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Rugby, l'Italia dopo la meritata batosta
con la Georgia torna sulla graticola

Martedì 12 Luglio 2022 di Paolo Ricci Bitti
Rugby, l'Italia dopo la meritata batosta con la Georgia torna sulla graticola: «Non merita il Sei Nazioni» Sprecata una gigantesca occasione

Speriamo che il ct Kieran Crowley, il capitano Michele Lamaro, il campione di Francia Paolo Garbisi, il resto della truppa azzurra e i vertici della Fir si rendano presto conto dell'entità del disastro che hanno combinato perdendo nettamente e meritatamente dalla Georgia, per di più nel bello e moderno stadio di Batumi, città balneare di interessanti panorami, per di più davanti a 20mila georgiani. Una cornice che pare persino attraente e che rende ancora più amara e preoccupante l'evitabile e soprattutto inaccettabile ko.

Una Caporetto (domenica è finita 28-19) che per adesso non trova il Piave lungo le cui rive attestarsi in attesa di riordinare le forze, di capire il perché di una deblacle inesorabile subìta da un gruppo che è riuscito in marzo a salvare la presenza dell'Italia nel Sei Nazioni battendo clamorosamente il Galles (capace l'altro ieri di piegare in Sud Africa gli Springboks campioni del mondo) dopo 7 eterni anni senza gioie nel Torneo. Lo stesso gruppo quattro mesi dopo stenta a superare l'impalbabile Portogallo, deve lottare per mettere al tappeto la piccola Romania e poi perde l'unica partita che l'Italia non deve mai perdere, quella contro la Georgia che in questi ultimi sette anni non ha fatto che ripetere di volere partecipare al Sei Nazioni, magari al posto degli azzurri.

Quattro anni fa a Firenze Parisse&Co. chiusero la bocca ai georgiani battendoli sia pure senza esaltare (28-17), ma a Batumi bisognava appunto vincere e basta, anche di un solo punto. Invece mai l'Italia ha dato l'idea di essere in partita, annichilita da una squadra affamata, dotata di cuore e orgoglio più che di tecnica. Un arsenale in grado comunque di segnare tre mete ben costruite rispetto all'unica azzurra inventata da Menoncello che potrebbe giocare ancora in Under 20 e che, incassati i complimenti per come ha sfondato la difesa georgiana, potrebbe evitare in futuro di fare le corna (al cielo) dopo una marcatura. Non si fa mai e basta, non solo in una partita così delicata e mai dominata.

Tolto il suo guizzo non resta proprio nulla da salvare nel match azzurro condotto con immaturità e insipienza tattica che raggelano. Quante penaltouche ci vogliono al pack azzurro per segnare una (una!) meta: 10? 20? Esiste un'azione dei trequarti che non sia “palla a Brex”? Alessandro Garbisi, il numero 9 fratello del numero 10 campione di Francia, è davvero già pronto per la nazionale maggiore?

La sensazione è che il ct Crowley e gli azzurri non avessero compreso il baratro che rappresenta un ko con la Georgia. Altrimenti – c'è da sperarlo - non avrebbero giocato in quel modo sterile, sfilacciato, pensando più a lamentarsi con l'arbitro che a stare lì con la testa mentre il match si sfarinava fra le mani.

Beati i tempi in cui si partiva per il tour estivo: una vittoria di prammatica su Canada o Stati Uniti e un paio di legnate annunciate contro Nuova Zelanda o Sud Arica. Tutto regolare, tutto messo in archivio rapidamente tanto nell'Italia in vacanza nessuno si accorgeva di ciò che accadeva oltreoceano. E anche all'estero nessuno ci faceva caso. 

Il match contro i georgiani andava preparato, soprattutto mentalmente, fin dal giorno dopo il successo secolare a Cardiff. Immaginate l'effetto della vittoria sul Galles unita a quella sulla Georgia?

Per tutto il millennio non si sarebbe più posta la questione Italia sì Italia no nel Torneo, invece adesso siamo precipitati nella terra dei cachi anche senza che si metta di mezzo una grande potenza come il Sud Africa che ambisce al teatro europeo.

E infatti L'Equipe e il Times sono già tornati - giustamente - alla carica: in particolare i francesi, in vasta compagnia, evidenziano l'esigenza di fare uno spareggio fra Italia e Georgia (alias la migliore delle altre europee) per stabilire (da dopo il 2025) chi merita di restare nel Torneo.

Poteva essere la vittoria sulla Georgia una foglia di fico per nascondere i limiti storici, strutturali e gestionali del movimento. Certo, ma adesso siamo nudi mentre si tenta di costruire il rugby italiano del futuro evidentemente sbagliando la formula del cemento.

Gli stenti patiti con il Portogallo e la friabilità della Romania dovevano mettere in guardia, dovevano invitare a una partita guardinga e meticolosa in grado di contenere il prevedibilissimo furone dei georgiani che da anni giustamente ci aspettavano nella trappola di casa loro.

Avere battuto il Galles non dava alcun diritto, alcun privilegio. Il privilegio è, in realtà, quello di essere inclusi nel Sei Nazioni per almeno altri due anni. Il privilegio è autoripetere il mantra che l'Italia deve restare nel Torneo a dispetto dei santi. Il Sei Nazioni è diventato il premio certo, garantito e senza rischi, per chi arriva in Nazionale. 

Gli azzurri delle ultime generazioni si sono dimostrati all'altezza fino alla soglia spensierata dell'Under 20, poi il cambio di scenario. Lo sbarco nel Sei Nazioni degli adulti non ha spesso portato in tutti quella maturità che dovrebbe essere legata al senso di responsabilità. Una carenza non certo solo di chi gioca, ma in particolare di chi allena e di chi gestisce il movimento.

Che resta adesso che siamo ancora i peggiori dei migliori ma che non siamo più i migliori dei peggiori, ben dietro, senza se e senza ma, nel ranking mondiale (12a la Georgia, 14a l'Italia)?

Dove trovare i panni per vestire il re nudo? Forse indossando quelli logori del povero dimenticando l'assurda e letale illusione di essere principi.

Paolo Ricci Bitti

Ultimo aggiornamento: 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA