Procida, un convegno per il primo Museo delle Donne del Mediterraneo

Martedì 7 Settembre 2021 di Donatella Trotta
Procida, un convegno per il primo Museo delle Donne del Mediterraneo

Un Museo delle donne del Mediterraneo. Il primo, intitolato non a caso a Calmana: ovvero, secondo molte fonti “trasversali” tra popoli, culture e religioni, la prima donna nata al mondo nella storia dell’umanità, la moglie di Caino, generata dai personaggi dei racconti biblici Eva e Adamo. Il progetto di realizzazione del Museo Calmana, crocevia interculturale di ampio respiro che raccoglie “al femminile” l’antichissima storia e le storie di un genere spesso ridotto al silenzio o all’invisibilità (come gli ultimi drammatici eventi in Afhanistan testimoniano), verrà discusso in un convegno programmatico ospitato a Procida il 10 settembre, con la partecipazione di autorevoli specialisti, studiosi e testimoni di un racconto controcorrente rispetto ad un mainstream comunicativo (e storiografico) troppo spesso ancora raccontato esclusivamente al maschile. Il convegno – che si avvale del patrocinio del Ministero della Cultura, del Comune di Procida, dell’università L’Orientale di Napoli, dell’Associazione Museo delle Donne del Mediterraneo Calmana, dell’Associazione IbdArt, Art for Peace in the Mediterranean, e del Museo della civiltà contadina “Cosimo Nardi” di Montefalcone – sarà ospitato dalle ore 12 nella Sala Consiliare del Comune dell’Isola di Arturo, che anche con questa iniziativa di studio si avvicina così a grandi passi verso l’anno del suo titolo di “Capitale della Cultura 2022”.

Dopo il momento iniziale istituzionale, dal benvenuto del sindaco Raimondo Ambrosino ai saluti del Rettore dell’Orientale, Roberto Tottoli, la proiezione di un video sulla «Museologia di genere virtuale: il Femminile alle origini del Museo moderno» darà l’avvio al confronto, che si avvale dei contributi, tra gli altri, di esperte provenienti da vari Paesi affacciati sul Mare Nostrum: Zrelli Siham Gabes dalla Tunisia; Carolina Dalila Burkafa dall’Algeria; Dalila Hiaoui dal Marocco e, dall’Egitto, Ghada Soliman, Vicepresidente di Ibdart, Art for Peace in the Mediterranean e Hiba Fenouche, Funzionaria dell’Ambasciata d’Algeria a Roma. Le loro voci si intrecceranno a quelle di docenti di Storia moderna, come Francesca Cantù, responsabile scientifica del Museo Virtuale delle Donne Università Roma Tre, di Gender History (Raffaella Sarti, dell’università di Urbino), di Letteratura araba moderna e contemporanea (Isabella Camera D’Afflitto, professore onorario alla Sapienza di Roma), di Lingua e Letteratura ebraica (Gabriella Moscati, già docente all’Orientale), di Progettazione architettonica (Italo Ferraro, già docente all’università di Napoli Federico II) e di Anna Foa, del Gruppo di studio della progettazione storico-scientifica del Museo Nazionale dell'ebraismo italiano, introdotti dall’ideatrice del convegno, la studiosa Gea Palumbo, docente di Storia e Iconografia all’Università di Roma Tre, che già tre anni fa scelse Procida per organizzare la Mostra documentaria e iconografica Le antenate dimenticate, incentrata proprio sulle numerose testimonianze su “Calmana”.

E a spiegare il senso non soltanto simbolico di questo importante appuntamento di confronto progettuale - che sarà scandito anche dalla proiezione, alle 17.30, di un altro video sul Primo Museo Virtuale delle donne del Mediterraneo seguito da una tavola rotonda operativa sui primi accordi di cooperazione per la realizzazione del progetto – è proprio Gea Palumbo, saggista e autrice di numerosi testi dedicati anche alle tradizioni femminili e procidane (tra i quali L’esile traccia del nome. Storie di donne, storie di famiglie in un'isola del napoletano tra età moderna e contemporanea, Liguori 2002, il bel romanzo storico Centane, Aracne 2018 e l’ultima corposa ricerca antropologica, Quadrilli. Le donne e la religione delle cose nell'isola di Procida e al di là dei suoi confini, Fioranna 2021. «La Bibbia, come si sa, è stata per secoli considerata la “storia” dell'umanità, l’unica vera storia – sottolinea Palumbo – e i personaggi biblici, da Adamo ed Eva a Mosè, da Caino ad Abele, e via via a tutti gli altri, sono stati considerati,  fino ai dibattiti seicenteschi più appassionati, personaggi storici in tutto e per tutto, per l’epoca della loro nascita, per la durata della loro vita, per il racconto delle azioni che li videro protagonisti». E tuttavia, aggiunge la studiosa, «nel racconto biblico c’è un personaggio mancante, un personaggio che pure avrebbe dovuto essere fondamentale, una vera protagonista: la prima donna nata al mondo, in quanto di Eva, come si sa, la Sacra Scrittura non racconta la nascita nel senso letterale del termine, ma dice invece che è stata creata già adulta dalla costola di Adamo. Di questo primo personaggio femminile, figlia di Adamo ed Eva e moglie di Caino, indispensabile anello della catena delle generazioni (dai soli figli maschi di cui la Bibbia fornisce i nomi l’umanità non avrebbe potuto svilupparsi), il sacro testo tace, ma una letteratura oltremodo ricca e variegata parla: dai Padri della Chiesa a Byron, dai rabbini alle leggende musulmane numerose sono le fonti che la ricordano. E soprattutto – prosegue Palumbo – le fonti che la ricordano sono significativamente comuni alle tre religioni del Mediterraneo: Ebraica, Cristiana e Musulmana».

I tre grandi monoteismi: quelli che dovrebbero (con)vivere in pace, e non fomentare ingiustizie, violazioni di diritti e persino guerre insensate al servizio di ideologie mascherate con sedicenti “princìpi” religiosi. Ma che volto aveva Calmana, se è davvero esistita? Ed è stata mai raffigurata, nella storia? «Certo» afferma Gea Palumbo: «Persino un’antica iconografia ce la mostra. La donna ha un nome (anzi molti nomi diversi), un volto, una storia. Ed è proprio per questo che il nome di questa donna è stato scelto per il Primo Museo delle Donne del Mediterraneo, oggetto del nostro convegno che si terrà non a caso a Procida, nell’ottica di Capitale di un’antica cultura centrata proprio su quel Mediterraneo che nei secoli le sue navi hanno percorso in tutte le direzioni». Un auspicio beneaugurante, per un progetto di dialogo, e dunque di pace, tutto al femminile: che possa rimettere al mondo il mondo in modo generativo e inclusivo, e non più distruttivo ed emarginante.

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