Con «Mater» un viaggio tra le storie di mamme e bambini migranti nel Vallo di Diano

di Donatella Trotta

Un’operazione che intreccia etica ed estetica, ma anche teologia del volto, umanesimo integrale e laica lungimiranza sociale. E soprattutto, una buona pratica di inclusione e inte(g)razione che diventa messaggio - non soltanto politico - di fraternità, oltre che possibile, condivisa. Di più: auspicabile.  Si chiama “Mater” l’opera fotografica che racconta la vita e la maternità delle donne migranti di Atena Lucana, Bellosguardo, Roccadaspide, Sacco, Santa Marina. Un progetto-viaggio nei luoghi e nelle realtà di accoglienza nel Sud, un itinerario civile nel Vallo di Diano attraverso sguardi e scatti che ha visto la partecipazione di 21 donne e di 36 bambini provenienti dalla Nigeria, dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dalla Siria, dal Pakistan. Bambini altrimenti invisibili, sbarcati in Italia e arrivati attraverso i corridoi umanitari o i programmi di reinsediamento. Bambini, ancora, in fuga quando erano ancora nel ventre delle loro mamme e nati poi negli ospedali di Polla, di Sapri, di Battipaglia, Salerno. E donne (madri) che dalle tempeste della vita, via mare hanno trovato approdi sicuri per il futuro proprio e dei propri figli.

«Mater» guarda a queste realtà minoritarie, in territori che incarnano in positivo le geografie esistenziali delle «periferie» nel cuore di Bergoglio, offrendo un inedito percorso di conoscenza del fenomeno migratorio attraverso uno sguardo diretto, e specifico, sulle donne migranti e sulla loro condizione di madri. Non solo. Le foto sono anche accompagnate da brevi testi descrittivi della realtà di accoglienza in atto sui territori: gli inserimenti scolastici, i laboratori di formazione, le attività di animazione, i tirocini formativi. E rispetto a un modello Riace spazzato via dalla protervia del potere, «Mater» testimonia (e amplifica) così, con la forza della semplicità, la volontà diffusa dal basso di una convivenza accogliente, solidale, umana: «Mater – sottolinea Don Vincenzo Federico, sacerdote originario di Teggiano - è un’opera che racchiude la sinergia, l’impegno condiviso tra istituzioni e terzo settore, una testimonianza concreta dell’accoglienza in atto che vede la presenza di tante famiglie con bambini. Ci sono belle e significative esperienze di integrazione sui territori grazie al lavoro dei Comuni, del privato sociale, della scuola e del mondo dell’imprenditoria», aggiunge sintetizzando lo spirito di un progetto realizzato dalle Cooperative Sociali Il Sentiero, Tertium Millennium e l’Opera di un Altro, con la partecipazione dei Comuni di Atena Lucana, Bellosguardo, Roccadaspide, Sacco e Santa Marina, titolari dei progetti Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

«Mater», insomma, non è il solito calendario patinato che raffigura avvenenti casalinghe annoiate, gioiose studentesse o veline ammiccanti e glitterate, ma un documento fotografico che racconta altre donne «dell'altrove», in lotta per la vita: e non a caso, ad aprirlo è un testo del poeta e scrittore Davide Rondoni, che sarà interpretato - con una lettura scenica a cura dell’attore e regista Egidio Carbone - nella presentazione in programma oggi ad Atena Lucana (ore 16.30, presso l’Auditorium Attilio Cirillo). All’evento, dopo i saluti di Don Vincenzo Federico, e gli interventi di Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno e di Domenica Orofino, sindaco di Fardella, saranno presenti Luigi Vertucci, sindaco di Atena Lucana; Giuseppe Parente, sindaco di Bellosguardo; Franco Latempa, Sindaco di Sacco; Gabriele Iuliano, sindaco di Roccadaspide; Giovanni Fortunato, sindaco di Santa Marina.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 11:27
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