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Caro energia, il piano del governo e l'allarme di Cingolani: «Costa come il Pnrr»

Martedì 8 Febbraio 2022 di Andrea Bassi e Marco Conti
Caro-energia, il piano. Allarme di Cingolani: «Costa come il Pnrr»

L’allarme, già alto, ha superato il livello di guardia. Il costo dell’energia rischia di essere superiore alle risorse che quest’anno l’Italia incasserà con il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. A suonare il campanello questa volta, non è stato il mondo dell’impresa o quello sindacale. Ad alzare il livello delle preoccupazioni è stato direttamente il governo, per bocca del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Parlando del Pnrr ad un incontro a Genova, Cingolani ha spiegato che «questo Piano non ci mette in sicurezza del tutto» perché, ha aggiunto, «l’aumento del costo dell’energia l’anno prossimo rischia di essere maggiore dell’intero pacchetto» di aiuti europei. Quest’anno l’Italia, se centrerà tutti gli obiettivi, riceverà 40 miliardi in due rate dall’Europa. L’aumento delle bollette per le sole imprese rischia di essere di 37,5 miliardi. Praticamente quasi quanto i fondi europei. 

Tocca al ministro Giancarlo Giorgetti a spiegare che «interventi di compensazione diverrebbero impossibili ove l’aumento diventasse strutturale» e che, quindi, «il problema dovrà pertanto essere affrontato con strumenti comuni europei, in un’ottica di lungo periodo». Gli oltre cinque miliardi stanziati dal governo sono stati già bruciati e pesano sul debito pubblico. Eppure molti comuni sono costretti a ridurre l’illuminazione pubblica e il pressing dei partiti è forte nella richiesta di un nuovo intervento rapido del governo anche a costo di chiedere a Bruxelles un nuovo scostamento di bilancio. Ovvero il via libera a nuovo debito. «Chiediamo con forza al governo di abbattere gli aumenti, è a rischio la ripresa», sostiene Silvio Berlusconi intervistato da RadioMontecarlo. «Serve un decreto urgente per aiutare famiglie e imprese», incalza l’Udc Antonio De Poli. Sulla stessa linea anche i grillini della commissione Attività Produttive della Camera secondo i quali «senza nuovi aiuti per alleggerire le bollette, la strada delle ripresa sarebbe più complicata, vanificando gli sforzi di cittadini, artigiani e imprese». Sollecita Bruxelles «a fare come sui vaccini», il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, «comprando a debito, per calmierare i costi complessivi». 

Non fa sconti il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri secondo il quale «con l’inflazione al 5%», generata anche dal caro energia, il Patto della fabbrica, sottoscritto nel 2018 dai sindacati con Confindustria per calmierare gli aumenti salariali, «non esiste più».

Il governo intanto continua a lavorare a nuovi interventi per fronteggiare il caro-bollette. In dirittura di arrivo c’è un nuovo decreto al quale stanno lavorando Palazzo Chigi, il ministero dell’Economia, quello dello Sviluppo e quello della Transizione ecologica. Il nodo principale da sciogliere è quello delle risorse. Escluso, per ora, lo scostamento di bilancio, al Tesoro si stanno facendo i conti con i “residui” di bilancio. Operazione complessa, visto che una parte è già stata utilizzata per il decreto sostegni-ter ora in discussione in Parlamento. 

Una fonte di finanziamento potrebbero essere le aste per la Co2 che quest’anno dovrebbero portare nelle casse pubbliche circa 3,5 miliardi. «Ribadiamo», ha detto Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, «che tutti i proventi vengano destinati a calmierare gli aumenti delle bollette per famiglie e imprese». Ma non è nemmeno escluso che il governo tiri fuori dal cassetto un progetto già esaminato nei mesi scorsi, un rinnovo a pagamento delle concessioni pubbliche che potrebbe portare un paio di miliardi. 

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Per fare cosa? Dopo aver speso quasi 9 miliardi nella seconda parte dello scorso anno e altri 5,5 miliardi per coprire il primo trimestre del 2022, le risorse per interventi «a pioggia» non sembrano plausibili. Soprattutto se sarà necessario intervenire sia sul fronte delle famiglie che su quello delle imprese. Gli interventi, insomma, questa volta potrebbero essere selettivi. Per le famiglie, per esempio, l’ipotesi potrebbe essere quella di rafforzare il bonus per le famiglie “vulnerabili”, quelle con un Isee non superiore a 8.265 euro oppure con almeno quattro figli a carico e indicatore Isee non superiore ai 20mila euro. Una via sarebbe quella di alzare le soglie dell’aiuto, che si traduce in uno sconto del 20-25 per cento sulla bolletta. Stesso discorso per le imprese. Gli aiuti potrebbero essere destinati solo ai settori più colpiti, usando magari strumenti come il credito d’imposta.

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