eSports, il business cresce e i fuoriclasse sono contesi da procuratori sportivi e sponsor

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Benedetto Saccà
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Wallace, quel genio totale mai del tutto compreso di David Foster Wallace, nella sua produzione alluvionale, un giorno, in una paginetta apparentemente innocua, a proposito di un personaggio, decise di schiantarci in via definitiva con frasi di questo genere. «Allergico a qualsiasi distanza fra se stesso e quello che voleva...». Undici paroline, non di più: un’umanità disegnata e racchiusa se non per intero, almeno per i tre quarti dei miliardi e miliardi di persone con cui condividiamo il pianeta. Esempio e paradigma perfetto oltre ogni fantasia di individuo allergico a qualsiasi distanza fra se stesso e quello che voleva è, con approssimazione rasente lo zero, il giocatore di eSports o eSport (senza la s finale) o e-Sport (con il trattino) o anche, se preferite, sport elettronici in italiano. Insomma. I fanatici dei videogiochi. Sognate di essere artisti del pallone come Leo Messi ma la tecnica, ecco, non è esattamente definibile con aggettivi tipo eccezionale, fenomenale o solo straordinario? Ma nessun problema: ci pensa Fifa a elevarvi agli altari della gloria eterna. Vi svegliate di notte in preda all’irrefrenabile desiderio di centrare la pole position a Monza abbattendo il muro dell’1’19”? Hamilton ci è già riuscito nella realtà, d’accordo, ma il gioco Formula 1 2020 (o anche 2019) è stato inventato apposta per voi. Pilotare aerei a 19 anni da compiere? Facilissimo: ecco servito Flight Simulator (grafica mostruosamente fedele, tra l’altro). La notizia è semplice e va data subito subito: i matti per i videogame sono sempre di più, si moltiplicano a ritmi criminali attingendo generosamente dal bacino dei giovanissimi (ma gli insospettabili adulti sono ovunque), arrivano a guadagnare cifre tali da indurre larghe fasce dalla popolazione a pensare di aver sbagliato tutto nella vita, e adesso, non fosse già abbastanza, sono pronti per atterrare nel magico mondo delle Olimpiadi. Quelle vere, sì, le Olimpiadi in cui, in un tempo che ora ci pare lontano tipo il Paleozoico, vincevano miti e leggende come Bolt e Federica Pellegrini.

 

I MIGLIORI

Così, sotto l’impulso di un’insopprimibile voglia di comprimere il delta tra sogno e tangibilità, il mondo del terzo millennio ha inventato la realtà simulata. Per intanto i campionissimi del ramo sono dei ragazzi per lo più nordeuropei e asiatici, anche se ovviamente non possono farci preoccupare per la loro assenza gli immancabili americani. Un esempio aiuterà i curiosi: il 27enne Johan Sundstein, metà danese e metà faroese, meglio noto come N0tail (è uno zero quel carattere tra la n e la t), ha riempito nella sua carriera un autocarro furgonato di soldi raggiungendo la stratosferica cifra di 6,9 milioni di dollari. Non è uno scherzo (più di qualcuno vorrebbe lo fosse): è la fotografia della realtà o, meglio, del virtuale che si svela e si riflette nella realtà. Johan, ci narrano le sue numerose e informatissime biografie, ha cominciato a giocare ai videogiochi a two years old. A due anni, avete capito bene. Possibile? Smarrimento generale. Mozart a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, ci rassicura Wikipedia. Comunque. Johan detto N0tail è un fenomeno nel gioco Dota 2. Dota 2? Ancora Wikipedia corre in nostro aiuto: «In Dota 2 l’obiettivo è distruggere la fortezza avversaria». Il che permette di tracciare un perimetro intorno al grande luna park dei videogame. A differenza di quanto si possa frettolosamente intuire, non si tratta solo di calcio, moto, macchine, basket e sport in senso stretto. No. Alla lista bisogna aggiungere, a ben vedere, altre interessanti categorie: ad esempio picchiaduro, strategici, sparatutto e multiplayer battle arena. Chissà perché, ma affiora un leggerissimo sentore di violenza: però dev’essere solo un’impressione. Senz’altro.

TUTTI A PARIGI

Per cui i maghi degli eSports si ritrovano in consessi molto ambiti ed esibiscono le loro doti davanti a platee adoranti. Si riuniscono anche in squadre, o scuderie, sponsorizzate da marchi di alto prestigio. E i tornei sono un’infinità. Per dirne giusto alcuni, la Lega Serie A organizza il torneo Ea Sports Fifa 20, ed esistono pure la ePremier League inglese o la e-Ligue1 francese. E i plenipotenziari della F1 allestiscono direttamente il mondiale gemello di Formula 1: tanto che l’ultimo a essersi laureato campione è stato proprio il nostro David Tonizza, classe 2002, viterbese, che ha conquistato niente meno che con la Ferrari il titolo piloti della Formula1 Esports Series. Tonizza – Tonzilla, per tifosi e amici – è peraltro entrato nella Ferrari driver academy esports team, un progetto che condurrà a un campionato Esports Ferrari. Oltre tutto, durante il lockdown della primavera, i veri piloti di F1 – Leclerc su tutti – si sono sfidati sui vari circuiti virtuali direttamente da casa propria. E non basta, figurarsi. Perché la Wsa, un’agenzia di procura sportiva, ha inaugurato una divisione dedicata al mondo degli eSports insieme a Mkers, una delle maggiori aziende del ramo. Il movimento è chiaro: i procuratori sportivi abbracciano ora i giocatori non soltanto veri, ma pure i virtuali. E, chiaramente, gli sponsor si tuffano a bomba nel paese delle meraviglie, seminando tonnellate di denaro in attesa poi di passare a raccogliere. Alle Olimpiadi di Tokyo (estate 21, a quanto pare), gli eSports ricopriranno il simpatico ruolo di mascotte e regaleranno esibizioni prive di cittadinanza olimpica nel medagliere. Sarà però un aperitivo: perché ai Giochi del 2024 dovrebbero diventare una disciplina olimpica. A Parigi. Proprio a casa di Pierre de Frédy, barone di Coubertin. Ma, in fondo, come ci ha insegnato lui, l’importante è sempre partecipare.

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Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA