Il Garante contro TikTok: «Poca trasparenza sui dati, non tutelati i minorenni»

Lunedì 28 Dicembre 2020 di Valentina Errante
Il Garante contro TikTok: «Poca trasparenza sui dati, non tutelati i minorenni»

Trenta giorni di tempo per presentare memorie difensive e difendersi dalle accuse. Il social più diffuso tra i giovanissimi non supera l'esame del Garante per la privacy. TikTok, il social network che consente di condividere brevi video e nell'ultimo anno ha visto crescere del 400 per cento i suoi iscritti, finisce sotto accusa per la scarsa attenzione alla tutela dei minori, la possibilità di aggirare il divieto di iscrizione da parte dei più piccoli e le impostazioni predefinite non rispettose della privacy. Ma anche per la poca trasparenza nelle informazioni fornite agli utenti.


Sebbene il Comitato Ue per la protezione dei dati (Edpb), che riunisce tutte le autorità per la privacy europee, su richiesta dell'Italia, abbia creato una task force per valutare il rispetto delle norme da parte del social network, Roma è andata avanti autonomamente e, dopo l'istruttoria avviata a marzo, ha contestato alla società cinese, che ha aperto un data center in Irlanda, alcune violazioni.


LE ANOMALIE
L'istruttoria avviata dagli uffici del Garante ha fatto emergere, infatti, una serie di anomalie rispetto al nuovo quadro normativo in materia di protezione dei dati personali.
Il Garante contesta a Tik Tok innanzitutto che le modalità di iscrizione al social network non tutelino adeguatamente i minori. Il divieto di iscrizione al di sotto dei 13 anni, stabilito dal social network, risulta infatti facilmente aggirabile: basta utilizzare una data di nascita falsa. Il social network infatti non mette in atto alcuna verifica, in violazione delle norme che prevedono, per i più piccoli, il consenso autorizzato dei genitori o di chi abbia la responsabilità genitoriale dei ragazzi che non abbiano compiuto 14 anni. L'informativa rilasciata agli utenti - sottolinea inoltre il Garante - è standardizzata e non prende in specifica considerazione la situazione dei minori, mentre sarebbe necessario creare un'apposita sezione dedicata ai più piccoli, scritta con un linguaggio più semplice e con meccanismi di alert che segnalino i rischi ai quali si espongono.


CONSERVAZIONE DATI
Un altro rilievo riguarda invece i tempi di conservazione dei dati, che risultano indefiniti rispetto agli scopi per i quali vengono raccolti, né appaiono indicate le modalità di anonimizzazione che il social network afferma di applicare. Stessa mancanza di chiarezza riguarda il trasferimento dei dati nei Paesi extra Ue, non essendo specificati quelli verso i quali la società intenda trasferire i dati, né viene indicata dalla società la situazione di adeguatezza o meno di quei Paesi rispetto alla normativa privacy europea.


DATI PREIMPOSTATI
Il social network, infine, preimposta il profilo dell'utente come «pubblico», consentendo la massima visibilità ai contenuti in esso pubblicati. Tale impostazione predefinita si pone in contrasto con la normativa sulla protezione dei dati, contesta l'Authority, che stabilisce l'adozione di misure tecniche ed organizzative che garantiscano, di default, la possibilità di scegliere se rendere o meno accessibili dati personali ad un numero indefinito di persone.


Lo scorso settembre TikTok e WeChat, entrambe di proprietà di società cinesi, ma utilizzate da oltre 100 milioni di persone negli Stati Uniti, sono finite al centro della guerra commerciale tra Usa e Cina, con la decisione dell'amministrazione Trump, poi sospesa, di bloccarne l'utilizzo su tutto il territorio, perché le app avrebbero potuto essere utilizzate dal governo cinese per raccogliere informazioni sul popolo americano.


 

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