Il ritorno di Massimo Ranieri: «Sono pronto per un Sanremo tutto mio»

Domenica 26 Gennaio 2020 di Federico Vacalebre
Massimo Ranieri

Tra i veterani sanremesi richiamati come riserva nazionale al Festival 2020 c’è anche lui, Giovanni Calone, per tutti Massimo Ranieri. A 32 anni dal trionfo con «Perdere l’amore», duetterà quel successo con Tiziano Ferro, ma porterà all’Ariston anche un brano inedito, su testo di quel Fabio Ilacqua che ha firmato anche «Occidentali’s karma», con cui Gabbani vinse nel 2017.

Con Ferro dovreste duettare mercoledì 5 febbraio, nella seconda serata, Massimo.
«Tiziano mi ha cercato con Amadeus, raccontandomi di essere rimasto fulminato quando nel 1988, davanti alla tv insieme al papà, mi vide a Sanremo intonare “Perdere l’amore”. Sono onorato di poterla dividere con un artista della sua caratura, la canzone lo merita, sarà anche un modo di rendere omaggio a uno dei suoi autori, Giampiero Artegiani, scomparso un anno fa».

Per coincidenza, tra i giovani è in gara, Marco Sentieri, con un brano postumo di Artegiani, «Billy Blu».
«Non lo sapevo, lo ascolterò con attenzione».

Cos’altro farai all’Ariston?
«Mi hanno concesso di presentare un brano dal mio prossimo album, “Mia ragione”».

Che disco hai preparato?
«Un lavoro in cui credo molto, frutto di anni di collaborazione a distanza con Gino Vannelli, che ha anche curato gli arrangiamenti: c’è la sua “We are brothers” che canteremo insieme trasformandola in “Siamo uguali” e qualche mio pezzo del passato che non ha avuto la giusta ribalta perché l’ho trascurato negli anni in cui ho detto addio alla canzone per dedicarmi al teatro».

Qualche titolo?
«”Via del conservatorio”, “Quando l’amore diventa poesia” che portai nel 1969 a Sanremo, “Per una donna”, “Sogno d’amore’, “Le braccia dell’amore”».

Ma c’è anche un’altra chicca internazionale.
«Aznavour mi regalò “Je ne veu sais que toi” pochi anni prima di morire. Mi disse: “Fanne ciò che vuoi”. È un testo molto particolare, adattato in italiano da Gianni Togni».

Ogni tanto si fa anche il tuo nome come conduttore-direttore artistico per il Festival. Accetteresti?
«È una roba dantesca per la grande responsabilità che comporta. Dovrei prendermi sei mesi di vacanza da concerti, teatro e film, ma sarei un ipocrita a non dire che... sono pronto per un Sanremo tutto mio».

Non ti scoraggiano tutte le polemiche che impazzano?
«Sarebbe bello tornare al Festival di una volta, quando per alcuni giorni si ascoltavano bellissime canzoni, con melodie e testi importanti, con grandissimi cantanti come Modugno, Villa, Dorelli, tutti calibri da 90. Ero un ragazzino, erano i miei divi, li ascoltavo a bocca aperta».

Beh, i Sanremo di Villa quanto a polemiche andavano forte.
«È vero, ma c’era un’altra spensieratezza: mentre il Paese cresceva, il Festival della canzone italiana lasciava fuori la politica».

Sarà il Festival del rap e della trap.
«Mi divertono questi ragazzi, alcuni ragazzi dicono cose intelligenti ed interessanti».

Non sei tra quanti vorrebbero censurare Junior Cally?
«No. Il limite è sempre il buon senso, ma non parlerei mai di censura. Mi ricordo che quando curai la regia della “Traviata” al San Carlo mi rifiutai di modificare una scena in cui dicendo “Pagata io l’ho”, spingevo sul tavolo da gioco lei, prendevo i soldi e glieli mettevo tra le gambe. Faceva la prostituta, era quello il senso. Bisogna fare però grande attenzione ai testi, alla violenza, all’emulazione. “Resta cu’ mme” di Modugno fu censurata perché diceva “Nun ‘me ‘mporta d’’o passato. Nun ‘me ‘mporta e chi t’ha avuto”: meglio evitare di rifare quegli sbagli, la censura è sempre un errore».

Ma non hai nel cassetto anche un inedito di Mimmo?
«Eravamo amici, lo adoravo, da poco ho registrato un provino di “Sei così bella e così sola” su invito della moglie Franca. Non mi è sembrata adatta al prossimo album, prima o poi uscirà. Intanto canto “Erba di casa mia” in “Odio l’estate”, il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo nelle sale dal 30 gennaio. E con me canta Aldo».
 

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