Gigi Proietti, giovedì funerali e lutto cittadino: il maestro chiude il baule, a noi le lacrime

Martedì 3 Novembre 2020 di Gloria Satta
Gigi Proietti, il 5 funerali e lutto cittadino. Il maestro chiude il baule, a noi le lacrime

Se n'è andato nella notte in cui compiva 80 anni e ancora echeggiavano gli auguri dell'Italia intera. Sorprendente fino all'ultimo, Gigi Proietti ha chiuso gli occhi lo stesso giorno della sua nascita, il 2 novembre («una data che è quella che è», ironizzava sempre), proprio come il suo adorato Shakespeare venuto al mondo il 23 aprile 1564 e morto il 23 aprile 1616. Non è stato il Covid-19 bensì il cuore malato a portare via il grande attore romano che da alcuni giorni era ricoverato in segreto nella clinica Villa Margherita, dove le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate. Già nel 2010, a causa di una forte tachicardia, Gigi era stato portato d'urgenza al Villa San Pietro. Quella volta si era ripreso ma da tempo la sua salute non era più solidissima: diabetico, affetto da insufficienza renale, l'attore per vivere doveva sottoporsi a dialisi anche se né lui né la famiglia avevano mai rivelato questa circostanza.

 Ed è stata proprio la sua famiglia di donne forti e fedelissime a stargli vicino fino all'ultimo: la compagna Sagitta Alter, un'ex guida turistica svedese conosciuta 58 anni fa e mai sposata formalmente ma più moglie di una vera moglie, e le figlie Susanna, scenografa e costumista 42enne, e Carlotta, 37, cantante e attrice come il padre. Attore dal talento funambolico, regista, doppiatore, cantante, mecenate culturale, romano profondamente intriso della cultura e degli umori della Capitale, Proietti era un artista popolare ma possedeva delle basi intellettuali profonde. Era un personaggio trasversale amatissimo da tutti, giovani e anziani, gente del popolo e intellettuali che si riconoscevano nella sua ironia, ridevano delle sue battute, ammiravano incantati le sue incredibili capacità sceniche. E il suo impegno civile che lo ha portato a dare tanto alla vita culturale della sua città creando una scuola di recitazione, dirigendo teatri e fondando il Globe Theatre dentro Villa Borghese. «Era uno di noi, mentre gli facevo la tac ha trovato la forza di scherzare», raccontava ieri il radiologo di Villa Margherita. «Sono uno di voi che ha fatto incontri diversi», spiegò l'attore ai detenuti di Rebibbia con cui pranzò nel 2015.

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Ieri gli omaggi si sono susseguiti in tutta Italia come un enorme abbraccio collettivo: dal flashmob che, partito da un gruppo social di Montesacro, alle 20 ha portato migliaia di persone sui balconi ad applaudire Gigi e intonare i suoi stornelli, fino alle gigantografie dell'attore apparse sul Colosseo, su Palazzo Senatorio in Campidoglio, sulla facciata della Rai in viale Mazzini mentre le tassiste romane hanno esposto sul lunotto posteriore la foto di Proietti che dice «Chi non sa ridere mi insospettisce». La sindaca Virginia Raggi, «con il cuore gonfio di dolore e tristezza» ha annunciato il lutto cittadino per giovedì prossimo, il giorno dei funerali che verranno celebrati probabilmente in piazza del Popolo. Intanto sono grandinate le reazioni commosse da parte di colleghi, amici, istituzioni. Il presidente Sergio Mattarella ha parlato di «grande dolore» per la scomparsa dell'attore «maestro di generazioni di attori, intellettuale lucido e appassionato». 

Hanno espresso cordoglio anche il premier Giuseppe Conte, i presidenti dei due rami del Parlamento Elisabetta Casellati e Roberto Fico, il commissario Ue Paolo Gentiloni, il presidente della Regione Nicola Zingaretti. I social hanno ospitato la commozione di innumerevoli personaggi dello spettacolo, della cultura, dello sport: tra gli altri, Renato Zero, Francesco Totti, Francesco Rutelli, Pippo Baudo, Maurizio Costanzo, Matteo Garrone, Rosario e Giuseppe Fiorello, Vincenzo Salemme, Anna Foglietta, Paola Cortellesi, Vittorio Sgarbi, Vasco Rossi mentre Pierfrancesco Favino ha dedicato a Gigi una poesia in romanesco. Edoardo Leo, che sta completando un documentario su Proietti, ha postato: «Uno come te si può solo applaudire fino a spellarsi le mani». Ma non sarà solo il ricordo a mantenere viva l'immagine dell'attore: a Natale uscirà il suo nuovo film Io sono Babbo Natale diretto da Edoardo Falcone e Rizzoli pubblicherà postumo il libro a cui Gigi lavorava da tempo.

 

 

Ultimo aggiornamento: 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA