare a cercare il proprio cliente in una clinica privata dove lo stesso aveva ricoverato il padre in fin di vita. Per quanto riguarda invece gli otto nuovi indagati, secondo quanto rilevato dalla procura, avrebbero tentato di «eludere le indagini della Direzione investigativa Antimafia negando falsamente di aver ricevuto prestiti usurai oppure di aver indirizzato persone in difficoltà» verso il gruppo di Luigi Bifulco.

Insomma, vittime e difensori dei primi cinque indagati. Eccetto Sabina Mirra la quale, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto l’incarico di eseguire il trasferimento di proprietà di una Jeep sottratta ad una delle vittime a favore dell’avvocato penalista Francesco Candela il quale l’avrebbe informata che il proprietario(l’usurato, cioè) sarebbe stato impossibilitato a presenziare all’atto e lei, «in quanto titolare dell’agenzia di pratiche automobilistiche di Eboli, avrebbe formato l’atto di trasferimento di proprietà del veicolo facente fede, fino a querela di falso, attestando falsamente che la sottoscrizione era avvenuta in prezsenza del venditore».

© RIPRODUZIONE RISERVATA