Osanna e «’A zingara»», revival in famiglia: ecco la nuova versione di Luca Rustici

Venerdì 10 Luglio 2020 di Federico Vacalebre
Luca Rustici 2020
Una cover, un (prog) revival, una rilettura? Piuttosto una riunione di famiglia, allargata come possono essere le famiglie anni Settanta.

Esce un singolo che non sarà, e non aspira, ad essere un tormentone estivo, che non è un reggaeton, non suona trap, né tantomeno urban: «'A zingara», e non è un'omonimia, è proprio il brano di «Suddance», l'lp in napoletano degli Osanna. Lo ha inciso Luca Rustici, chitarrista, fratello di quel Danilo che suonava la chitarra nel complesso napoletano, con alla voce Lino Vairetti, che era il frontman del gruppo. Un complicato intrigo di vicoli ed affetti, un sound rinnovato, ma senza esagerare, con Luca felice di trovare nuove corrispondenze con Danilo, lontano da anni dalla scena per problemi di salute; con Lino con il volto dipinto come un tempo e la voce che sfida il tempo e i suoi 70 anni.

«Avevo 7 anni e già la mia cameretta era piena di musica», racconta il più piccolo dei Rustici, da tempo trasferito a Milano, dove lavora come autore, produttore, arrangiatore: «I mie fratelli (prima Danilo e poi Corrado) riempivano la casa di suoni dalla mattina alla sera di musica. Alla fine del 1970, dalle ceneri dei Città Frontale nacquero gli Osanna e le loro riunioni si facevano spesso in casa nostra. Quando, era il 1978, uscì il loro disco in napoletano, era il quinto della loro produzione, considerando anche una colonna sonora, mi innamorai di 'A zingara: è stato uno dei primi brani che ho imparato a suonare sulla chitarra. Il lockdown, anzi il rockdown come lo chiamo io, mi ha fatto tornare in mente quei momenti e ho pensato di farne una versione proponendo a Lino Vairetti di cantarla. Credo di aver prodotto una versione molto contemporanea con toni orientali misti a quelli partenopei, con tanto di mashup di L'uomo, primo successo degli Osanna. Danilo suonava solo la 12 corde nell'introduzione, il resto erano synth, che io ho tolto per rifare tutto con la mia chitarra, aggiungendo un assolo».

«Suddance» fu il tentativo degli Osanna di sopravvivere ai tempi che stavano cambiando: era il 1978, il punk aveva rivoluzionato suoni e cultura, il movimento progressive era stato mandato in prepensionamento e il gruppo decise di provare ad agitare le acque riunendosi, dopo quattro anni di transizione e progetti alternativi. «Suddance» li portò al dialetto che fino a quel punto avevano poco frequentato, «'A zingara» come «Ce vulesse» combinavano la lingua di Di Giacomo ad un sound molto americano. Il tutto piacque poco a critici e pubblico, molto a Pino Daniele, che stava appena spiccando il volo.

«Gli Osanna hanno i loro fan sparsi per il mondo, tanti in Giappone ad esempio, ma lavorare con Luca Rustici è stato come entrare in una macchina del tempo», ricorda Vairetti: «Lui c'era quando il pezzo è nato, ed ora l'ha voluto riprendere come una questione familiare, personale. Per me, per noi Osanna tutti, era il piccolo di famiglia, con Danilo-diamante pazzo e con Corrado che ha avuto il tempo di crescere tecnicamente a differenza di tutti noi che ci buttavamo sul palco per la voglia di mangiarcelo. Il terzo Rustici è cresciuto nelle retrovie ed è cresciuto bene: ha fatto un gran bel lavoro nel pezzo. E ha voluto me alla voce e le immagini dell'epoca alle mie spalle: a dir la verità, però, quel filmato in bianco e nero di Telecapodistria è di qualche anno prima, del 1971. Ma sta bene con le sequenze di Luca e della ragazza che impersona la zingara. Che, poi, la canzone anticipava un tema, quello del razzismo verso i rom, oggi tragicamente attuale: È na zingara e fa paura/ perciò a ggente mmiezz''a via nun ce vo' have' a che ffa./ Sbatte a capa nfacc' o muro/ ogni vota ca chiede n'aiuto, nisciuno nce o dà, diceva il testo». Ultimo aggiornamento: 17:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA