Gigi Di Fiore

Addio a Mario Guida, l'editore che amava Napoli

di Gigi Di Fiore
Ci incrociammo dinanzi agli ascensori al terzo piano della redazione del Mattino. Lui era appena uscito dalle stanze dei colleghi della Cultura. Ci salutammo e lui mi disse: "Se hai qualche idea simpatica e originale da propormi, vienimi a trovare a Port'Alba". Era il 1992, io mi occupavo di giudiziaria in Cronaca di Napoli e avevo da un anno pubblicato con Il Mattino un instant-book venduto in edicola, che andò esaurito: "Il Palazzo dei misteri". Mario era Mario, un editore signore, che identificavo con la grande libreria e la mitica Saletta rossa.

Ci andai a quell'appuntamento, gli proposi un libro di storia della camorra. Allora non si usava, allora di moda era la mafia. Allora, fuori dai giornali pochi scrivevano della camorra napoletana. Gli dissi che volevo raccontarne l'evoluzione nei secoli. "Buona idea! Scrivi e porta" mi disse, facendomi capire che sul contratto ci saremmo intesi subito.
 
Fu l’ultimo libro che scrissi ancora con la mia Olivetti 22 che custodisco gelosamente a casa. Poi, sarebbe esplosa l’era dei computer. Portai quei fogli tra Port’Alba e la sede aggiunta della casa editrice che era poco distante agli inizi di via Costantinopoli. Nacque “Potere camorrista”.  Mario mi affidò ad Angela, allora editor della sua casa editrice. Diego era ancora dietro le quinte, ma scaldava energie e assimilava con capacità dallo zio lo storico mestiere di famiglia.
 
Presentammo il libro all’antisala dei Baroni nel giugno del 1993. Erano anni di storici mutamenti, con tangentopoli e le elezioni comunali che si avvicinavano. Sarebbero state quelle del primo trionfo di Bassolino sindaco. E Mario volle una presentazione coi fiocchi, dando per tema il riscatto di Napoli. Riunì attorno al tavolo dei relatori Antonio Bassolino, il giudice Aldo De Chiara, Raffaele Cananzi, Leoluca Orlando. Poi c’era lui e c’ero io, l’autore. Ci fu gran folla, il dibattito venne registrato da Radio radicale e fa parte dell’archivio online della storica emittente. Mario, di poche parole, mi disse solo alla fine: “E’ andata bene, no?”.
 
Sì era andata bene e quel libro fu poi testo consigliato all’Università con il professore Amato Lamberti, ebbe un premio in Sicilia, fu presentato in diverse altre occasioni a Napoli. Ne ho ricevuto, per anni, con puntualità, i resoconti di vendite con i diritti d’autore. E, ogni anno, quando Mario riuniva a Port'Alba gli autori della casa editrice per un brindisi natalizio, ci andavo sempre volentieri. Era l’occasione per salire al primo piano di quella grande casa delle meraviglie che era la storica libreria. Negli ultimi anni, c’era anche Geppino, il fratello di Mario esperto di libri antiquari che lo ha preceduto nel dolore e nella scomparsa.
 
Mi volle ancora come relatore ad uno degli ultimi incontri alla Saletta rossa. Si parlava di criminalità. Volle che firmassi il famoso librone rilegato in cuoio, che racchiude firme e brevi pensieri degli ospiti di quella prestigiosa sala. Firmai, ebbi un pensiero riconoscente per il mio primo vero editore di libri. Mi abbracciò, notai in lui un po’ di stanchezza. Non ebbi il coraggio di andare in libreria nei tristi giorni della chiusura, delle svendite, della fine. Un dolore. Non ebbi il coraggio di andarlo più a trovare, dopo averlo incrociato un’ultima volta stanco e invecchiato. Volevo ricordarlo sempre sorridente, capitano di vascello a Port’Alba, con il fratello Geppino, il nipote Mario che si era trasferito dalla libreria di piazza dei Martiri chiusa e, soprattutto, con Diego. Addio, Mario, che il cielo di chi ha voluto bene a Napoli e ha creduto che la cultura potesse salvarla ti accolga.
Mercoledì 1 Marzo 2017, 12:38
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