Il sovrintendente Carlo Fuortes: «Lirica e balletto così l’Opera sfida il Covid»

Martedì 23 Giugno 2020 di Simona Antonucci
Il sovrintendente Carlo Fuortes

«Dalla chiusura del sipario sulla Turandot di Ai Weiwei a questa stagione al Circo Massimo con un Rigoletto kolossal, sono trascorsi giorni che hanno cambiato la storia di tutti. E del Costanzi che non era mai stato chiuso, nemmeno durante le Due Guerre o la Spagnola. Ma abbiamo sempre immaginato che a riportare tutto il teatro a funzionare dovessero essere l’opera e il balletto, nonostante le condizioni esterne. E non solo concerti».
 

 


Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, presenta L’Opera al Circo Massimo e le 21 serate per mille spettatori a recita, che saranno 1.400 non appena la Regione formalizzerà la deroga, dal 16 luglio al 13 agosto: «Mai una manifestazione è stata ospitata così a lungo nel più grande luogo per spettacoli mai esistito».

Al via con Rigoletto (dirige il Maestro Gatti, regia a misura Covid di Michieletto); quindi un nuovo balletto su musiche di Vivaldi, con coreografie “a distanziamento” di Peparini; la Vedova Allegra e il Barbiere di Siviglia (la prima sarà dedicata agli operatori sanitari) in forma di concerto e un “Omaggio a Roma” con la coppia di star, nella vita e nell’arte, Anna Netrebko e Yusif Eyvazov che «si sono conosciuti al Costanzi nel 2014 e che tornano in un gala per la nostra città».

Il Costanzi è il primo teatro d’opera a riaprire con spettacoli in forma scenica. Come è stato possibile?
«Andare in scena con opere e balletto, oltre che con concerti, per noi non è un’opzione, ma un dovere. Per realizzare questo progetto, che all’inizio sembrava un sogno, bisognava creare uno spazio adatto al distanziamento. In teatro non era possibile. E neanche a Caracalla. Quando il Comune ci ha concesso questo luogo straordinario, i nostri tecnici si sono messi al lavoro per costruire un’arena: 1500 metri quadrati di palco, tre volte il Costanzi e più grande delle Terme».

Rigoletto ha inaugurato anche la stagione del 2019 con Gatti sul podio per una lettura filologica, estremamente raffinata. Ora, il ritorno con una produzione sotto le stelle, orchestra, coro distanziati. Ne risentirà la qualità musicale?
«Sarà tutto nuovo, anche dal punto di vista musicale. Ma questa è la straordinaria forza del teatro musicale che consente migliaia di interpretazioni».

L’opera debutta al Circo Massimo: potrebbe riaccadere?
«Finita l’emergenza, torneremo alle Terme. Ma certamente questa esperienza può segnare un precedente. E un futuro».

Una ripartenza compatibile anche con le esigenze economiche?
«Massima attenzione alla copertura economica. Il bilancio che approveremo domani si chiude in utile, grazie anche al record assoluto da biglietteria: più di 15 milioni. Il bilancio previsionale del 2020 è in pareggio. Nel 2021 credo che il problema saranno gli incassi».

In autunno, i teatri riapriranno con 200 posti: un disastro?
«Sarà impossibile allestire il repertorio romantico. Andremo a riscoprire titoli diversi. Ma, se non migliora la situazione, avremo grandi difficoltà».

Prevede un ritorno alla cassa integrazione?
«Dal 15 giugno sono tutti al lavoro, artisti e tecnici. Spero che riusciremo a lavorare anche in autunno e quindi non sarà necessario».

State valutando un piano A e un piano B per l’inaugurazione.
«Avevamo in mente La clemenza di Tito, con il Maestro Gatti e la regia di Martone. Ma stiamo pensando anche ad altro».

Altro?
«Forse, il Don Giovanni».

Si è appena chiuso il suo primo quinquennio, si apre il secondo: obiettivi raggiunti e nuovi traguardi.
«Una grande soddisfazione è stata la risposta del pubblico. Questo teatro è stato risanato e sviluppato grazie alle risorse affluite dalla biglietteria, proprio quando i finanziamenti pubblici diminuivano. E poi la qualità, che ci ha portato i Premi Abbiati. Per il futuro spero di tornare agli stessi livelli del 2019. Non sarà semplice. E mantenere il progetto culturale sulla stessa linea: un teatro come luogo vivo della città, internazionale, e che riesca sempre a sorprendere».

Anche con star come Anna Netrebko?
«Il teatro d’opera si basa su progetti artistici. Non può essere articolato soltanto sulle grandi voci. Anna Netrebko eYusif  Eyvazov non sono soltanto grandi cantanti, ma artisti che stimolano progetti, come è successo con l’Omaggio a Roma. E come mi auguro accadrà in futuro». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA