CORONAVIRUS

Avellino, psicosi alla scuola Perna:
una madre positiva fa scatenare il panico

Sabato 23 Gennaio 2021 di Alessandro Calabrese
Avellino, psicosi alla scuola Perna: una madre positiva fa scatenare il panico


La scuola al tempo del Covid-19, per i genitori assomma una serie di ansie. In particolare, alla naturale preoccupazione sulla sicurezza dei figli, quella derivante dalla lentezza e dalla mancanza di informazioni certe.
Così capita che a tarda sera si viene a sapere che una mamma, ancora una volta all'istituto comprensivo Perna-Alighieri, è risultata positiva al tampone e la sera dopo non si conosce ancora l'esito dei test sui suoi figli, una femminuccia e un maschietto che, rispettivamente, frequentano le elementari e le materne. E se le classi in questione finiranno in quarantena. Insomma cosa succederà all'intero nucleo, tra protocolli carenti e assenza di notizie sull'immediato.


Un vero e proprio tormentone che ha caratterizzato l'intera giornata per una sessantina - tante ne sono coinvolte - di famiglie. Ancora ignare del proprio destino. La donna risultata affetta dal nuovo Coronavirus, tra l'altro, insegna a Forino, alla scuola primaria Padiglione (attualmente ospitata dalla Vespucci) che fa parte dell'Istituto comprensivo. Ed essendo a scavalco su tre classi, l'Asl ha disposto l'isolamento domiciliare per tutti gli alunni, di fatto azzerando il plesso. Anticipando, così, parzialmente, la decisione del sindaco, Antonio Olivieri, che ha disposto la chiusura per la giornata di oggi di tutte le scuole del paese per poter effettuare una capillare opera di sanificazione e organizzare, come Comune, uno screening sui bimbi in quarantena. «L'obiettivo spiega è verificare a stretto giro lo stato di salute degli alunni, in modo da stare tutti più tranquilli. Al posto di aspettare i canonici 14 giorni che, in assenza di sintomi, liberano i pazienti dal vincolo domiciliare, ho disposto la somministrazioni di tamponi che avverrà come da indicazione dei protocolli epidemiologici». Insomma, almeno a Forino la situazione è chiara.
Mentre per i genitori della classe della bimba del Perna e per quelli della classe gemella che hanno le stesse maestre, nulla è certo. Così come per quelli della classe dell'infanzia del suo fratellino. Le prime due, grazie al tam tam su social e chat, ieri mattina sono risultate vuote ma nonostante ciò non si è dato l'ok a svolgere le lezioni in dad che, pare, su richiesta di qualche mamma, avrebbero avuto anche il benestare delle insegnanti, comunque presenti.

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L'auto-quarantena, però, non ha risolto tutti i problemi e il pressing su chi poteva avere qualche informazione in più è stato asfissiante. In via ufficiosa, poi, qualche genitore sarebbe venuto a sapere che per anticipare i tempi dell'Asl, che avrebbe comunque prescritto ai due bambini e al loro papà un isolamento domiciliare e un tampone tra 10 giorni, l'uomo si è rivolto ad un laboratorio privato. I risultati sono attesi per oggi. Intanto, però, sulla vicenda si è scatenato un putiferio. «Non è possibile che dopo tante ore non arrivi alcuna comunicazione ufficiale si legge in qualche post dei genitori e non possiamo essere noi a prendere misure per cautelarci. Sarebbe questa la scuola sicura? I fatti stanno dimostrando il contrario. Si proceda ad una approfondita sanificazione della scuola, da cima a fondo, e, almeno temporaneamente, il preside conceda la dad a questi bambini». Diverse richieste formali proprio per tornare alla didattica a distanza sono state inviate per email al dirigente scolastico, Attilio Lieto. Si cerca una soluzione che, dopo il panico scattato alla seconda positività registrata e all'incertezza generale, non precluda il diritto allo studio ai piccoli scolari.


Del resto, anche oggi si vedranno aule vuote o con pochissimi studenti. «L'applicazione di questo protocollo è fallace scrivono altri genitori anche perché manca la parte dei test salivari rapidi e ciclici come avviene in altre parte d'Italia. E poi, entrare dopo 4 mesi di assenza con una semplice autocertificazione è davvero una presa in giro. Servono misure di contenimento concrete e un margine di discrezionalità per i dirigenti, affinché in casi come questi possano agire». Molti quelli che già si sono pentiti di aver riportato in propri figli a scuola: «Il virus c'è dicono e circola ovunque. La prevenzione si basa su uno screening volontario e, intanto, i contagi aumentano ovunque. Il protocollo da attuare è lentissimo e le comunicazioni scuola-famiglia hanno tempi inammissibili». Fobia Covid, infine, anche al Palazzotto. In questo caso, però, non c'era nessuna positività e per smentire il presunto caso è dovuta intervenire la preside.
 

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