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Morto Jean-Luc Carrière, gigante del cinema: sue le sceneggiature di “Bella di giorno” e “La piscina”

Martedì 9 Febbraio 2021
Morto Jean-Luc Carrière, gigante del cinema: sue le sceneggiature di “Bella di giorno” e “La piscina”

Gli sceneggiatori, di solito, sono meno noti dei registi e degli attori. Ma Jean-Claude Carrière (morto nel
sonno ieri nella sua casa parigina a 89 anni) farà eccezione, tanto la sua figura giganteggia nella storia del cinema e tale è stata la sua influenza sul cinema internazionale e il teatro francese. Di lui si dice che è stato l'anima di Luis Buñuel (6 film insieme a cominciare da "Diario di una cameriera" nel 1964 e limitarlo a questo, vista la mole della sua opera per il cinema e la televisione (oltre 80 titoli) e una carriera che è un autentico monumento all'arte di scrivere con le immagini.

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Figlio di viticultori, occitano d'origine (era nato il 17 settembre 1931 a Colombières-sur-Orb), trascorre l'infanzia
nella campagna profonda e poi nell'Ile de France dove suo padre apre un caffè e lo manda a studiare alla scuola superiore di Saint-Cloud. La sua passione è la storia, ma presto abbandonerà le velleità accademiche, attratto dalla creatività (si cimenta come pittore e poi come scrittore). Per tutta la vita si definirà come un «cantastorie» e subirà le influenze tardive del surrealismo e dell'arte mimica, grazie all'amicizia con Pierre
Etaix e Jacques Tati che lo portano a cimentarsi nella scrittura cinematografica dopo il modesto successo del suo primo romanzo, "Lezard" (1957).

Un anno dopo il suo debutto come sceneggiatore, comincia a lavorare con Buñuel nel 1964 al ritorno a Parigi del grande regista spagnolo, ma già nel '65 sarà Louis Malle a chiamarlo per "Viva Maria!". Grazie alla passione per le lingue (fin da bambino parlava correntemente l'occitano e il francese e poi scriverà in spagnolo per Jesus Franco) si scopre un talento internazionale che lo mette a suo agio nella scrittura di copioni ambientati fuori dalla Francia come quando nel 1971 sarà a fianco di Milos Forman per il rivoluzionario "Taking Off".

Intanto diventa famoso con "Bella di giorno" (1967) e non si imbarazza a scrivere storie nei generi più diversi, dal noir psicologico ("La piscina" con Alain Delon e Romy Schneider) al gangster movie ("Borsalino", 1970), dal romanzo sentimentale («Un po' di sole nell'acqua gelida» da Sagan) al racconto allegorico ("Il monaco" di Ado Kyrou). Il trionfo de "Il fascino discreto della borghesia" (Luis Buñuel, 1972) ne fa una star internazionale ma nello stesso periodo stringe un sodalizio fecondo con Peter Brook (sceneggerà più tardi il suo leggendario "Mahabharata") e diventa amico di Marco Ferreri per cui scrive "La cagna" con Catherine Deneuve nel 1972. Ormai il suo studio parigino è diventato la meta obbligata dei migliori registi internazionali: Jacques Deray, Peter Fleischmann, Alain Corneau, Volker Schlondorff (con "Il tamburo di latta" vinceranno la Palma d'oro a Cannes e l'Oscar), Jean-Luc Godard, Nagisa Oshima, Andrzej Wajda.

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Nel 1983 vince il Premio César per la sceneggiatura con "Il ritorno di Martin Guerre" e nel 1990 conquista il pubblico con un mirabolante adattamento di "Cyrano" per Gérard Depardieu. Tra i maggiori successi vanno ricordati anche il suo adattamento da Proust ("Un amore di Swann", 1984), quello da Milan Kundera ("L'insostenibile leggerezza dell'essere", 1988) e da "Le relazioni pericolose" ("Valmont", 1989). 


Riservato, sommesso e gentile, lo è stato anche nella vita privata: si era sposato con una pittrice (Augusta Bouy) negli anni '60; era poi rimasto vedovo di Nicole Janin e si era risposato all'inizio degli anni 2000 con la letterata iraniana Nahal Tajadod, da cui ha avuto l'ultima figlia nel 2003. 

Ultimo aggiornamento: 20:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA