Lazio, Lombardia e Veneto, blitz per Sputnik: «L’Aifa è troppo lenta, vogliamo comprarlo»

Giovedì 4 Febbraio 2021 di Mauro Evangelisti e Graziella Melina
Lazio, Lombardia e Veneto, blitz per Sputnik: «L’Aifa è troppo lenta, vogliamo comprarlo»

Strappo del Lazio sui vaccini anti Covid con l’obiettivo di accelerare e proteggere rapidamente la popolazione. «Valuteremo se è possibile acquistare dosi aggiuntive sul mercato, anche di Sputnik 5, inconcepibile che ad Aifa dicano che servono due mesi per autorizzarlo, deve accelerare» dice l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato.

Cosa sta succedendo? Nelle dichiarazioni ufficiali la Regione dice sempre di muoversi in sintonia con il Ministero della Salute, ma ieri c’è stata la prima decisione che va in senso opposto: da lunedì arriveranno le dosi di AstraZeneca, che possono essere somministrate solo agli under 55, come indicato dall’Aifa (agenzia per il farmaco). Il Ministero della Salute, nel piano vaccinale, prevedeva di cominciare da scuole e forze dell’ordine, pur nel rispetto del limite di età. L’assessore del Lazio, Alessio D’Amato: «Noi seguiremo il modello Israele, chiameremo per classi di età, perché è il metodo più veloce. Non c’è tempo da perdere. I medici di base chiameranno gli assistiti partendo dalla classe 1966, a prescindere dalla loro professione». In sintesi: con gli over 80 si prosegue con Moderna e Pfizer, per gli under 55 con AstraZeneca».

 

 

 

Tutte le Regioni si stanno organizzando per vaccinazioni anche nei palazzetti, nelle fiere e nei cinema. E sono anche pronti 152 drive in del Ministero della Difesa, allestiti per i tamponi, che potrebbero essere usati per i vaccini.


NODI
Ma servono le dosi. E c’è il caso Sputnik 5: il vaccino russo, prodotto da Gamaleya Research Institute, secondo i dati pubblicati su The Lancet, ha una efficacia superiore al 90 per cento, è già stato autorizzato in molti paesi (a partire dall’Ungheria, dunque all’interno dell’Unione europea, per proseguire in Messico, Argentina, Serbia, Iran, Emirati Arabi, ma la lista è più lunga). Nicola Magrini, direttore dell’Aifa ha frenato parlando a Radio 24: «Sul vaccino russo capisco la fibrillazione, ma non bisogna esprimere solo fantasie: se da una parte lo studio di Lancet è più che incoraggiante, allo stesso tempo il farmaco deve essere prodotto e controllato secondo gli standard europei. Servono almeno un paio di mesi». 


LE VALUTAZIONI
Si deve passare prima dalla valutazione di Ema (agenzia europea), poi da Aifa (italiana). D’Amato: «Siamo in una emergenza mondiale e si aspettano due mesi per autorizzare un vaccino già utilizzato in molti paesi, anche in Europa? Ema e Aifa sono sempre in ritardo, anche sui monoclonali. Noi cercheremo di acquistare dosi aggiuntive, anche di Sputnik 5, prima di due mesi». Il Lazio non è solo. Luca Zaia, governatore del Veneto, da giorni sta dicendo che la sua regione cerca la strada per acquistare vaccini aggiuntivi.

E ieri ha ripetuto: «Non possiamo rinunciare a opportunità vaccinali da qualunque Paese, Russia o Cina. La Cina ha vaccinato i cittadini, poi una parte dell’Africa e sta vaccinando in Sud America. C’è una unità di produzione cinese in Marocco. Lo Sputnik è utilizzato. Il linguaggio scientifico è uguale dappertutto, possiamo discutere sulla serietà dei dati ma una volta autorizzati, le porte sono aperte. Il mercato è globale».

L’assessore al Welfare della Lomnardia, Letizia Moratti: «Ho chiesto al commissario e al ministro della Salute l’opportunità di utilizzare il vaccino Sputnik». Guido Bertolaso, consulente per la Lombardia: «Sputnik è efficace, se ne parlerà». Il professor Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano: «I dati del vaccino russo sono molto interessanti».

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Perché le regioni scalpitano? Ad oggi, la carenza delle dosi necessarie per la profilassi della popolazione e il tira e molla delle aziende produttrici fanno sembrare un miraggio i 215 milioni di dosi sui quali si pensava di poter contare grazie ai contratti stipulati. L’Europa ha prenotato 6 vaccini, ma solo tre hanno passato l’esame dell’Ema, l’ente regolatorio per i farmaci. Il ministero della Salute calcola che al netto dei ritardi, entro la fine del 2021 l’Italia disporrà di oltre 101 milioni di dosi.

Oltre a Pfizer, Moderna e AstraZeneca, si spera in Johnson&Johnson: la multinazionale conta di ottenere a breve l’autorizzazione della Food and Drug Administration (Usa); a inizio marzo in Europa. L’obiettivo di produzione è alto: almeno un miliardo di dosi nel 2021. L’Italia ha prenotati 53,84 milioni di dosi.
 

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