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«Primavera con vista», ecco i migliori ristoranti davanti al golfo di Napoli

Sabato 23 Aprile 2022 di salvio parisi
Primavera con vista: a tavola davanti al mare di Partenope

Unita ai segnali di ripresa del turismo dopo la crisi legata al Covid, è fortissima la voglia di ricominciare tutto quanto negli ultimi due anni s’è fatto in maniera cauta e parziale.

Con la stagione dei fiori e del primo sole ci si prepara a viaggiare, a uscire o a eslporare la natura, mentre attività recettive ed esercizi d’accoglienza mettono a punto la “modalità primavera”: open air o dehor, panoramico o in spiaggia, il must dei prossimi weekend è …all’aria aperta. 

Ecco allora un passaggio, anzi un volo (è proprio il caso) su alcuni tra i risto, bistrot e trattorie panoramici, il passe partout ideale per un pranzo o cena con vista mare dal centro città al litorale nord, dove poter godere con occhi e palato. 

Il George del Grand Hotel Parker’s domina il golfo dall’alto del corso Vittorio Emanuele e si fregia della cucina stellata di Domenico Candela, al quale abbiamo chiesto la sua new entry per questo restart stagionale: si chiama semplicemente “uovo” ed è un bio livornese cotto mollet con zucchine San Pasquale, noci di Sorrento ed emulsione d’aglio ursino profumato al kaffir lime.

In via Partenope al Caruso sul roof superpanoramico dell’Hotel Vesuvio (…che ci guarda lì accanto) si può gustare a lume di candela il nido di linguine con vongole veraci e san marzano secco su crema di friarielli (saltati alla napoletana) di Giovanni Marzano.

Dai fornelli dell’austero ristò Il Comandante in cima all’Hotel Romeo, che affaccia sul porto e tutto il golfo, lo chef Salvatore Bianco (stella Michelin) propone tra fusion e mediterraneo un marvizzo dolcemente scottato in brodetto aromatico su una salsa di fagiolini con kefir, caviale asetra, anemoni, sconcigli e un’insalatina di fave e piselli di stagione.

Palazzo Petrucci è accanto al Donn’Anna, adagiato sulla spiaggia di via Posillipo, da cui si gode il Vesuvio, Capri e la penisola sorrentina: tra le opere del maestro Antonio Nocera su tavoli e pareti, lo stellato Lino Scarallo vi sedurrà con un suo cult freschissimo, la lasagnetta di mozzarella di bufala e gamberi rossi di Mazzara che cambia salsa al cambio di stagione, ora fiori di zucca.

Sempre a Posillipo il Riserva dei Bianco Maresca con vista sul tramonto di Coroglio è l’ideale per un aperitivo romantico o un dessert tête-à-tête, ma lo gnocco allo scarpariello o l’arancino inverso sono due ideali proposte primaverili di chef Salvatore Incoronato.

Evergreen a Marechiaro è Cicciotto, storica trattoria di mare, che ha brandizzato il borgo anche con pizza o garden restaurant: rappresenta da sempre un must per turisti, celebrity e calciatori che amano il sole e la tipica cucina marinara.

Val la pena spostarsi di pochissimi chilometri e percorrere il litorale davanti alle isole fino ai Campi Flegrei per far visita ad alcune altre tra le più belle terrazze o location marinare della Campania (e non solo).

Di certo al Caracol del Cala Moresca sul faro di Miseno si può godere uno dei più bei panorami romanici al mondo. Stella Michelin Angelo Carannante raccomanda appassionato la sua primavera nel piatto: polpo con crema di fave, gelato ai piselli e una spuma al guanciale.

Al Crudo Bar del Turistico di Miliscola si pranza o cena coi piedi nella sabbia quasi sul bagnasciuga.  Garanzia di freschezza e alta preparazione, lo chef e sommelier Marcello Santini (…abile pescatore) sfiletta e impiatta con esperienza nipponica i migliori crudi locali, manco a dirlo: imperdibile il suo pokè di tonno con pomodori e cipolla, semi di sesamo e zucca, salsa di soia e zenzero.

Al Riccio sul porto di Baia, praticamente a mare, è il giovanissimo Agostino Alboretto a dirigere abilmente i fornelli: la sua primavera è uno spaghettone al crudo di scampi con agrumi cumani e salsa di favette.

Si conclude (ma non finisce qui) da Abraxas e al Coevo davanti al panorama del lago Lucrino e il golfo di Puteoli.

Al primo i coniugi Salemme brillano per cordialità, competenza e materie prime del territorio: sulla terrazza ombreggiata dai lecci va assaggiato il loro polpo a bassa temperatura e poi alla brace con purea di patate, maionese di polpo e zest di limone abbinato al calice più ad hoc, suggerito da Nando.

Al neonato Coevo, invece, patròn Gianni Laringe ha puntato sul talento giovane: brigata, design, servizio e menù si distinguono per lo stile fresco e moderno. Interessante e innovativo il pairing delle pietanze in degustazione coi cocktail di Alessandro Natale: ad esempio un entrèe di pesce bandiera con riduzione di basilico e pomodoro abbinato allo “spring break”, ovvero gin Malfi, rosolio di bergamotto, lime e sciroppo di canna. 

Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 16:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA